Criminologia - Ritardo mentale e demenze

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Descrizione

Il ritardo mentale è caratterizzato da un deficit significativo rispetto alla media del funzionamento intellettivo (ciò che chiamiamo intelligenza, ma che esprime più di una qualità: il confluire di molteplici attitudini psichiche), comportante inadeguatezza o incapacità nell’adattamento sociale. Il ritardo mentale può essere: lieve, moderato, grave, gravissimo. Cioè si va da semplici difficoltà scolastiche o basse attitudini lavorative, a condizioni dove l’apprendimento scolastico o lavorativo è impossibile, fino a condizioni estreme dove sono scarsissime o nulle le capacità di comunicazione verbale, i pazienti sono privi di autonomia anche per le funzioni più elementari ed è necessario che siano inseriti in istituzioni assistenziali protette.

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Testo completo

Il ritardo mentale è caratterizzato da un deficit significativo rispetto alla media del funzionamento intellettivo (ciò che chiamiamo intelligenza, ma che esprime più di una qualità: il confluire di moltepici attitudini psichiche), comportante inadeguatezza o incapacità nell’adattamento sociale.
Il ritardo mentale può essere: lieve, moderato, grave, gravissimo. Cioè si va da semplici difficoltà scolastiche o basse attitudini lavorative, a condizioni dove l’apprendimento scolastico o lavorativo è impossibile, fino a condizioni estreme dove sono scarsissime o nulle le capacità di comunicazione verbale, i pazienti sono privi di autonomia anche per le funzioni più elementari ed è necessario che siano inseriti in istituzioni assistenziali protette
I fattori causali di questo disturbo sono prevalentemente organici, si manifestano fin dalla nascita o già nell’infanzia: alterazioni cromosomiche, infezioni, traumi etc.  Le forme meno gravi possono però avere origine anche in situazioni sociali di depauperamento di vario tipo, e allora si parla di pseudo-insufficienza mentale (mancanza di stimoli culturali, carenza di scolarità, isolamento,…)
Esiste una correlazione direttamente proporzionale tra sviluppo intellettivo e condizioni di sfavore.
Per quanto attiene alle Correlazioni tra intelligenza e criminalità può accadere che oltre alle deficienze mentali, si unisca l’appartenenza a ceti altamente sfavoriti e questa condizione può facilitare l’esito in senso criminale delle difficoltà del vivere. La rilevazione statistica su un gruppo di carcerati, indica un livello di intelligenza al di sotto della media.
Presumibilmente ci sarà una selezione spontanea: i meno dotati si orienteranno verso attività più facili o subordinate, mentre i più dotati intellettivamente si dedicheranno a settori diversi (truffe sofisticate, delinquenza professionale più remunerativa, …) o a posizioni di prestigio.
Non si può parlare in generale di correlazione fra insufficienza mentale e criminalità, bensì solo di una correlazione tra ritardo mentale, avverse condizioni sociali e criminalità di basso rango.

Le Demenze si differenziano dal ritardo mentale perché implicano un deterioramento dell’attività psichica (e non un arresto del suo sviluppo) dovuta ad es. a demenza senile, demenza vascolare, pre-senile alzheimer, da intossicazione alcolica o da stupefacenti o da trauma.
La Demenza è la perdita il ritardo mentale è un mancato sviluppo.
I reati messi in atto da persone affetti da demenza sono per lo più legati allo scadimento dei freni inibitori e, sono, numericamente poco rilevanti.
105 le psicosi
Le psicosi sono gravi patologie mentali in cui le funzioni psichiche sono talmente alterate da impedire l’integrazione con la realtà oggettiva.
Le manifestazioni fondamentali del fenomeno psicotico sono:
Delirio: disturbo del pensiero che consiste in convincimenti e idee che risultano in aperta contraddizione con la realtà e che non recedono né all’evidenza né alla persuasione.
L’allucinazione: vedere, udire o percepire cose che non esistono.
Disturbi del pensiero: alterazione della capacità critica, di fornire giudizi adeguati sul mondo reale, della consapevolezza della realtà e di sé
                dissociazione: perdita dei nessi logici delle idee,
                incoerenza: il pensiero risulta assurdo, frantumato, senza nessi razionali.
Alterazione della coscienza dell’Io:  l’individuo non si riconosce, sente il suo Io mutato, si crede un altro individuo
La psicosi è una sindrome psicopatologica caratterizzata dal distacco più o meno accentuato fino alla perdita del contatto con la realtà; non è una specifica entità morbosa, ma un insieme di sintomi (sindrome) che si manifestano nel corso di molte affezioni, ad es. schizofrenia, paranoia, disturbi dell’umore, ecc.

La schizofrenia è uno dei più gravi disturbi psichiatrici. Ha un decorso prolungato nel tempo e può anche essere cronico.
Comporta una forte alterazione delle funzioni psichiche.
Di solito esordisce nella prima adolescenza e colpisce con uguale frequenza i due sessi.
Questo disturbo comporta un grave impoverimento dell’intelligenza e della personalità tale da essere originariamente descritto come demenza precoce. Inizialmente può anche non esserci deficit intellettivo, anzi il soggetto può avere un’intelligenza particolarmente brillante, ma se il decorso è cronico il patrimonio intellettivo tende a deteriorarsi.
Spesso la storia infantile può essere caratterizzata da alterazioni della personalità : eccessiva sensibilità, introversione, difficoltà nelle relazioni personali e nel rendimento scolastico.  
L’esordio della malattia può avvenire in concomitanza di situazioni stressanti o di intossicazioni. Non sono comunque ancora state scoperte né la causa primigenia né le alterazioni conseguenti che portano allo sviluppo di questa psicosi.
Sono descritti diversi sottotipi di schizofrenia:
Paranoideo:  presenza di un sistema delirante assurdo, incoerente, incentrato su tematiche frequentemente persecutorie, di influenzamento o anche mistiche e religiose. Spesso con allucinazioni e alterazione dell’umore.
Disorganizzato: profonda disorganizzazione del pensiero e del comportamento. Spesso con deliri e allucinazioni acustiche.
Catatonico:  prevalente espressione motoria: catatonia o scoppi di eccessiva attività motoria. Rara
Indifferenziato: tipo misto dei tre precedenti.
Residuo: mancano i segni psicotici più eclatanti.
Nello schizofrenico prevale il mondo interno sui contenuti oggettivi della realtà (cd. autismo schizofrenico): la realtà esterna viene modificata dalla prospettiva autistica del paziente.
Il decorso è tendenzialmente cronico anche se alcune forme, dopo un iniziale episodio acuto (cd. schizofreniforme) che dura settimane o mesi, tendono a regredire ritornando al precedente livello di funzionamento; a volte il recupero non è completo e permangono i sintomi residuali.
Un aspetto clinico della schizofrenia è la mancata consapevolezza (a parte alcune fasi di lucidità, in cui si ha tra l’altro maggior consapevolezza della propria sofferenza e il disturbo è allora complicato dalla depressione) rispetto al proprio stato. Per questo spesso si deve ricorrere al trattamento sanitario obbligatorio.
Fondamentale per la cura di questo disturbo è l’assunzione corretta di psicofarmaci, ma a cui si devono aggiungere controlli clinici regolari e attività di gruppo.
Non è detto che lo schizofrenico sia sempre pericoloso. Le probabilità di commissione di azioni violente aumentano nel corso delle fasi attive o floride, quando i sintomi psicotici prevalgano.
Può accadere comunque che la schizofrenia si riveli proprio durante il compimento di un delitto violento delitto-sintomo.
Possono avere luogo anche psicosi reattive brevi, ore o giorni, fino ad un mese.
Di soliti gli schizofrenici non compiono i delitti più gravi, ma comportamenti non aggressivi fatui, bizzarri, o reati di poco conto: danneggiamenti, esibizionismo, disturbo della quiete pubblica.