Crisi del 68-69 ed avvento dei Flavii

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Descrizione

La morte di Nerone avrebbe aprì un anno e mezzo di crisi, di grande estensione geografica, che mise in evidenza le contraddizioni e le ambiguità del regime di Augusto, e per molti versi si avvicinò alle guerre civili repubblicane. Si apprese che si poteva fare un imperatore anche fuori di Roma, ma chi lo faceva? Governatori e legioni, dunque tutti cittadini romani italici. Pochi provinciali avrebbero preso parte a questa guerra italica: essi avrebbero semplicemente aspettato.

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Testo completo

La morte di Nerone avrebbe aprì un anno e mezzo di crisi, di grande estensione geografica, che mise in evidenza le contraddizioni e le ambiguità del regime di Augusto, e per molti versi si avvicinò alle guerre civili repubblicane.
Si apprese che si poteva fare un imperatore anche fuori di Roma, ma chi lo faceva? Governatori e legioni, dunque tutti cittadini romani italici. Pochi provinciali avrebbero preso parte a questa guerra italica: essi avrebbero semplicemente aspettato.
Galba, dal giugno 68 al gennaio 69 d.C.: Era anziano, rigido e severo, insomma l’antitesi di Nerone. Era di antica famiglia patrizia; governava la Tarraconense nel 68; senatore fedele a tutti gli imperatori che lo stimavano. Ma quando venne a sapere che Nerone lo avrebbe fatto assassinare si pose alla testa della rivolta contro di lui, pur restando in Spagna, dove gli sarebbe stata annunciata la morte dell’imperatore, sia il suo riconoscimento, da parte dei pretoriani e del Senato, di lui come nuovo imperatore.
Arrivato a Roma dopo essere salito al potere, commise un errore dopo l’altro:
- rifiutò di consegnare un donativum ai pretoriani con la scusa di dover restaurare le finanze della città, ma poi ricoprì di vantaggi i suoi partigiani nelle Gallie;
- fece giustiziare una serie di collaboratori di Nerone, e massacrò le truppe neroniane;
- perseguì i delatori senza però passare dal Senato;
- abbandonò gli affari ai suoi pedagoghi, gente assai mediocre.
In meno di sei mesi riuscì ad alienarsi tutti quelli che in quel periodo contavano a Roma, dai pretoriani al Senato, fino al popolo romano che rimpiangeva Nerone. Anche per l’esercito gli mancò abilità, e peraltro, avendo inviato l’unica legione a lui fedele in Pannonia, non ebbe nessun soccorso quando il legato di Germania inferiore, Aulo Vitellio Germanico, venne proclamato imperatore dalle sue truppe nel gennaio del 69. La sua unica risposta fu quella di adottare uno dei Pisoni per farlo suo successore, ma i pretoriani da parte loro uccisero sia lui che Pisone, e proclamarono imperatore Otone: ne rimanevano due, cioè uno di troppo.
Otone, dal gennaio all’aprile del 69 d.C.: patrizio anch’egli, ma di famiglia più recente di quella di Galba, era stato marito di Poppea prima di Nerone, che lo aveva per questo fatto inviare in Lusitania come governatore di provincia. Il Senato gli conferì la potestà tribunizia, il nome di Augusto e tutti gli onori di principe. Ebbe anche il sostegno delle legioni, del popolo e quello dei pretoriani, grazie ad un donativum. Beneficiava inoltre di straordinaria popolarità. Tuttavia le truppe di Aulo Vitellio invasero l’Italia, e ad esse Otone non poté opporre che un contingente militare assai inferiore. Nell’attesa delle legioni che dovevano arrivare dal Danubio, Otone venne battuto vicino a Cremona. Il giorno seguente alla sua sconfitta si uccise. Era l’aprile del 69 d.C.
Aulo Vitellio, dall’aprile al dicembre del 69 d.C.: forte e gaudente. Era stato console e proconsole d’Africa prima che Galba lo nominasse comandante dell’esercito del Reno. Fu acclamato imperator a Lione dai suoi soldati quando i suoi luogotenenti lo informarono della vittoria di Cremona contro Otone, e che il Senato lo aveva riconosciuto imperatore apparendo come il vendicatore di Galba.
Arrivato a Roma con le sue legioni sciolse le coorti pretorie che rimpiazzò con i suoi soldati e rinviò nelle province le truppe di Otone. Nel frattempo, in Oriente, il legato di Siria, il prefetto d’Egitto e il comandante delle truppe di Giudea, Tito Flavio Vespasiano, si accordarono contattando le truppe sul Danubio e dei regni clienti, nonché governatori di altre province. Nel luglio del 69, allora, ad Alessandria, il prefetto d’Egitto proclamò imperatore Vespasiano.
Si conoscono poco le ragioni di questa scelta, ma sicuramente si pensa che la scelta sia ricaduta su Vespasiano in quanto egli aveva più fama e controllava l’approvvigionamento di grano di Roma.
Le truppe di Vespasiano entrano in Italia dal nord nell’autunno del 69; le forze di Vitellio, invece, erano schierate a Cremona. Le Spagne, le Gallie, la Britannia si unirono a Vespasiano; Vitellio cercò di negoziare comprendendo di non poterlo superare; I pretoriani e il popolo di Roma, fino allo strato più basso, si opposero all’accordo; Roma divenne allora il campo di battaglia tra le due parti. Le truppe di Vespasiano si trincerarono sul Campidoglio, che fu poi bruciato; il prefetto della città venne linciato dalla folla; Domiziano, uno dei figli di Vespasiano, riescì a fuggire; l’esercito del Danubio, giunto a Roma, assalì la città; venne ucciso Vitellio; il Senato riconobbe Vespasiano come imperatore, ma egli attese che la pace si fosse ristabilita prima di entrare a Roma.