Crisi del periodo tra il 193 e il 197 dopo Cristo

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Descrizione

La notte stessa dell’assassinio di Commodo fu convinto il praefectus urbi Pertinace ad accettare la nomina di imperatore; egli fu condotto al campo dei pretoriani e poi davanti al Senato. I pretoriani lo acclamarono imperator sotto pressione della folla e dietro la promessa di un donativum; i senatori, invece, lo accettarono semplicemente per rifiuto del tiranno Commodo, del quale autorizzarono la damnatio memoriae, e per stima nei confronti del praefectus, che ricevette gli onori imperiali e immediatamente quello di Pater patriae.

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Testo completo

La notte stessa dell’assassinio di Commodo fu convinto il praefectus urbi Pertinace ad accettare la nomina di imperatore; egli fu condotto al campo dei pretoriani e poi davanti al Senato. I pretoriani lo acclamarono imperator sotto pressione della folla e dietro la promessa di un donativum; i senatori, invece, lo accettarono semplicemente per rifiuto del tiranno Commodo, del quale autorizzarono la damnatio memoriae, e per stima nei confronti del praefectus, che ricevette gli onori imperiali e immediatamente quello di Pater patriae.
Pertinace era originario della Liguria, figlio di un liberto; aveva condotto la carriera equestre prima di essere ammesso al Senato sotto Marco Aurelio, ed era poi arrivato al vertice della carriera senatoria, la praefectura urbi.
Preoccupato delle finanze, attento alla situazione economica quanto alle incursioni barbariche, era determinato ad applicare misure in grado di restaurare la potenza dello Stato. Ma per fare ciò doveva riprendere il controllo dei pretoriani: una parte di questi ultimi, infatti, invase un giorno la reggia imperiale, e nonostante il suo coraggio, Pertinace fu assassinato.
Questa rivolta non aveva alcuna pretesa politica: non sapendo peraltro che fare del loro crimine, e siccome l’Impero non poteva rimanere senza imperatore, i pretoriani lo misero all’asta al miglior offerente. Tra due contendenti fu il ricchissimo senatore Marcus Didius Iulianus a prevalere. Milanese di origine, aveva compiuto una carriera senatoria esemplare, che era poi culminata con il proconsolato d’Africa. Possedeva esperienza e relazioni, ma accolto con freddezza dal Senato, insultato dal popolo, non poteva contare a Roma che sui pretoriani.
Venne a sapere che due sollevazioni militari avevano avuto luogo in Pannonia e in Siria, e che rispettivamente Settimio Severo e Pescennio Nigro erano stati proclamati imperatori. Il Senato li dichiarò allora nemici pubblici.