Dalla cacciata dei Tarquini alla nascita della Repubblica

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Descrizione

I due secoli che seguono la cacciata dei Tarquini sono oscuri, e questo non dipende solo dalla penuria di fonti letterarie e archeologiche, ma anche dall’«orgoglio nobiliare» delle gentes che hanno voluto riscrivere la storia per darsi dei famosi antenati. La nascita della Repubblica è avvenuta, nonostante tutto, con l’istituzione del consolato e in seguito alle prime lotte con i popoli del Lazio: tra il 450 e il 390 Roma rimarrà in cerca di un equilibrio, che troverà solo dopo l’organizzazione delle sue istituzioni politiche e nell’organizzazione sociale, con la formazione di una nuova «nobiltà».

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I due secoli che seguono la cacciata dei Tarquini sono oscuri, e questo non dipende solo dalla penuria di fonti letterarie e archeologiche, ma anche dall’«orgoglio nobiliare» delle gentes che hanno voluto riscrivere la storia per darsi dei famosi antenati.
La nascita della Repubblica è avvenuta, nonostante tutto, con l’istituzione del consolato e in seguito alle prime lotte con i popoli del Lazio: tra il 450 e il 390 Roma rimarrà in cerca di un equilibrio, che troverà solo dopo l’organizzazione delle sue istituzioni politiche e nell’organizzazione sociale, con la formazione di una nuova «nobiltà».
Intorno al 296 a.C. i pontefici iniziarono a redigere delle registrazioni pubbliche di cronaca annuale, gli Annales, con la lista dei magistrati eponimi che servirono come date.
Per il periodo precedente i pontefici si inventarono di sana pianta una lista che conteneva «pseudo-antenati» dei grandi personaggi del tempo. Livio, infatti, racconta la storia della Roma delle origini in maniera incoerente proprio per questo: la storia degli inizi della Repubblica è stata dunque falsificata dai personaggi influenti dell’epoca, che volevano vedere il loro nome associato a quello dell’avvento della libertas repubblicana.
La critica ha cercato di distinguere il vero dal falso, ma il problema rimane quello del passaggio tra monarchia e Repubblica. Dal rex si passa ad un magistrato supremo unico o a gruppi di magistrati (consoli o pretori).
A Roma sembra che il potere sia stato inizialmente esercitato da un praetor maximus, magistrato che, in quanto maximus, era tale tra più di una persona sola.
Dopo i decemviri ai pretori si sostituirono i consoli (magistrati annuali e collegiali), innovazione tutta romana, e per questo istituzione più caratteristica della Repubblica.
Queste trasformazioni sono però avvenute in un clima di guerre e conflitti interni:
- Guerre legate a conflitti di frontiera, dovuti al fatto che si erano posti problemi di frontiera con tutte le città latine vicine, ma anche con gli Etruschi e con i Sabini;
- guerra con i Latini, con la vittoria romana che comporta la stipula di un trattato di alleanza;
- guerra contro i Volsci, con l’aiuto dei Latini e degli Ernici, incuneati tra Equi e Volsci;
- guerra contro i Sabini, le cui incursioni sul suolo romano si erano moltiplicate. Roma, difendendosi, comincia a stabilire la sua autorità sul Mediterraneo.
Per quanto riguarda le difficoltà interne, l’espulsione dei Tarquini era stata in parte dovuta all’opera di famiglie patrizie ostili ai tiranni etruschi, che invece erano appoggiati dalla plebe. Per questo motivo si era ritenuto che le prime magistrature, in seguito all’instaurazione del nuovo regnum, fossero state ricoperte solo da patrizi, mentre invece recenti scoperte hanno portato alla luce notizie sul fatto che la plebe si impose fin da subito, sin dal 509, come forza politica, ma solo in seguito a molteplici lotte.
I patrizi si erano costituiti nella nobiltà senatoria, costituita dalle famiglie discendenti dei patres, e si assicuravano a titolo ereditario alcuni monopoli, soprattutto religiosi.
I plebei erano un gruppo che non apparteneva all’elite senatoria. Parte di questo gruppo, chi non era né patrizio né cliente di un patrizio, ma anzi piccolo proprietario, artigiano o commerciante, si trovò di fronte ad alcune difficoltà, come cattivi raccolti, carestie, debiti, rallentamento dell’attività economica.
Tra il 509 e il 486 ci furono 12 consoli plebei: questo mostra che ci furono forti agitazioni politiche, tra cui dobbiamo ricordare la secessione della plebe, sul monte Sacro per alcuni, sull’Aventino per altri, che sarebbe stata seguita dalle prime nomine dei tribuni, inizialmente due, poi quattro.
Dal 485 al 470, invece, non ci furono altri consoli plebei, probabilmente perché in quel momento c’era stata una serrata patrizia dovuta all’avvento della potente famiglia dei Fabii, che precedentemente era stata occupata nella guerra contro Veio.
Fino al 461 a.C. un solo plebeo riuscì a diventare console, sicuramente in seguito ad ulteriori conflitti interni tra i due schieramenti sociali.
Tali conflitti avrebbero portato, a metà del v secolo, all’avvento del Decemvirato.