Diritto canonico

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Descrizione

Sinibaldo de Fieschi fu un importante canonista. I giuristi civilisti studiati fino ad ora e i canonisti hanno formato insieme quello che noi oggi chiamiamo diritto comune. Il diritto canonico si pone come diritto interno dell’istituzione Chiesa e come diritto a cui sono sottoposti i fedeli. Anche i canonisti appoggiano la loro scienza sulla presenza di un libro che contenga i principi e i precetti del loro diritto, primo fra tutti il libro delle sacre scritture e i testi dei padri fondatori che già venivano utilizzati per risolvere le controversie. Il primo libro ad essere preso come punto di riferimento è Hispana del Vi secolo, ma nel corso del tempo i libri si moltiplicano e molti si soffermano a trattare il problema della lotta alle investiture.

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Testo completo

Sinibaldo de Fieschi fu un importante canonista. I giuristi civilisti studiati fino ad ora e i canonisti hanno formato insieme quello che noi oggi chiamiamo diritto comune.
Il diritto canonico si pone come diritto interno dell’istituzione Chiesa e come diritto a cui sono sottoposti i fedeli.
Anche i canonisti appoggiano la loro scienza sulla presenza di un libro che contenga i principi e i precetti del loro diritto, primo fra tutti il libro delle sacre scritture e i testi dei padri fondatori che già venivano utilizzati per risolvere le controversie. Il primo libro ad essere preso come punto di riferimento è Hispana del Vi secolo, ma nel corso del tempo i libri si moltiplicano e molti si soffermano a trattare il problema della lotta alle investiture.
Vengono create le prime collezioni di testi canonici che quindi contengono le sacre scritture, i testi dei padri fondatori, i concili, i sinodi provinciali e le lettere pontificie.
Poiché il diritto della Chiesa si basava quasi completamente sull’utilizzo di un libro per la risoluzione dei casi, per Gregorio Magno si trattava infatti di ricondurre una questione dubbia ad un testo della Scrittura opportunamente interpretato anche con riferimento contestuale ad altri passi e precetti (ex locis circumstantibus) . Non ci si può limitare ad interpretare alla lettera le scritture ma è necessario contestualizzarle, conoscere i principi fondamentali e adattarli alla fattispecie senza con questo inventare nessuna norma nuova.  Questo metodo di interpretazione delle norme è lo stesso che l’art12 delle disposizioni generali del codice civile attuale espone.
Il primo vero libro di diritto canonico è il Decretum di Graziano, scritto nel 1140 a Bologna, parte dalle collezioni di diritto canonico già presenti, raccogliendo frammenti di vari autori per una compilazione non ufficiale ma completa che pur non essendo pubblicata fa il giro dell’Europa e viene adottata in molti monasteri. Viene anche chiamato “Concordia Discordantium Canonum” proprio perché al suo interno Graziano ripropone frammenti di autori diversi, frammenti di diritto romano, frammenti di codici romano-barbarici e proprio nel suo nome è chiaro lo scopo di cercare di mettere insieme i pezzi, colmare le lacune e far collimare i pezzi.
Al suo interno troviamo le fonti del diritto canonico, il metodo da seguire per le nomine, l’organizzazione, le funzioni e l’organizzazione del clero regolare e del clero secolare, le norme di procedura nella cause ecclesiastiche, reati e sanzioni di natura religiosa, disciplina giuridica dei sacramenti. Tutto ciò servì a fornire alla chiesa una sua uniformità interna, ma poiché graziano era solo un monaco e non poteva pubblicare il suo lavoro, il testo si diffuse grazie alla sua utilità e alla sua immensa fama e naturalmente venne ristampato con accanto delle glosse le più famose quelle di Uguccione da Pisa, Giovanni Teutonico e Bartolomeo di Brescia.
Vi fu anche una raccolta sistematica delle decretali del ius novum pontificio (cioè di tutte le sentenze dei vescovi e dei pontefici che entrano di diritto a far parte delle fonti del diritto canonico). Secondo Alessandro III il compito del pontefice è quello di giudicare bene, il pontefice diventa infatti giudice d’appello le cui sentenze sono definitive e posso limitarsi ad essere semplicemente sentenze di riconferma del grado precedente.
Dall’appello al pontefice avverso sentenze definitive e decisioni interlocutorie dei vescovi e dei giudici ordinari delle diocesi e dai ricorsi contro decisioni amministrative e ricorsi al pontefice omisso medio. Poiché le cancellerie erano oberate di lavoro, il pontefice manda un ordine (decretali) al giudice locale esponendogli il principio al quale ispirarsi nel risolvere la causa e in questo modo le parti perdono il diritto di appello poiché la sentenza, ispirata direttamente dal pontefice, diventa definitiva.
In questo modo la giurisprudenza si tramuta in legge, il principio applicato alla fattispecie se scritto nel codice assume un efficacia di carattere generale e si applica in tutti i casi simili. Anche le decretali si vanno pian piano aggiungendo al Decretum. Dopo il 1990 le 5 raccolte di decretali tra le quali vi sono quelle di Innocenzo III e Onorio III vengono pubblicate
Solo nel 1234 Gregorio IX Pubblica il Liber Extra che è una summa delle 5 raccolte di decretali e ad esso aggiunge anche la pubblicazione del Decretum; in questo modo diventano entrambi testi ufficiali.
Nelle bolla che accompagna la pubblicazione del Liber Extra Gregorio specifica che quella è l’unica fonte del diritto canonico e vi è il divieto di usare altre norme. Il papa successivo, Innocenzo IV, glossa il Liber Extra ed espone la teoria della personalità giuridica, il ruolo e legittimazione dei notai (assume la configurazione che ha tuttora ovvero nel XII secolo gli atti notarili acquistano la pubblica fede e vi è quindi la necessità di controllare la carica dei notai per garantirne la professionalità; Innocenzo IV si chiede quindi se oltre l’impero vi possa essere un’altra fonte di assegnazione della carica: si arriva alla soluzione che stabilisce che gli atti compiuti dai notai imperiali hanno validità in tutto l’impero mentre gli atti compiti dai notai comunali hanno validità solo entro i confini del comune in cui sono stati redatti) la distinzione tra foro laico ed ecclesiastico (illiceità del ricorso al vescovo contro la sentenza del giudice laico: distinzione di materie).
Possiamo trovare molti punti in comune tra il diritto romano ed il diritto canonico  infatti anche se vi è una differenze di fonti vi è un’unità di metodo didattico e scientifico; il diritto canonica aggiunge però dei nuovi istituti:
PROCESSO- elaborato inizialmente dai canonisti poi aiutati dai civilisti, grazie all’elaborazione scientifica dottrinale si ipotizza vi fosse un unico procedimento per tutti i diritti e le pretese da presentare in udienza al contrario di ciò che avveniva nel diritto romano
RAPPORTO TRA DIRITTO NATURALE E DIRITTO POSITIVO- il diritto naturale previsto già nel diritto romano (secondo Cicerone era la ragione suprema insita nella natura che ordina ciò che si deve fare e proibisce il contrario, secondo Ulpiano è il diritto che la matura ha dato a tutti gli uomini). In entrambi gli ordinamenti (romano e canonico) il diritto naturale è superiore a quello positivo. Tutto ciò era una concezione oggettiva del diritto naturale ora vi si aggiunge una concezione soggettiva secondo cui esistono facoltà naturali che spettano al singolo in quanto tale.
Nella prima metà del XV secolo Nicolò de Tedeschi, canonista, commenta il dibattito sorto al concilio di Basilea sul rapporto che intercorre tra il Pontefice e il concilio: il pontefice è  un organo di carattere monocratico che male si accorda con il concilio, organo collegiale. Si arriva alla conclusione che la concilio spetta, in caso di contrasto, verificare l’ortodossia del pontefice ed eventualmente scomunicarlo ma il concilio non è superiore al papa.