Diritto comune

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Descrizione

E' particolarmente difficile dare una definizione di diritto comune poiché il termine diritto comune in realtà indica più cose diverse tra loro: il Diritto romano, considerato diritto generale valido per tutti viene applicato solo attraverso i dottori che studiavano il diritto romano che è anche un diritto sussidiario e di integrazione al diritto particolare applicabile ad alcune fattispecie particolari. Il diritto romano è un complesso scritto che chiude il sistema, fino al 1700 lo studio del corpus iuris non si fermano e producono continuamente nuove interpretazioni e utilizzano i principi ivi contenuti per regolare i nuovi istituti giuridici che aiutano la società ad evolversi.

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Testo completo

E' particolarmente difficile dare una definizione di diritto comune poiché il termine diritto comune in realtà indica più cose diverse tra loro: il Diritto romano, considerato diritto generale valido per tutti  viene applicato solo attraverso i dottori che studiavano il diritto romano che è anche un diritto sussidiario e di integrazione al diritto particolare applicabile ad alcune fattispecie particolari. Il diritto romano è un complesso scritto che chiude il sistema, fino al 1700 lo studio del corpus iuris non si fermano e producono continuamente nuove interpretazioni e utilizzano i principi ivi contenuti per regolare i nuovi istituti giuridici che aiutano la società ad evolversi.
Il Diritto generale inteso come sistema complesso di fonti che comprende tutte le fonti presenti nel diritto vigente di tutti gli ordinamenti dell'epoca
Il Diritto generale contrapposto ai diritti nazionali, vale ed è efficace in tutta Europa fino alla formazione degli stati moderni del 1800
Il Diritto generale come complesso di diritto canonico e romano (utrumque ius) due diritti che si integrano tra loro

Diritto generale come fenomeno della creatività e della giuresprudenzialità dei giuristi, dei glossatori per la capacità di creazione di nuovi istituti legittimati dal corpus iuris o dall’autorità dei dottori precedenti nonostante le critiche dell’umanesimo giuridico il diritto comune rimane intatto nella prassi. Il diritto comune ha grande influenza sulle codificazioni del 1800, ne ritroviamo una traccia tra i principi generali della nuove codificazioni
Il Diritto generale in contrapposizione allo ius proprium (diritto civile di ciascun ordinamento)

Si pone l’importante dilemma circa il rapporto tra il rigor iuris e l’equità nell’applicazione di una norma, rapporto tra un’interpretazione rigorosa e letterale di una norma e invece i criteri generali che derogano alle singole norma in modo che l’applicazione della legge non porti ad una sentenza ingiusta. Tutti i giuristi si trovano concordi e propensi nel temperare il rigore della legge con una maggiore attenzione per le qualità proprie della persona (per esempio rube del cibo perché ha fame…). Ma quando l’equità si trasforma in arbitrio?
Già ai tempi di Irnerio (fondatore della scuola di Bologna) due suoi allievi, Bulgaro e Martino, si interrogavano circa questo quesito. Bulgaro sosteneva un’interpretazione restrittiva di equità ovvero se nella norma si trovano i principi per un distacco dal significato letterale endoequità), Martino invece sosteneva che l’equità si adottava facendo ricorso anche ai principi estranei al diritto stesso , come per esempio i principi morali, economici…in modo da trasferire principi metagiuridici all’interno del diritto.
Altro importante problema è la formazione degli istituti della negotiorum gestio, vietata dal diritto romano.