Diritto dei longobardi

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Descrizione

Sono un popolo di origine scandinava scesi in Italia nel 568 per conquistare Pavia che diventerà la capitale del loro regno. Divisero il territorio in zone minori chiamate ducati (termine derivante dall’utilizzo di un antico termine romano, dux, indicante l’autorità che il quel territorio riuniva nelle sue mani tutti e tre i poteri). Per la prima volta la carica regia diventa una carica elettiva ma vitalizia. Viene creato l’istituto delle arimannie ovvero famiglie, intese in senso molto largo (simile al concetto romano di famiglia) , l’istituto della fara, ovvero l’insieme delle famiglie che abitavano uno stesso territorio e l’istituto delle sale che indicavano la parte nobile del castello in cui gli umini si riunivano ed esercitavano il potere giudiziario.

Tipologia

Università

Testo completo

Sono un popolo di origine scandinava scesi in Italia nel 568 per conquistare Pavia che diventerà la capitale del loro regno. Divisero il territorio in zone minori chiamate ducati (termine derivante dall’utilizzo di un antico termine romano, dux, indicante l’autorità che il quel territorio riuniva nelle sue mani tutti e tre i poteri). Per la prima volta la carica regia diventa una carica elettiva ma vitalizia. Viene creato l’istituto delle arimannie ovvero famiglie, intese in senso molto largo (simile al concetto romano di famiglia) , l’istituto della fara, ovvero l’insieme delle famiglie che abitavano uno stesso territorio e l’istituto delle sale che indicavano la parte nobile del castello in cui gli umini si riunivano ed esercitavano il potere giudiziario.
Tra le fonti giuridiche di questo popolo ha grande rilevanza l’Editto di Rotari in gran parte dedicato al diritto penale e quindi alle ammende previste per ogni tipo di reato; al suo interno vi sono molte norme volute dallo stesso re Rotari che avrebbero dovuto tutelare il potere monarchico e vi possiamo anche trovare una prima distinzione, importantissima nel diritto penale futuro, tra  atti preparatori di un illecito, tentativo di reato e reato consumato con relativa graduazione delle pene. Inoltre per scoraggiare il ricorso alla vendetta personale erano previste pene pecuniarie per il ferimento di persone o il danneggiamento di averi altrui.
“Dei denti davanti. Se qualcuno fa cadere ad un altro un dente di quelli che si vedono quando si ride, dia per un dente 16 solidi; se si tratta di due o più [denti], di quelli che si vedono quando si ride, si paghi e si calcoli la composizione in base al loro numero” .
Con la fine del regno di re Rotari si vennero delineando i caratteri principali del regno Longobardo a cui poi si ispirerà Liutrprando nel sul utilizzo del potere.
Tra questi vi è senz’altro la definitiva affermazione del cattolicesimo ai vertici del regno e la quindi conseguente lotta a tutte le forme di eresia, vi fu in sostanza un superamento detifinitivo della differenza tra longobardi e cattolici che si fusero insieme e formaro un unico grande regno. Questo comportò anche un accentuazione dei tratti romanici presenti nel regno e soprattutto ai vertici della gerarchia che d’improvviso si riconobbe nella roma del periodo classico.
Altro importante passo avanti fu la pace stipulata con Bisanzio (680)  che permetterà il discgiudersi delle frontiere e la libera circolazione di uomini e cultura.
Anche in questo caso la lingua usata fu quella latina ma la sua applicazione, sempre per il principio di personalità delle legge era limitato alla sola popolazione longobarda.
Successivamente re Liutprando, dopo la sua conversione al cattolicesimo, emanò un altro editto che però intendeva regolamentare la vita di tutti i suoi sudditi senza riguardo per la nazionalità. In questo editto troviamo la base del processo probatorio con la raccolta di elementi utili per la risoluzione del caso da parte di notai regi e la presenza di testimoni del reato al processo. La raccolta delle prove sembra seguire un procedimento logico e razionale anche se  non sono rari i casi in cui si ricorreva al giuramento sacro, all’ordalia e al duello tra i due contendenti. Vi è inoltre un approfondita regolamentazione del meccanismo di appello al re con la previsione di sanzioni per i giudici che non applicano o applicano in modo sbagliato le norme. A seguito della sua conversione al cattolicesimo troviamo profondamente modificato il processo di manumissio per la liberazione degli schiavi e l’introduzione della donazione per l’anima (istituto che contribuì fortemente all’arricchimento della Chiesa) infatti se con le norme precedenti era prevista sola la successione legittima ora il de cuius tramite testamento poteva devolvere parte dei suoi averi alla chiesa, inoltre fu ammesso il diritto di successione anche per le figlie femmine e in caso di amncanza di eredi tutti gli averi del de cuius andavano all’erario.
Le leggi longobarde vengono conosciute dai posteri in seguito alla pubblicazione del 1727 ad opera di Muratori, nel periodo coloniale infatti vi è una rinascita di interesse per lo studio dl diritto germanico poiché le colonie africane presentavano una situazione per molti aspetti simile a quella delle tribù germaniche.
Nella società longobarda, come segno di una persistente presenza del diritto romano, troviamo la distinzione tra capacità di agire e capacità giuridica per la donna.
Anche in questo tipo di società infatti la donna aveva rispetto all’uomo pari capacità giuridica ma non aveva altrettanto pari capacità di agire (nel diritto romano e fino all’introduzione del corpus iuris poteva disporre dei propri bene solo con l’ausilio di un tutor). In questo caso la sua limitata capacità giuridica era dovuta al fatto che per garantire che non fosse vittima di imbrogli e truffe le garantivano l’ausilio di un uomo che spesso era il marito ma in alcuni casi poteva essere la famiglia di provenienza (per esempio per assicurarsi che non vi fosse da parte del marito la forzatura a farle concludere determinati atti giuridici). Questo genere di autorizzazione maritale ha avuto una lunghissima vigenza in Italia, e viene eliminata solo nel 1919 quando le donne conquistano la piena capacità di agire (solo le donne lombarde durante la dominazione austriaca sono liberate da questo istituto che viene poi però reinserito dal regime sabaudo).
Nel regno longobardo inoltre tra marito e moglie vigeva la comunione dei beni, sia all’interno del matrimonio che all’interno della famiglia di provenienza, ma poiché ostacolava l’attività commerciale degli uomini si sancì nell’Editto di Rotari che la donna era titolare di solo un quarto del patrimonio per cui il marito doveva chiedere l’autorizzazione della moglie solo per i negozi che andavano ad intaccare anche il patrimonio della donna.