Diritto e nascita delle monarchie

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Descrizione

La categoria delle monarchie medievali e quindi dei regni rientra nella categoria del diritto locale quindi un diritto particolare con una forte connotazione territoriale. Le monarchie che in questo periodo storico si formano ed hanno quindi anche una maggiore rilevanza per la storia del diritto europeo sono senza dubbio il regno d’Inghilterra, il regno di Francia, il regni di Spagna, il regno di Germania e il regno di Sicilia. Quest’ultimo è forse il più importante in quanto presenta il problema di avere come sovrano l’imperatore Federico II di Svevia che essendo figlio di Costanza d’Altavilla aveva ereditato dalla madre il titolo di re del regno di Sicilia e per discendenza paterna poteva aspirare al trono imperiale (trono che in seguito gli sarà consegnato dalla riunione dei principi poiché il titolo imperiale era una carica di tipo elettivo e non ereditario che spettava a chi veniva eletto re di Germania.

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La categoria delle monarchie medievali e quindi dei regni rientra nella categoria del diritto locale quindi un diritto particolare con una forte connotazione territoriale.
Le monarchie che in questo periodo storico si formano ed hanno quindi anche una maggiore rilevanza per la storia del diritto europeo sono senza dubbio il regno d’Inghilterra, il regno di Francia, il regni di Spagna, il regno di Germania e il regno di Sicilia.
Quest’ultimo è forse il più importante in quanto presenta il problema di avere come sovrano l’imperatore Federico II di Svevia che essendo figlio di Costanza d’Altavilla aveva ereditato dalla madre il titolo di re del regno di Sicilia e per discendenza paterna poteva aspirare al trono imperiale (trono che in seguito gli sarà consegnato dalla riunione dei principi poiché il titolo imperiale era una carica di tipo elettivo e non ereditario che spettava a chi veniva eletto re di Germania.
Il rapporto tra Impero e Monarchia si pone quindi come rapporto tra sovranità e autonomia con tutti i problemi che ne seguono. Il sud dell’Italia era stato liberato dal dominio arabo dai normanni accorsi alle continue richieste di aiuto che papa Niccolò II lanciava. In cambio dell’avvenuta liberazione,  Niccolò concede ai normanni il regno delle due Sicilie ma questo nuovo popolo di dominatori difficilmente sopporta le ingerenze che nascono dal rapporto con l’imperatore e la chiesa supporta le sempre più pressanti richieste di autonomia normanna, tanto che i sovrani normanni si rifiutano di giurare fedeltà alla corona imperiale.
Nel 1203 Innocenzo III  scrive una lettera al re di Francia  in cui dice:
-rex in regno suo est imperator
-ex plenitudine potestatis
-non obstante  lege
Tutte e tre insieme queste formule tratte dal diritto romano e dal diritto canonico vanno a fondare i pretesti su cui verranno via via avanzate le richieste di autonomia.
Il problema dell’ereditarietà del feudo accentua ancor di più il problema del diritto particolare, delle autonomie locali infatti i signori per ottenere il giuramento do fedeltà dei loro vassalli sono disposti a garantire maggiore autonomia ai comuni e alle città.
Federico II fonda il regno delle due Sicilie principalmente sul concetto di feudo concesso da Niccolò ai normanni ed in cambio di questa concessione i normanni si erano impegnati con un giuramento di fedeltà verso il papa. Essi infatti avevano una politica accentrata molto forte, adottarono una concezione di feudo  soprattutto patrimoniale ovvero il feudatario era il padrone e il proprietario di tutto ciò che stava sul suo suolo ma in esso non aveva poteri giuspubblicistici, era solo un mero amministratore del demanio imperiale. Anche Federico II adotta questa tecnica di accentramento del patrimonio territoriale e censisce ogni bene, immobile e mobile, che si trova sul suo suolo in modo da avere un registro simile a quello che è il catasto ai giorni nostri. Secondo questa concezione infatti ogni bene posseduto dai singoli cittadini o dai comuni era posseduto in quanto l’imperatore lo aveva permesso, tutto era frutto di una permissio dell’autorità imperiale. Si crea quindi il problema di come riuscire a gestire e controllare un’insieme di beni così ampio e sparso su un territorio così vasto.  Ecco allora che Federico pensa di istituire dei funzionari  regi che nelle singole città dovevano affiancare i funzionari locali, essi dovevano apparire agli occhi del popolo come garanti di imparzialità e giustizia, anche perché i cittadini avevano la facoltà di scegliere se affidare i loro negozi agli amministratori locali o a quelli di nomina regia.
Nelle assise inoltre venivano pubblicate le leggi che i rappresentanti dei vari comuni avevano approvato durante l’assemblea (assise appunto); in questo modo si vennero ad uniformare prima i ducati e poi l’intero regno normanno.
Il potere però di tutte le nuove monarchie medievali è l’affermazione del potere centrale attraverso la pubblica amministrazione, la gestione accentrata della giustizia, la riscossione fiscale e la legislazione di tipo centrale e generale.
Per avviare il processo di accentramento inizialmente si decide di affiancare i due tipi di funzionari (locali e regi) e questo si manifesta in modo particolare nelle assise (assemblee pubbliche), questa fase dura dal 1050 al 1130 nell’Italia meridionale e poi i duchi si fanno nominare da un’ anti-papa  e vengono poi riconfermati da Ruggiero II. A questo punto vengono ancora convocate le assemblea ma diventa eresia discutere ciò che il re aveva deciso che non è più condizionato dal consenso (il dissenso dell’assemblea è comunque considerato eresia) si ritorna quindi al principio romano di “quod  princeps placuit, habet legem vigorem”. Su queste basi si innesta la figura di Federico II, re di Sicilia e imperatore del sacro impero, sue funzioni distinte che  implicheranno due atteggiamenti politici che coincideranno solo in parte.
L’assolutismo proposto dalle monarchie  medievali si basava sui principi del diritto romano ricordati nella lettera di Innocenzo III che quindi trova riconferma del suo pieno diritto di esistere proprio nel diritto romano che era la base del diritto imperiale e sono usati anche gli strumenti del bilanciamento del potere sulla base del consenso.
Nel 1220  Federico II riesce, dopo un lungo percorso insito di difficoltà, riesce ad ottenere entrambe le corone e a riunire nelle sue mani il potere di imperatore e re. Convoca quindi l’assise di Capua attraverso la quale cerca di riportare il regno alla sua struttura originaria centralizzata. Vengono confiscati tutti i castelli e le fortificazioni e posti sotto il controllo reale, le città perdono la loro autonomia e i loro privilegi commerciali. In questa assise si cerca anche di rinsaldare tutti i poteri di natura giurspubblicistica del regno delle due Sicilie. Nel 1224 viene istituito lo Studium di Napoli, la prima università pubblica per i funzionari del regno per evitare che i funzionari venissero istruiti in altre università in cui venivano insegnate le teorie eretiche del diritto (le teorie eretiche sono tutte quelle che non erano ispirate dal diritto romano e che quindi non rispondevano al principio di quod princeps placuit…), si studiano in aprticolare gli ultimi tre libri del codice che erano relativi all’organizzazione imperiale di stampo assolutista e che quindi sono particolarmente utili in questo particolare periodo storico a riformare la struttura del regno.
Nel 1231 la politica assolutistica del regno di Sicilia culmina con la pubblicazione del Liber Augustalis che è l prima vera legislazione del regno e che contiene le 65 assise di predecessori di Federico, la revoca dei feudi concessi, il controllo della nobiltà attraverso il controllo dei matrimoni tra famiglie influenti del regno, i giustizieri, titolari di giurisdizione penale e feudale, diventano di nomina regia (carica che diventa anche incompatibile con le cariche ecclesiastiche, con le signorie feudali e con il titolo di funzionari nelle città), limitazione delle paci private: controllo dello Stato sulla criminalità ed esercizio della repressione penale.
Inoltre il Liber Augustalis detta ordine per ciò che riguarda le fonti del diritto che diventano quindi
a)Liber Augustalis
b)Idiritti comuni (longobardo-franco o romano a seconda della nazionalità delle persone coinvolte nei giudizi civili anche se in realtà per il diritto privato lascia in vigore tutte le leggi precedenti del luogo trane quelle di stampo greco-bizantino)
c)I diritti cittadini che però devono essere prima approvati dal re
Il Liber Augustalis ha una lunghissima vigenza (cinque secoli) e per tutto questo lasso di tempo sarà la fonte principale di diritto nel regno e se pur con alcune modifiche sarà alla base delle fonti anche con i dominatori successivi.
All’inizio del 1600 un giurista napoletano ha fatto uan raccolta sistematica del diritto longobardo questo per testimoniare la grande importanza e la lunga vigenza di tale diritto tanto che solo nel 1600 Innocenzo IX fa una legislazione unitaria e completa del regno e solo allora scomparirà definitivamente la distinzione tra diritto romano e diritto frango-longobardo.
            È il primo ad occuparsi di diritto internazionale privato e a fare una distinzione tra statuti reali, che si applicano ai beni immobili ai quali si applica lo statuto vigente nel luogo dove si trovano i beni senza alcun riguardo per la nazionalità del proprietario, e gli statuti           , cioè il diritto privato che si applica alla persona in relazione alla sua nazionalità. (Il diritto privato internazionale contiene le norme applicabili alle controversie che coinvolgono cittadini di nazionalità diverse per cui si crea un conflitto di leggi nello spazio e si sviluppa attraverso l’opera della dottrina)
I glossatori partendo dal diritto romano, arrivano alla formazione del diritto marittimo, del diritto commerciale, del diritto privato internazionale..
Il Liber Augustalis ha carattere accentratore soprattutto in materia penale, si tende inoltre a far prevale il processo inquisitorio su quello accusatorio, si moltiplica l’iniziativa dello stato e la presenza sul territorio degli organi statali adibiti al processo, si limita anche l’istituto molto diffuso delle paci private ( consiste in un accordo tra le vittima del reato, o i suoi eredi, e il reo; quest’ultimo infatti si impegna a garantire un risarcimento economico alla vittima in cambio della promessa di sospendere l’azione processuale e quindi sospendere anche la pena) ritenendo che non sia più possibile condonare tra privati atti lesivi della persona che ledono anche la società, l’azione repressiva dello stato deve intervenire ogni volte che è commesso un crimine.
Per ciò che riguarda la figura di federico come Imperatore, egli manifesta la sua volontà di centralizzare il suo potere anche nel resto dell’impero ma i comuni, memori della vittoria di legnano, formano una seconda lega lombarda ma federico nel 1226 pubblica l’Encyclica de Bannitione Lombardorum con cui sostanzialmente revoca i privilegi concessi dal padre con la pace di Costanza quindi bandisce (chi riceveva il bando non aveva più la rotezione del diritto comune) tutte le città e i cittadini  che non si volevano sottomettere alla sua autorità assoluta e centralizzata, inoltre la revoca della pace di Costanza comporta l’impossibilità per le città di fare leggi, l’abrogazione di tutti gli statuti e la nullità dei nuovi statuti redatti all’interno dei comuni.
In questo clima si arriva nel 1227 alla battaglia di Cortenuova,: il papa Gregorio IX cerca la pacificazione ma dati il rifiuto di Federico si concedere maggior autonomia il papa lo scomunica (atto gravissimo per l’epoca perché in questo modo i sudditi erano sciolti dall’obbligo di obbedienza). Tutto ciò non serve a nulla perciò gregorio IX decide di allearsi con genova e Venezia ed invadere il regno di Sicilia, ma a Cortenuova Milano e la Lege lombarda vengono sconfitti anche se un risultato arrica comunque.
Federico infatti in un momento di debolezza convoca a verona l’assemblea per cercare di trovare un punto di accordo con i comuni secondo il principio romano di “quod omnes tangit debet ab omnibus approbari”.

Altro importante regno è quello di Francia. Qui le signorie feudali avevano un potere paragonabile a quello dello stesso re, proprio per questo per assicurarsi un potere forte e centrale la monarchia ricorre all’utilizzo dei funzionari statali che inzialmente affiancarono e poi sostituirono i funzionari locali nell’amministrazione.
Filippo II però doveva cnhe riconquistare in regno di francia diviso ormai in comuni separati e autonomi, mosse quindi quella nel midi contro gli Anjou, in normandia contro il re d’Inghilterra e nel 1224 si trovò coinvolto nella battaglia di Bouvines che ra partita come un conflitto tra feudatari ma fu il pretesto per il re di affermare che i vassalli non dovevano essere giudicati da un’asseblea di pari ma direttamente dal re in quanto erano tutti subordinati alla giurisdizione regia.
Per ciò che riguarda le fonti del diritto, nell’università di Parigi, sorta subito dopo quella di Bologna, per affermare l’autonomia del regno dall’impero e quindi per staccarsi dalla legge dell’impero si vieta l’insegnamento del diritto imperiale anche grazie all’affermazione sempre contenuta in una sua lettera al re di Francia di Innocenzo III che scrisse “rex superiorem in regno recognoscens suo est imperator”. Le ordinarie regie acquistano anche un potere generale senza  bisogno dell’approvazione da parte della maggioranza dei grandi del regno.
Anche qui vi è una sostanziale uniformità all’interno del regno per tutto ciò che riguarda il diritto penale, commerciale, marittimo e internazionale, solo una parte del diritto privato e concessa come autonomia ai comuni.
Vi è anche la formazione di una sede di giustizia centralizzata del regno esercitata dall’istituzione del Parlamento di Parigi (un organo di natura collegiale modellato sulla sacra rota pontificia)che diventa una corte di giustizia di ultima istanza di cui il re è a capo 8carica nominale). Dal 1400 in poi il parlamento si occuperà anche degli appelli delle sentenze ecclesiastiche.
Con Filippo il bello cambia anche il sistema delle fonti del diritto, si avvalla l’istituzione della santa inquisizione anche con la lotta contro l’eresia e in particolare contro i cavalieri templari, vi è una graduazione del diritto e delle sue fonti (diritto regio-ordonnances-diritto romano-consuetudini), il re nomina i notai e stabilisce le regole generali per la redazione degli atti notarili, vi è la divisione del regno in nord, fortemente influenzato dai popoli germanici e quindi con una forte propensione per l’utilizzo delle consuetudini, e il sud della Francia, influenzato invece dalla tradizione italiana e dal diritto romano.
Filippo il bello pur volendo sciogliere ogni vincolo con L’imperatore e quindi distaccarsi dal diritto romano non può negare la grande importanza di quest’ultimo da cui si possono ricavare anche i principi generali su cui fondare il suo potere assoluto. Ecco allora che si riscopre anche in Francia il principio “quod princeps placuit…” per cui d’ora in avanti l’applicazione del diritto romano non è più vista come una sottomissione al potere imperiale ma come una manifestazione del potere del re.
Per ciò che riguarda l’arte notarile Filippo mantiene la stessa divisione territoriale che vi era all’interno dell’impero ovvero i notai di nomina regia possono stipulare atti validi  e riconosciuti all’interno di tutto il regno mentre i notai comunali possono stipulare atti con validità limita al territorio in cui operano, anche perché in questo periodo gli atti notarili fanno pubblica fede.