Diritto in eta carolingia

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Descrizione

Nel 751 Pipino il Breve preso il trono franco sostituendo la dinastia dei Merovingi e dando inizio ad un’altra importante dinastia quella carolingia. Il loro sempre più stretto rapporto con la Chiesa fu infatti una delle motivazioni che spinse nel 774 Carlo magno, comandante e re dei Franchi, ad invadere e occupare Pavia e quindi a impossessarsi di tutto il regno longobardo. Oltre a queste vittoriose campagne militari si verificarono dei profondi cambiamenti anche in campo istituzionale. La notte di natale dell’800 Carlo magno si fece incoronare imperatore del sacro romano impero (già il nome era un inequivocabile richiamo alla storia dell’antica Roma, Carlo infatti si riproponeva di ricreare l’impero romano e porlo sotto il dominio dei franchi) dal pontefice. Proprio grazie a questo tanto strano quanto stretto connubio con il potere spirituale,

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Nel 751 Pipino il Breve preso il trono franco sostituendo la dinastia dei Merovingi e dando inizio ad un’altra importante dinastia quella carolingia. Il loro sempre più stretto rapporto con la Chiesa fu infatti una delle motivazioni che spinse nel 774 Carlo magno, comandante e re dei Franchi, ad invadere e occupare Pavia e quindi a impossessarsi di tutto il regno longobardo. Oltre a queste vittoriose campagne militari si verificarono dei profondi cambiamenti anche in campo istituzionale. La notte di natale dell’800 Carlo magno si fece incoronare imperatore del sacro romano impero (già il nome era un inequivocabile richiamo alla  storia dell’antica Roma, Carlo infatti si riproponeva di ricreare l’impero romano e porlo sotto il dominio dei franchi) dal pontefice. Proprio grazie a questo tanto strano quanto stretto connubio con il potere spirituale, Carlo si potere come detentore del potere universale conferitogli direttamente da Dio per mano dello stesso pontefice.
All’interno dell’impero avviene un accentramento e una razionalizzazione delle strutture e la probabile istituzione di una scuola pubblica di diritto. Carlo magno decide però di non unificare completamente il suo impero ma di lasciare molta autonomia tanto che non si può parlare di un’unica realtà ma di tre diversi regni, quello di Francia, quello di Germania e quello d’Italia. Il territorio viene poi suddiviso ulteriormente in circa 400 contee, affidate appunto ai conti, nominati a vita dal re e titolari del potere di banno, cioè del potere militare e civile e creò inoltre dei giudici semi-professionali gli scabini che dovevano affiancare i conti nelle loro decisioni giuridiche. Ma della fonti del tempo si evince una giustizia gestita male e in modo parziale tanto che l’imperatore creò l’istituto dei missi dominici che altro non erano che personaggi laici ed ecclesiastici, di fiducia del re e da lui inviati nelle contee per controllare le sentenze ed in caso di errore giudiziario porvi rimedio .
Nel 825 un successore di Carlo Magno, riunisce a Pavia, ancora capitale del regno d’Italia, i grandi del regno per pubblicare i suoi nuovi capitolari e in uno di questi istituisce la prima vera scuola del sacro romano impero germanico il cui scopo principale era formare gli scabini del regno cioè i tecnici che avrebbero poi servito l’impero e proprio in questa scuola si forma un personaggio particolare come Lanfranco.
Lanfranco, vissuto nel XI secolo, era un giudice di Pavia, docente di diritto in quella università. In seguito a scontri politici con le autorità del luogo e per questo motivo parte per la Normandia. Secondo la leggenda durante il viaggio è vittima dei briganti; sfuggito alla morte per miracolo. Si converte , prende i voti, diventa un monaco, e si lega a Guglielmo di Normandia per mettere al sua servizio la sua profonda conoscenza del diritto romano (non dimentichiamo che la Normandia è il primo paese in cui sarà attuato il corpo i leggi di Giustiniano). In seguito alla conquista della Gran Bretagna da parte dei Normanni, Lanfranco si stabilisce ad Oxford fondando una delle più importanti scuole di diritto.
Vengono inoltre affinate le tecniche per la coordinazioni delle leggi e per rendere certe le soluzioni e le sanzioni soprattutto per porre rimedio a quei casi dove la stipulazione di un contratto tra forze impari aveva portato ad una prevaricazione del più forte sul più debole.
A causa della divisione interna dell’impero nei vari regni venivano applicate leggi diverse (leggi longobarde in Italia, legge salicae in Francia…) Carlo magno appena diventato imperatore decide di ovviare al problema invitando tutti i conti a mettere per iscritto le leggi nazionali, atto che avrebbe garantito un maggior controllo territoriale e un rafforzamento delle consuetudini pur senza togliere alcuna autonomia locale.
Il problema europeo della differenziazione del diritto è quindi risolto creando una gerarchia delle diverse fonti.
        
CAPITOLARI GENERALI     sono norme che vengono applicate all’interno di tutto l’impero perché sono di volontà imperiale, regolano gli aspetti generali della vita civile ma anche alcuni piccoli aspetti della vita religiosa (ideale cesaropapista). Il re regola la vita anche di alcuni monasteri e conferisce ai vescovi funzioni civili diventando così indispensabili per la gestione della vita dell’impero
CAPITOLARI PARTICOLARI    servivano a derogare alcuni punti del diritto generale devono quindi integrare le fonti superiori
LEGGI NAZIONALI    
CONSUETUDINI

Durante l’età carolingia si vede la fioritura di un insieme di regole nuove atte a creare una maggiore unione tra l’impero e i regni. Già nell’802 Carlo aveva imposto a tutti i sudditi maschi un giuramento di fedeltà per legarli in modo più saldo all’obbedienza verso il loro sovrano. Con l’introduzione di una nuova istituzione come quella del feudo si cerca di andare incontro ai problemi di una società incerta e molto articolata. Una struttura così pensata era di difficile funzionamento. L’istituzione del feudo si basava sul legame tra l’imperatore e il suo vassallo feudatario, un legame personale tra due uomini di diversa posizione , stretto per garantire al superiore l’aiuto in caso di guerra e all’inferiore una protezione e uno stabile mezzo di sostentamento, realizzato perlopiù attraverso la concessione di una terra a titolo di beneficio.. Il rapporto di fedeltà che doveva sussistere tra le due parti era totale, il venir meno a tale patto(fellonia) era il reato più grave “contro tutti il vassallo deve aiutare il signore: contro il proprio fratello, contro il figlio, contro il padre”.
L’età feudale (IX- XI secolo) vede quindi la nascita di nuovi soggetti giuridici quali i feudi, le signorie rurali, i castelli, i ducati e le contee, i monasteri , le abbazie e i vescovati.
La rete dei rapporti feudali divenne via via più stretta poiché a loro volta i vassalli del re legarono a loro vassalli di rango inferiore creando una maglia molto fitta di rapporti. Avvenne spesso che un soggetto avesse contratto diversi rapporti di vassallaggio, si venne quindi a creare l’omaggio ligio che consisteva nel dare la prevalenza al signore verso cui lo si era contratto in caso di conflitto tra i vari signori. Chi si obbligava presso il signore inoltre riceveva quello che si chiamerà beneficio e consisteva nel trasmettere al vassallo i diritti su una terra della corona per le infeudazioni compiute dal re o di proprietà del signore per le infeudazioni minori, spesso inoltre il sovrano concedeva ai suoi vassalli relativamente a quei territori l’immunità ovvero escludeva che il conte potesse pretendervi tributi o esrcitarvi il potere giudiziario. Questo privilegio venne concesso alla chiesa e alle istituzioni monastiche.

Il rapporto tra conti e sovrani è però destinato a cambiare, infatti quest’ultimi in cambio della loro fedeltà iniziarono a pretendere l’ereditarietà delle terre. Nel 1037 Corrado il salico  garantì ai valvassori l’ereditarietà di feudi ma nonostante ciò il legame di fedeltà pare ormai incrinato tanto che molti di essi si staccano progressivamente del rispettivo signore fino a costituire i primi comuni.
Signorie rurali, religiose e civili si formano intorno ai castelli e ai monasteri. Al centro della signoria vi è il palazzo e in particolare la sala, centro amministrativo e sociale del territorio circostante.
Per effetto di tutti questi istituti e della sempre più crescente autonomia concessa ai nascenti comuni, in Europa venne mancando il modello di unione e coesione che si tenterà in seguito di ricostruire.
Così mentre nell’impero romano tutto era centralizzato con Carlo magno si verifica il processo inverso e proprio in questa situazione si verifica il contrasto tra il pontefice e la chiesa. Prima si cerca di sostituire le autorità laiche con i vescovi poiché questi non avendo eredi alla fine del loro mandato dovranno restituire il potere territoriale al sovrano ma quando l’impero concede ai vescovi di concentrare nelle loro mani tutti i poteri, di ricostruire e le mura alle città
 L’imperatore pretende anche il privilegio di comferire egli stesso la carica di vescovo a persone di sua fiducia.
La stessa cosa avviene nei monasteri divenuti veri e proprio centri di potere; in molti casi monaci e abati sono ottimi amministratori e pessimi religiosi. Questi numerosi conflitti interni per la conquista dl poetre creano malcontento tra gli ecclesiastici più sensibili e nel XII secolo si arriverà ad un vero e proprio scontro tra chiesa e impero per la lotta alle investiture. Proprio in ciò si manifesta la necessità di rinnovare il diritto e visti i recenti ritrovamenti del Digesto, la marchesa Matilde di Canossa propone lo studio del diritto romano come soluzione possibile (renovare leges).