Dittatura di Cesare

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Descrizione

Gaio Giulio Cesare apparteneva ad una famiglia patrizia che era stata alleata con Mario. Sposò inoltre Cornelia, la figlia di Cinna. In questo modo egli strinse da subito forti legami con i populares, e ad assai presto si manifestò anche la sua ambizione. Un’ambizione priva di scrupoli che lo fece nominare a soli 17 anni flamine di Giove e a 38, età abbastanza giovane, eleggere pontefice massimo. È poi da ricordare la sua orazione funebre, pronunciata quando era questore, per la morte della vedova di Mario, sua zia Giulia, durante la quale egli affermò che la gens Iulia discendeva direttamente da Venere.

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Testo completo

Gaio Giulio Cesare apparteneva ad una famiglia patrizia che era stata alleata con Mario. Sposò inoltre Cornelia, la figlia di Cinna. In questo modo egli strinse da subito forti legami con i populares, e ad assai presto si manifestò anche la sua ambizione. Un’ambizione priva di scrupoli che lo fece nominare a soli 17 anni flamine di Giove e a 38, età abbastanza giovane, eleggere pontefice massimo. È poi da ricordare la sua orazione funebre, pronunciata quando era questore, per la morte della vedova di Mario, sua zia Giulia, durante la quale egli affermò che la gens Iulia discendeva direttamente da Venere.
Non sappiamo se veramente Cesare avesse o no un piano politico per tutto ciò che fece, ma di sicuro possiamo affermare che si seppe ben adattare agli avvenimenti che lo coinvolsero.
Fino al 49 il suo principale obiettivo fu quello di conservare la pace civile, per questo si accordò con Crasso e Pompeo, ma durante gli stessi anni conquistò la Gallia e con questa anche gloria e indipendenza economica. Inoltre, la sua conquista delle Gallie ebbe il merito di aver riequilibrato l’impero territoriale verso occidente.
Passato il Rubiconde, mentre Pompeo scappava dall’Italia, egli rafforzò qui le sue posizioni, promettendo alla plebe una distribuzione di denaro e procedendo ad una di grano.
Fece inoltre votare una lex che concedeva la cittadinanza romana a tutti i cittadini liberi della Gallia Cisalpina, creando così l’Italia romana dalle Alpi fino allo stretto di Messina.
Dopo la morte di Pompeo, invece, rese l’Egitto un protettorato di Roma, e aggiunse all’impero la provincia dell’Africa nova, cioè il regno di Numidia annesso dopo la battaglia di Tapso, che consisté in una campagna contro i Pompeiani in Africa, nel 46 a.C., dove sconfisse Catone iunior, cioè l’Uticense, il pronipote di Cato maior, un forte anticesariano che si suicidò ad Utica, la capitale della provincia, per salvaguardare la libertas repubblicana.
Dal 46 al 44 a.C. era signore di Roma, e fu aureolato del prestigio delle sue vittorie, accumulando onori, e nel frattempo completa i suoi poteri: nel 46, infatti, gli venne attribuita la dittatura per dieci anni, ma nel 44, invece, un senatoconsulto lo proclamò dittatore a vita.
Le monete lo raffiguravano con una effigie, privilegio regale; il giuramento di fedeltà era fatto in suo nome, privilegio riservato solo a Giove; la sua statua era esposta in Campidoglio insieme con quella dei sette re, e lui, nominato anche parens patriae, si presentava come un nuovo Romolo.
Nel 44 Cesare aveva 57 anni, e sembrava invulnerabile sia per la propria reputazione, sia perché è in possesso pieno delle sue capacità militari, politiche e intellettuali. I suoi partigiani gli erano tutti fedeli e aveva previsto una campagna contro il popolo dei Parti, e già 16 legioni erano stanziate in Epiro e in Macedonia. Sembrava avere un’inviolabilità morale.
Ma nel 45 già era nata l’idea di liberarsi di lui, anche perché si temeva la campagna partica, e anche alcuni dei cesariani erano passati dalla parte dei congiurati che si raggrupparono intorno all’idea di libertas per giustificare il loro gesto, che si compì il 15 marzo del 44, giorno delle Idi, in Campo Marzio, nella curia del Teatro di Pompeo, in cui si sarebbe svolta l’ultima assemblea del Senato, durante la quale sarebbero state prese le ultime misure per iniziare la campagna partica.
Un gruppo di congiurati, guidati da Cassio e Bruto, suo figlio adottivo, lo uccise con 25 coltellate.
Nonostante la sua morte avrebbe aperto un nuovo, lungo periodo di guerre civili, che sarebbero durate per 13 anni, Cesare aveva posto già le basi per il futuro principato di Augusto, e Svetonio non si sbagliò inserendolo nelle sue Vite dei dodici Cesari come il fondatore del regime.
Gli anni tra il 44 e il 31 a.C. furono inquadrati da due eventi chiave: la morte di Cesare e la battaglia di Azio. Sono un periodo di estrema importanza per la storia di Roma perché marcano la fine della dittatura e l’inizio di un periodo che sarebbe durato per lunghi secoli, quello del principato.
Tuttavia marcano anche la fine della repubblica aristocratica che si richiamava all’ideale della libertas e l’avvento di un regime personale definito impero ma di fatto una monarchia, nel senso etimologico del termine, ma anche di una nuova cultura che diventa, dopo essere stata a lungo solo a tratti ellenistica, per la prima volta greco-romana e acquista una propria personalità.