Esercito romano: la riforma di Mario

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Descrizione

L'esercito era sempre stato nazionale, censitario e non permanente. Durante il iii secolo, però, tutta una serie di elementi, tra cui l’allontanamento dei teatri di guerra, le campagne devastate dalle guerre, la loro lunga durata, la riluttanza dei cittadini a servire nell’esercito, hanno portato ad una riduzione del numero dei mobilitabili, tanto che si dovette ridurre il censo minimo di accesso all’esercito e ammettervi anche i proletarii.

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Testo completo

L'esercito era sempre stato nazionale, censitario e non permanente. Durante il iii secolo, però, tutta una serie di elementi, tra cui l’allontanamento dei teatri di guerra, le campagne devastate dalle guerre, la loro lunga durata, la riluttanza dei cittadini a servire nell’esercito, hanno portato ad una riduzione del numero dei mobilitabili, tanto che si dovette ridurre il censo minimo di accesso all’esercito e ammettervi anche i proletarii.
Gaio Mario, allora, introdusse una riforma che previde il servizio volontario, che venne a completare quello obbligatorio.
Nelle legioni entreranno dunque anche i proletarii volontari, ai quali verrà dato un soldo come paga; avranno il diritto di partecipare alla spartizione del bottino di guerra e alle distribuzioni di terre.
L’esercito, dunque, tenderà ad essere ancora più legato al proprio comandante, nonché a professionalizzarsi.
Inizia a svilupparsi uno spirito di corpo, e all’esercito nazionale repubblicano si sostituiscono gli eserciti di Mario, di Silla, di Pompeo e così via.