Gaio Mario e i suoi consolati

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Descrizione

Era un cavaliere originario di Arpino, la stessa città di Cicerone, nel Lazio. Doveva la sua carriera a brillanti capacità militari, nonché all’appoggio che gli procurava la famiglia dei Cecilii Metelli. Costoro lo fecero infatti entrare nella classe senatoria e accedere in seguito alla questura, al tribunato e alla pretura. Divenne proconsole in Spagna, si trovò legato di Metello in Numidia contro Giugurta, e fu proprio là che decise di candidarsi al consolato contro la volontà del suo patrono.

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Testo completo

Era un cavaliere originario di Arpino, la stessa città di Cicerone, nel Lazio. Doveva la sua carriera a brillanti capacità militari, nonché all’appoggio che gli procurava la famiglia dei Cecilii Metelli. Costoro lo fecero infatti entrare nella classe senatoria e accedere in seguito alla questura, al tribunato e alla pretura.
Divenne proconsole in Spagna, si trovò legato di Metello in Numidia contro Giugurta, e fu proprio là che decise di candidarsi al consolato contro la volontà del suo patrono.
La sua successiva elezione, nel 107, gli comportò la rottura con i Metelli, ma l’inizio di una straordinaria carriera consolare durata venti anni, e caratterizzata:
- dal 107 al 100 da grandi successi;
- dal 99 all’86 dal suo coinvolgimento nella guerra civile.
Considerato il primo “homo novus”, in quanto nessuno della sua famiglia, aveva mai ricoperto prima di lui una delle magistrature del cursus honorum.
Mario era consapevole di dovere tutto alle sue qualità soprattutto militari, e alla sua integrità. Cicerone lo definisce come «un uomo incolto ma veramente un uomo».
Ciò lo dimostrò in più occasioni:
- con la sua riforma militare del 107;
- nella sua lotta contro Giugurta, sconfitto in più occasioni;
- nelle sue campagne contro Cimbri e Teutoni, sconfitti a Vercelli nonostante la paura che Roma aveva che fossero numerosi e assai potenti come nel iv secolo a.C.;
- nell’esercizio dei suoi sei consolati consecutivi, quando egli apparve da subito come l’uomo dei populares grazie alla sua riforma militare.
Dopo il disastro di Orange nel 105 una colazione composta da plebe e cavalieri determinò la sua rielezione come console bis nel momento in cui Mario era impegnato in Africa contro Giugurta. Quando rientrò a Roma scelse come giorno della sua entrata in carica come console lo stesso del suo trionfo, cosicché senza deporre le insegne trionfali si recò in Senato indossando ancora il mantello di porpora degli imperatores vittoriosi.
Si fece eleggere console ogni anno fino al 100 a.C. Mai le istituzioni repubblicane erano state tanto irrise. Tuttavia Mario non era un uomo di Stato: egli non utilizzò il suo esercito per le sue ambizioni, piuttosto si lasciò usare dai capi politici del tempo che seppero coinvolgerlo nei conflitti e nella guerra civile.
Tenendosi in disparte durante la guerra sociale e per sfuggire al clima romano alquanto preoccupante, si fece assegnare nel 98 un’ambasceria in Oriente, dove conobbe per la prima volta Mitridate, re del Ponto. Da questo suo nuovo interesse per gli affari orientali nacque poi il suo conflitto con Silla.
Quando la guerra sociale stava per concludersi, infatti, si presentò una nuova possibilità di attacco da parte di Mitridate, che stava premendo contro la provincia d’Asia. Il Senato tergiversò su a chi consegnare il comando della spedizione: a Silla, al quale il Senato aveva attribuito legalmente la provincia d’Asia, o a Mario, generale esperto ma ormai anziano e malato, però forte della sua conoscenza del sovrano e del sostegno dei populares?
Mario aveva deciso di inviare due tribuni militari che conducessero la guerra al posto suo, e questo fatto fu visto da Silla come una provocazione: così, il futuro dittatore marciò su Roma con le sue legioni e ottenne dal senato la messa al bando di Mario. Questi riuscì a fuggire in Campania, dove fu catturato dove si nascondeva, ma riuscì ancora una volta a scappare, stavolta ad Ischia e poi in Africa, dove raggiunse i suoi partigiani.
Dopo la partenza di Silla per l’Asia, poiché i popolari avevano ripreso piede a Roma, Mario sbarcò in Etruria, reclutò alcuni soldati, si unì a Cinna (uno tra i populares) e nell’87 fece il suo ingresso a Roma, abbandonata ai massacri. Silla fu allora dichiarato dal Senato nemico pubblico.
Nel gennaio dell’86 Cinna e Mario assumevano il consolato insieme, ma nello stesso mese Mario morì di pleurite. Avrebbe potuto fondare una monarchia militare, ma non lo volle.