Gelsomino notturno - Pascoli

Appunto audio Durata: 9 min 24 sec
Descrizione

La poesia “Gelsomino notturno” fu composta da G. Pascoli, dopo lunga gestazione e tormentata vicenda di varianti, per le nozze dell’amico Raffaele Briganti e vi è adombrato il tema dell’unione dei due sposi e del conseguente germogliare di una nuova vita. La lirica venne pubblicata in un opuscolo “per nozze” nel luglio 1901 e poi inclusa nei “Canti di Castelvecchio” (1903)

Tipologia

Superiori

Testo completo

La poesia “Gelsomino notturno” fu composta da G. Pascoli, dopo lunga gestazione e tormentata vicenda di varianti, per le nozze dell’amico Raffaele Briganti e vi è adombrato il tema dell’unione dei due sposi e del conseguente germogliare di una nuova vita.
La lirica venne pubblicata in un opuscolo “per nozze” nel luglio 1901 e poi inclusa nei “Canti di Castelvecchio” (1903)
“E’ difficile – scrivono Guglielmino e Grosser  in “Il sistema letterario”- indicare la trama perché è portato all’estremo quel processo di rarefazione dell’elemento logico - narrativo, che è una caratteristica fondamentale della poesia moderna e che Pascoli ha introdotto nell’ambito della poesia italiana. La lirica è una trama di impressioni, apparentemente disordinate e casuali nel loro succedersi, ma in realtà legate reciprocamente da sottili e rarefatti rapporti, da una logica del sentimento più difficile da cogliere, ma forse più vera della logica della ragione.”

I gelsomini notturni, detti anche “le belle di notte”, aprono i loro fiori al calar della sera quando il poeta rivolge il pensiero ai suoi morti. Anche le farfalle del crepuscolo iniziano il loro volo nelle ore della notte tra i viburni, altrimenti detti “palloni di neve”, perché fiori bianchi di forma sferica.
Tutto tace: insieme alla notte è calato il silenzio: solo in una casa ancora si veglia: i rumori sommessi, che ne provengono, non turbano la pace notturna, paiono un bisbiglio di voci.
Nel nido i piccoli dormono sotto le ali della madre.
Dai calici aperti dei fiori di gelsomino esala un profumo che  fa pensare all’odore di fragole rosse.
Mentre nella casa palpita ancora la vita e una luce splende nella sala, l’erba cresce sulle fosse dei morti.
Un’ape, che si è attardata nel volo, trova tutte occupate le cellette del suo alveare. La costellazione delle Pleiadi risplende nel cielo azzurro e il tremolio della sua luce richiama alla mente l’immagine di una piccola chioccia circondata dai suoi pulcini, intenti a pigolare.
Per tutta la notte esala il profumo dei gelsomini che il vento porta via con sé. La luce accesa nella casa  sale su per la scala, brilla al primo piano e si spegne . E’ chiara l’allusione agli sposi che si uniscono nell’oscurità. Al sopraggiungere dell’alba si chiudono i petali e il fiore “cova” “nell’urna molle e segreta” “non so che felicità nuova”. Il poeta allude al germogliare di una nuova vita nel grembo della sposa, ora madre.

Da un punto di vista metrico la lirica è composta di sei quartine di versi novenari a rima alternata. “Va sottolineata la differenza di ritmo che si instaura tra i versi che pure sono uguali (novenari); in ogni strofe i primi due novenari hanno un ritmo incalzante, concitato, ascendente, con quell’impennata prodotta soprattutto dall’accento sulla seconda sillaba e poi sulla quinta e sull’ottava. Gli ultimi due sono caratterizzati da un ritmo discendente, fortemente pausato nel mezzo con accento sulla terza, quinta e ottava sillaba. A proposito di questa alternanza ritmica il Vicinelli ha osservato che “nella movenza impennata dei primi due versi Il Pascoli ha rinvenuto il grafico, l’immediata significazione musicale dell’aggressività con cui la natura e la notte stringono l’assedio dei loro inviti d’amore. Negli ultimi due con quel gorgo lento che la sosta centrale produce ha trasfuso un crollare smemorato e blando.” (Guglielmino /Grosser, Il sistema letterario ,ed Principato , Milano 19939
Il poeta, immerso in un’atmosfera di trepidazione e indefinibile smarrimento coglie il mistero che palpita nelle piccole cose della natura. Si accorge che la notte, quando tutto intorno è pace e silenzio, vi sono fiori che si aprono e farfalle che volano. Una vita inizia quando la vita consueta cessa. L’ora della vita notturna è anche un’ora di malinconia per il poeta che pensa ai suoi morti.
Da un ossimoro, da una compresenza di termini antitetici, prende avvio, secondo Pazzaglia, la lirica, in cui i simboli di morte si rovesciano in simboli di vita come nel verso “nasce l’erba sopra le fosse”
Avvolge la notte un senso di silenzio, cui si contrappone il misterioso agitarsi della vita “là” nella casa: Il bisbiglio desta fascino e curiosità: “è indice di una presenza umana che si accorda con l’atmosfera di arcani silenzi e di attese della lirica” (Guglielmino /Grosser, op cit.)
Nei versi successivi appare l’immagine dei nidi in cui i piccoli dormono sotto le ali della madre. Affiora l’idea rassicurante del nido, tema caro al poeta e messo in rilievo dalla critica recente.  (Barberi Squarotti).
La musicalità dei versi crea un’eco suggestiva, un’atmosfera sospesa, incantata, di seduzione, di fascino, di veglia, contrapposta al torpore e al sonno.
Fonagy sottolinea come “cullando coi suoni” il testo indirizzi verso qualcosa che va oltre il testo, verso l’inesprimibile. Gioanola, riprendendo questa affermazione e l’indagine sui significanti nella poesia di Pascoli condotta da Beccaria, giunge alle estreme conseguenze, e nota in un suo saggio come la casa del Gelsomino notturno sia collocata “là”: il nesso liquida + a, nella forma la, ricorre per ben 16 volte nel testo. Ne deriva un sentimento di esclusione del poeta, che di fronte al tema dell’eros, avverte al contempo turbamento e fascino, attrazione e repulsione, come dinanzi a una condizione a lui preclusa. Già Chimenez aveva letto la lirica nella direzione della frustrazione erotica pascoliana, del represso sensualismo del poeta.
Nella sinestesia “l’odore di fragole rosse”, in cui il profumo, una percezione olfattiva, sembra acuito dal colore rosso delle fragole, percezione visiva, è evidente il tema dell’attrazione, della tentazione sensuale che si accosta nei versi successivi al risplendere della luce nella sala, , alla curiosità per la vicenda degli sposi. Ma su tutto si diffonde un senso di mistero per il compenetrarsi inesplicabile di vita e morte: “nasce l’erba sopra le fosse”.
L’ape, che, essendosi attardata, trova già prese le celle del suo alveare, potrebbe allora tradurre in immagine il senso di esclusione che il poeta, incuriosito dall’eros, avverte rispetto alla propria famiglia di origine. Ma subito ricompaiono immagini rassicuranti di nido. Le Pleiadi nel cielo appaiono per un procedimento analogico come una chioccetta, che in un’aia si trascina dietro la covata dei suoi pulcini e il pigolio potrebbe offrirsi come una sinestesia che trasferisce nella percezione uditiva la percezione visiva del tremolio della luce stellare.
All’intenso odore del fiore che passa col vento si accompagna il salire della luce lungo la scala e il suo spegnersi al primo piano con i puntini di sospensione che seguono e alludono al congiungersi degli sposi, ma soprattutto al mistero della vita che continua a palpitare nel buio.
La lirica si chiude nuovamente con un ossimoro: “E’ l’alba”, il momento del risveglio, e “si chiudano i petali un poco gualciti. “Nell’urna molle e segreta”, che simbolicamente rappresenta il grembo della madre, si dischiude una nuova vita, si cova “non so che felicità nuova”. Scrive Vincelli “E’ qui il segreto di questa poesia, che si è detto valere, sì, per se stessa, ma che ben più ci stupisce e incanta nella rivelazione di un mirabile, sfumato, purissimo simbolo, nel segreto di un miracolo notturno, di un altro gelsomino che si apre e che, come l’erba silenziosa sopra le fosse, va segretamente dal mistero del nulla verso la vita. In quel dolce silenzio, in quell’ombra profumata quasi dalla passione del fiore, quando anche quell’ultimo lume è spento, ha cominciato a germinare una nuova vita, che come dentro l’urna segreta del fiore notturno, su cui a mattina si chiudono i petali un poco gualciti, prepara una felicità nuova: la maternità e la novella vita”.