Giuliano, imperatore pagano e Gioviano

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Descrizione

I cristiani hanno soprannominato Giuliano, l’«Apostata», cioè l’infedele, il rinnegato. Giuliano regnò dal 361 al 363 d.C. e conobbe un destino tragico. I moderni lo spiegano con teorie differenti: - per gli psicologi fu un eccitato e uno squilibrato; - gli psicanalisti sottolineano i suoi traumi dell’infanzia; - gli storici vedono in lui un uomo eccezionale che dovette tentare di risolvere difficoltà gravi e numerose.

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Testo completo

I cristiani hanno soprannominato Giuliano, l’«Apostata», cioè l’infedele, il rinnegato. Giuliano regnò dal 361 al 363 d.C. e conobbe un destino tragico. I moderni lo spiegano con teorie differenti:
- per gli psicologi fu un eccitato e uno squilibrato;
- gli psicanalisti sottolineano i suoi traumi dell’infanzia;
- gli storici vedono in lui un uomo eccezionale che dovette tentare di risolvere difficoltà gravi e numerose.
Era nipote di imperatore, ed ebbe come tutore il vescovo di Nicomedia e l’eunuco scita Mardonio, che gli insegnarono il greco. Trascorse la sua infanzia nelle proprietà di Calcedonia, dove studiò Omero, e in Cappadocia, dove subì l’influenza di un vescovo ariano.
Costanzo II, che diffidava di tutto e di tutti, lo aveva esiliato in Nicomedia. Fu qui che Giuliano scoprì l’opera di Libanio e, in seguito ad una visione, si convertì al paganesimo.
Egli era soprattutto un intellettuale affascinato dall’ellenismo, in particolare dal neoplatonismo di Plotino, Porfirio e Giamblico. La sua conversione corrisponde ad un periodo di difficoltà per il cristianesimo, quello dei cattolici che si scontravano con gli ariani, e ad una rinascita della cultura orientale.
Per via della situazione alquanto difficile, Costanzo II lo nominò Cesare: i pericoli erano sia all’interno dell’impero, dove continuavano a proclamarsi usurpatori, ma anche all’esterno di esso, dove invece Sapor II preparava le sue offensive in Mesopotamia e in Armenia. Anche in Europa c’erano tanti popoli, così come tanti pericoli.
Giuliano partì per la Gallia, dove riportò una grande vittoria sugli Alamanni. Stabilì il campo invernale in Germania, dove fece alcune incursioni. Lì lesse Cesare e Plutarco.
Si trovava ancora in Germania quando Costanzo II gli chiese di portargli aiuto in Oriente contro Sapor II. L’esercito non voleva partire, e proclamò allora imperatore Giuliano. Quest’ultimo esitava, ma poi accettò quando Costanzo II morì di malattia.
Egli aveva definito la sua ideologia politica in un elogio Sulla regalità a Costanzo II. Alle virtù di pietas, iustitia et clementia, improntate alla tradizione romana, egli aveva aggiunto anche la bontà, dettatagli dal suo umanesimo.
Si conosce del suo regno soprattutto la sua politica religiosa: fu adepto della teurgia e iniziato ai misteri di Eleusi, devoto del Sole e di Cibale, alla quale dedicò “Alla madre degli dei”). Per tutti questi motivi, Giuliano restaurò il paganesimo con un editto, attaccando il cristianesimo: i fedeli di questa religione furono esclusi dall’insegnamento, dalla funzione pubblica, e fu loro vietato di celebrare funerali di giorno.
Egli promulgò anche alcune riforme di governo, tra cui:
- la semplificazione all’estremo dell’etichetta di corte;
- la riduzione dell’aurum coronarium.
Dovette affrontare il pericolo di Sapor II, che Costanzo gli aveva lasciato in eredità dopo la sua morte. Marciò contro il re persiano, ma poi dovette battere in ritirata. Nel corso di questo episodio fu gravemente ferito. Una leggenda alimentata dai cristiani gli attribuisce l’ultima frase «hai vinto tu, Galileo!». Di nuovo un imperatore era morto affrontando il nemico.
Lo stato maggiore designò come suo successore Gioviano, ufficiale cristiano moderato, il quale si arrese di fronte alla Persia: abbandonò la riva sinistra del Tigri, rinunciò ad ogni influenza sull’Armenia; annullò le misure di Giuliano contro i cristiani e poi morì.