I controlli fiscali

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Descrizione

Una volta che il soggetto passivo ha adempiuto la propria obbligazione tributaria inizia la fase di accertamento, inteso come controllo da parte del fisco dell’adempimento o inadempimento del contribuente. Un primo controllo, c.d. di liquidazione, viene effettuato automaticamente dall’Anagrafe tributaria su tutte le dichiarazioni; un secondo controllo (controllo formale) viene eseguito su campioni delle dichiarazioni dagli uffici dell’Agenzia. Una terza fase (controllo sostanziale) è diretta alla rettifica dei singoli redditi dichiarati e alla individuazione dei soggetti che, pur essendo tenuti alla presentazione della dichiarazione, non vi hanno provveduto

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Una volta che il soggetto passivo ha adempiuto la propria obbligazione tributaria inizia la fase di accertamento, inteso come controllo da parte del fisco dell’adempimento o inadempimento del contribuente.
Un primo controllo, c.d. di liquidazione, viene effettuato automaticamente dall’Anagrafe tributaria su tutte le dichiarazioni; un secondo controllo (controllo formale) viene eseguito su campioni delle dichiarazioni dagli uffici dell’Agenzia. Una terza fase (controllo sostanziale) è diretta alla rettifica dei singoli redditi dichiarati e alla individuazione dei soggetti che, pur essendo tenuti alla presentazione della dichiarazione, non vi hanno provveduto
Il controllo formale viene svolto su talune dichiarazioni selezionate in base a criteri fissati dal Direttore dell’Agenzia. Tramite il controllo formale, che deve concludersi entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, viene verificata la conformità dei dati esposti in dichiarazione alla documentazione conservata dal contribuente e ai dati desunti dalle dichiarazioni presentate da altri soggetti o trasmessi per legge da enti previdenziali ed assistenziali, banche e imprese assicuratrici.
A questo fine il contribuente la cui dichiarazione è sottoposta a controllo formale è invitato dall'ufficio ad esibire o trasmettere la documentazione attestante la correttezza dei dati dichiarati e a fornire chiarimenti nel caso siano riscontrate difformità tra questi ultimi ed i dati in possesso dell'Agenzia.
Il controllo formale consente di:
escludere in tutto o in parte lo scomputo delle ritenute d'acconto;
escludere in tutto o in parte le detrazioni d'imposta e le deduzioni dal reddito non spettanti in base ai documenti richiesti ai contribuenti;
determinare i crediti d'imposta spettanti in base ai dati risultanti dalle dichiarazioni e ai documenti richiesti ai contribuenti;
correggere gli errori materiali e di calcolo commessi nelle dichiarazioni dei sostituti d'imposta.
L'esito del C.F. è comunicato al contribuente. Il contribuente che entro trenta giorni, provvede al versamento delle somme richieste beneficia della riduzione di un terzo della sanzione.
Oltre al controllo formale, l’Amministrazione finanziaria può procedere ad un controllo di carattere sostanziale o di merito diretto alla rettifica del reddito complessivo del contribuente (accertamento generale) o solo di alcune tipologie di reddito (accertamento parziale).
L’accertamento generale può essere di tre tipi:
analitico: quando l’Ufficio, sebbene la dichiarazione sia incompleta o infedele, è in grado di determinare analiticamente il maggior reddito conseguito o le indebite detrazioni effettuate dal contribuente;
sintetico: cui si ricorre qualora il reddito accertabile determinato in base agli elementi indicatori di capacità contributiva si discosti da quello dichiarato per almeno un quarto e tali scostamenti si verifichino per oltre due periodi d’imposta.
D’ufficio: qualora la dichiarazione del contribuente manchi del tutto.

Il redditometro costituisce un meccanismo di calcolo presuntivo del reddito sulla base di parametri certi ed uniformi fissati dal Ministero delle Finanze con appositi decreti. Per ciascun anno di imposta sono stati fissati distinti indici e coefficienti presuntivi di reddito (o di maggior reddito), calcolati in relazione alla disponibilità, da parte dei contribuenti, di particolari beni di lusso indicatori di un’elevata capacità contributiva quali: aerei, imbarcazioni, autoveicoli etc.
L’obbligo di elencare nella dichiarazione dei redditi i dati e le notizie relative alle disponibilità di beni e servizi indicativi della capacità contributiva del dichiarante è venuto meno, a partire dal periodo d’imposta 1993. Di conseguenza i beni e servizi che costituiscono i parametri del redditometro dovranno essere acquisiti direttamente dall’amministrazione finanziaria per mezzo di nuovi strumenti quali ad esempio gli studi di settore.
L’accertamento nei confronti di possessori di reddito d’impresa e di lavoro autonomo
Anche per tali contribuenti, l’accertamento può essere generale e parziale. In particolare potremo dunque avere:
accertamento analitico: quando la dichiarazione del contribuente non è conforme alle risultanze delle scritture contabili.
accertamento induttivo: ammesso solo in via eccezionale:
quando il reddito d’impresa non è stato indicato in dichiarazione;
quando dal verbale di ispezione risulta che il contribuente non ha tenuto o ha sottratto all’ispezione stessa una o più scritture contabili;
quando le omissioni, le falsità e le inesattezze sono così numerose e gravi da far ritenere inattendibili le scritture contabili;
quando il contribuente non ha dato seguito agli inviti degli Uffici previsti dalla normativa IVA.
A causa della gravità delle infrazioni commesse dal contribuente la legge autorizza l’Ufficio ad avvalersi di presunzioni non qualificate, prive cioè dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.
accertamento d’ufficio: vale quanto già detto a proposito delle persone fisiche.

L’accertamento con adesione è un istituto conciliativo che consente la rapida definizione dei provvedimenti di rettifica o accertamento redatti dagli Uffici finanziari in materia di imposte dirette, IVA, imposte sulle successioni e donazioni, di registro, ipotecarie e catastali, INVIM e tributi locali.
È una forma di accertamento in un unico atto in contraddittorio con l’interessato e, in quanto definitivo, non alimenta il contenzioso tributario. Introdotto dagli artt. 2bis e 2ter del D.L. 564/ 94, ha subito molteplici modifiche sino all’emanazione del D.Lgs. 19-6-1997, n. 218 che ne ha innovato sensibilmente la disciplina rendendola conforme a quella della conciliazione giudiziale. La nuova normativa, entrata in vigore dal 1° agosto 1997, è accessibile a tutti i contribuenti e si estende a tutte le tipologie di reddito.
L’accertamento con adesione comporta l’applicazione delle sanzioni nella misura di un quarto del minimo per le violazioni concernenti i tributi oggetto di definizione ed il contenuto delle dichiarazioni. Nelle altre ipotesi le sanzioni vengono invece applicate nella misura intera. Con apposita delibera, Province e Comuni possono introdurre, relativamente ai tributi di propria spettanza, l’istituto dell’accertamento con adesione (art. 501, L. 449/97).