I trattati

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Descrizione

Per indicare l’accordo la terminologia usata è assai varia, parlandosi indifferentemente, oltre che di accordo, di trattato, di convenzione, di patto, ecc. Ad ogni modo, pur cambiando il nome, la natura dell’atto non muta ed è quella propria degli atti contrattuali; l’accordo internazionale può essere definito come l’unione o meglio l’incontro delle volontà di due o più Stati dirette a regolare una determinata sfera di rapporti riguardanti questi ultimi. Distinzione introdotta dalla dottrina tedesca è quella tra trattati normativi (o trattati-legge) e trattati-contratto (o trattati-negozio).

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Testo completo

Per indicare l’accordo la terminologia usata è assai varia, parlandosi indifferentemente, oltre che di accordo, di trattato, di convenzione, di patto, ecc. Ad ogni modo, pur cambiando il nome, la natura dell’atto non muta ed è quella propria degli atti contrattuali; l’accordo internazionale può essere definito come l’unione o meglio l’incontro delle volontà di due o più Stati dirette a regolare una determinata sfera di rapporti riguardanti questi ultimi.
Distinzione introdotta dalla dottrina tedesca è quella tra trattati normativi (o trattati-legge) e trattati-contratto (o trattati-negozio).
I primi, considerati come gli unici accordi produttivi di vere e proprie norme giuridiche, sarebbero caratterizzati da volontà di identico contenuto, dirette a regolare la condotta di un numero rilevante di Stati; essi comprenderebbero gli accordi di codificazione, gli accordi istitutivi di organizzazioni internazionali, gli accordi contenenti dichiarazioni solenni degli Stati, come la rinuncia alla guerra, all’impiego di certi tipi di armi, le grandi convenzioni sui diritti umani, ecc.
Nei secondi, che sarebbero fonti di diritti e di obblighi, ossia di rapporti giuridici, e non di norme, le parti muoverebbero da posizioni contrastanti ed attuerebbero uno scambio di prestazioni più o meno corrispettive; ciò caratterizzerebbe, ad es., gli accordi di stabilimento, con i quali gli Stati si fanno reciproche concessioni circa il trattamento dei cittadini di ciascuno di essi nei territori degli altri, gli accordi commerciali, i trattati di alleanza, di cessione territoriale, ecc.
La distinzione tra trattati normativi e trattati-contratto non ha senso, non avendo senso la contrapposizione tra norma e rapporto giuridico: qualsiasi atto che sia obbligatorio, che vincoli qualcuno produce per ciò stesso una regola di condotta. Né ha senso il dire che in certi accordi le parti sono contrapposte e in altri sono unite. In realtà si tratta di una distinzione anacronistica (di essa non vi è infatti traccia nella Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati).
Non bisogna confondere la distinzione fra trattati normativi e trattati-contratto con la distinzione tra norme astratte regolanti una situazione o un rapporto <<tipo>> e vincolanti i destinatari che vengono a trovarsi in quella situazione o rapporto, e norme concrete, regolanti una situazione o un rapporto singolo e determinato. Norme astratte e concrete si rinvengono oltre che negli accordi internazionali anche nelle fonti del diritto interno legislative, amministrative, contrattuali, ecc.; ma non è dalla presenza delle une o delle altre che si fa dipendere la qualifica di un accordo come trattato-legge o trattato-negozio.
I trattati, come tutte le fonti di norme giuridiche, possono dar vita:
sia a regole materiali, cioè a norme che direttamente disciplinano i rapporti fra i destinatari imponendo obblighi o attribuendo diritti,
sia a regole formali o strumentali, cioè a norme che si limitano ad istituire fonti per la creazione di ulteriori norme. Tra gli accordi che istituiscono fonti acquistano sono oggi molto importanti i trattati costitutivi di organizzazioni internazionali, i quali, oltre a disciplinare direttamente certi rapporti fra gli Stati membri, demandano agli organi sociali la produzione di norme ulteriori.
I trattati internazionali sottostanno ad una serie di norme consuetudinarie che ne disciplinano il procedimento di formazione nonché i requisiti di validità ed efficacia. Tale complesso di regole forma il c.d. diritto dei trattati. Ad esso è dedicata la Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati.
L’art. 4 della Convenzione di Vienna stabilisce: <<Fatta salva l’applicazione delle regole contenute nella presente Convenzione alle quali i trattati sarebbero sottoposti in virtù del diritto internazionale indipendentemente dalla Convenzione medesima, questa si applica unicamente ai trattati conclusi tra Stati dopo la sua entrata in vigore per tali Stati>>.
La prima parte dell’articolo si riferisce alle regole della Convenzione meramente riproduttive delle norme consuetudinarie generali in tema di diritto dei trattati e enuncia il principio che tali regole, appunto perché corrispondenti al diritto generale, valgono per tutti gli Stati e per tutti i trattati.
Alle regole non riproduttive del diritto consuetudinario si riferisce la seconda parte dell’art. 4 che contiene due principi:
- quello che le norme della Convenzione non hanno carattere retroattivo e
- quello che le norme innovative valgono solo tra gli Stati tra cui la Convenzione <<è in vigore>>, ossia tra gli Stati che la ratificano.
Le norme (innovative) della Convenzione di Vienna devono applicarsi anche nel caso di accordi multilaterali cui partecipino Stati terzi, ovviamente nei soli rapporti tra Stati legati dalla Convenzione.

Come si arriva alla conclusione di un accordo? Il diritto internazionale lascia la più ampia libertà in materia di forma e di procedura per la stipulazione e quindi un accordo può risultare da ogni genere di manifestazioni di volontà degli Stati purchè di identico contenuto e purchè dirette ad obbligarli.
L’accordo può così realizzarsi istantaneamente oppure aversi al termine di complicate procedure, può essere scritto o orale, può essere consegnato in un documento ad hoc oppure risultare dal processo verbale di un organo internazionale o dallo scambio di norme diplomatiche, e così via.