Il compromesso Licinio-Sestio, le magistrature repubblicane e i nuovi nobili

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Descrizione

La situazione politica era alquanto ingarbugliata, e fu aggravata dall’azione di due tribuni della plebe, Caio Licinio e Lucio Sestio, rieletti per dieci anni consecutivi, che seminavano l’anarchia boicottando le elezioni e paralizzando l’azione dei consoli con il loro potere di veto. Il Senato fu allora costretto in più occasioni a fare appello ad un dittatore per migliorare la situazione.

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La situazione politica era alquanto ingarbugliata, e fu aggravata dall’azione di due tribuni della plebe, Caio Licinio e Lucio Sestio, rieletti per dieci anni consecutivi, che seminavano l’anarchia boicottando le elezioni e paralizzando l’azione dei consoli con il loro potere di veto.
Il Senato fu allora costretto in più occasioni a fare appello ad un dittatore per migliorare la situazione.
In seguito, accettò le famose leges Liciniae Sestiae (leges licinie sestie) del 367 a.C., che risolsero:
- il problema dei debiti con una legislazione contro l’usura e una riduzione dei debiti in corso;
- la questione agraria limitando l’estensione del possesso dei terreni dell’ager publicus, il suolo conquistato e diventato proprietà del popolo romano;
- il problema dell’accesso al consolato, punto fondamentale della riforma: fu ristabilito il consolato, ma uno dei due consoli poteva essere plebeo.
Il patriziato risponde al compromesso precedente attraverso l’istituzione di nuove magistrature che sottraggono poteri al consolato, ma assai presto anche i plebei ottennero di accedere alle nuove magistrature. Vennero create:
- Pretura curule: per 1 magistrato con poteri giudiziari;
- Edilità curule: per 2 magistrati, incaricati (con edili plebei) dell’approvvigionamento della città e con compiti di polizia nei mercati;
- Dittatura: funzione dal potere sovrano, ma effimero perché limitata nel tempo.
La plebe finisce così per trionfare ovunque politicamente, e alla fine del iv secolo lo stato patrizio-plebeo è stato organizzato.
Piano piano assistiamo ad un progressivo ma lento declino del patriziato, e all’apparizione di famiglie patrizie più aperte, come quella dei Fabii, disposte cioè a legami con la plebe. Contemporaneamente emergono anche famiglie plebee che si arricchiscono in fama e denaro.
Si costituirono allora un «partito di centro» e, nella società, una nuova nobilitas che aveva tra i suoi avi almeno un ex magistrato curule.
Questo fece sì che il Senato cessò di essere nelle mani dei patrizi.
Le grandi conquiste della plebe si concludono con la grande censura di Appio Claudio Cieco del 312 a.C., durante la quale questo personaggio, rappresentato in maniera icastica dalla tradizione, si rese celebre per due riforme istituzionali importanti:
- fece ammettere in Senato i figli dei liberti riorganizzando la composizione delle tribù permettendo ai poveri (humiles) e ai liberti di farvisi iscrivere;
- fece costruire, da Roma a Capua, la Via Appia, che era il simbolo delle mire espansionistiche di tutti coloro che guardavano alla Magna Grecia ed esaltava la grandezza di Roma.