Il diritto e la riforma della chiesa

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Descrizione

La riforma della chiesa è una riforma dei valori, una riscoperta dei doveri del clero. Parte da alcune frange più estreme (per esempio il monastero di Clugny) sensibili al messaggio apostolico che vedono nella caduta dei valori morali ed etici un pericolo per la sopravvivenza della Chiesa stessa. Da Clugny parte la riforma con cui si condanna la simonia (vendita di cariche ecclesiastiche) e il concubinato del clero. La designazione del papa deve essere sottratta ai giochi di potere della nobiltà romana rendendo la carica accessibile solo ai cardinali. Negli ambienti della curia romana si iniziò allora a pensare ad un programma di completa indipendenza del papato da ogni altra autorità esistente.

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Testo completo

La riforma della chiesa è una riforma dei valori, una riscoperta dei doveri del clero. Parte da alcune frange più estreme (per esempio il monastero di Clugny) sensibili al messaggio apostolico che vedono nella caduta dei valori morali ed etici un pericolo per la sopravvivenza della Chiesa stessa. Da Clugny parte la riforma con cui si condanna la simonia (vendita di cariche ecclesiastiche) e il concubinato del clero. La designazione del papa deve essere sottratta ai giochi di potere della nobiltà romana rendendo la carica accessibile  solo ai cardinali.
Negli ambienti della curia romana si iniziò allora a pensare ad un programma di completa indipendenza  del papato da ogni altra autorità esistente.
Quindici anni più tardi l’elezione come papa di Ildebrando di Soana, detto poi Gregorio VII, porterà ad un ulteriore riforma della chiesa che finalmente riesce ad affermare la sua autorità suprema nei confronti del potere temporale e anzi afferma anche la preminenza del papa anche nell’ordine temporale.
Nel 1075 infatti Gregorio VII pubblica il Dictatus Papae che afferma alcuni principi fondamentali per il ritorna alla supremazia della chiesa:
autorità del pontefice sui vescovi, il papa infatti è l’unico che può nominare o trasferire i vescovi, presiedere ai concili…
autorità del pontefice nei confronti dell’imperatore anche attraverso la scomunica ovvero lo scioglimento per i sudditi dell’obbligo di fedeltà verso l’imperatore

Enrico IV e papa Gregorio VII ebbero un conflitto che è passato alla storia come lotta per le investiture. Il 22 febbraio 1076 il Papa scomunicò Enrico, e lo dichiarò decaduto. Precedentemente era stato Enrico a dichiarare decaduto il papa, perché la sua nomina sarebbe stata irregolare, avendo il Re dei Romani il diritto di intervenire nell'elezione del papa.
Per giungere alla revoca della scomunica, Enrico e sua moglie si recarono in penitenza a Canossa, per incontrare Gregorio VII. Per tre giorni, dal 25 al 27 gennaio 1077, rimase in attesa di fronte all'ingresso del castello, e il 28 gennaio il papa decise di revocare la scomunica, soprattutto grazie alla mediazione di Matilde di Canossa, signora del castello.
Questo è un esempio di come la chiesa decide di rivendicare la sua autorità in ambito religioso e sceglie di adottare una struttura gerarchica molto somigliante a quella utilizzata dal potere temporale; a capo di tale struttura vi è il pontefice. Totalmente autonomo da ogni altra fonte di potere. Obbiettivo primario di tale riforma passata alla storia come riforma gregoriana è l’eliminazione dell’ingerenza del signore locale nei patrimoni episcopali.
La lotta alle investiture assunse quindi due aspetti principale: se da un lato infatti la lotta si traduceva in contrasto con i signori locali per le forme di dominium sui benefici, dall’altro la lotta si manifestava come conflitto con gli imperatori che rivendicavano l’appartenenza dei patrimoni beneficiali al demanio imperiale e proclamavano il mundeburdio, cioè il diritto di protezione sull’intera chiesa.
Importante espressione della riforma furono le collezioni canonistiche che riunirono testi di diverse fonti per ricostruire in modo corretto la disciplina del sistema beneficiale  e i poteri del pontefice e proprio in una di queste collezioni, precisamente nella Britannica di Ivo, per la prima volta dopo molti secoli di buio, ritroviamo citati i passi della prima parte del Digesti di Giustiniano.
Altro importante aspetto delle collezioni canonistiche è la comparsa della distinzione, in vero già presente nel diritto romano, tra diritto divino e diritto umano, concetti che saranno alla base della riforma del XII secolo.