Il Nuovo Regno egiziano

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Descrizione

Il figlio di Ahmosi I e di Ahmosi-Nefertari, Amenhotep I, continua la politica espansionistica in Nubia, come attesta l’autobiografia di Ahmosi figlio di Ibn. Durante il suo regno cominciano ad essere utilizzati i titoli di “Figlio del re di Kush” e di “Soprintendente alle terre meridionali”. Le campagne nubiane continuano sotto il suo successore, Thutmosi I, che è uno dei più grandi condottieri della storia egizia. Si spinge a sud fino alla IV cateratta, nella Nubia ridotta a colonia, e ad est fino all’Eufrate, segnando i limiti più ampi mai raggiunti dagli Egizi.

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Testo completo

Il figlio di Ahmosi I e di Ahmosi-Nefertari, Amenhotep I, continua la politica espansionistica in Nubia, come attesta l’autobiografia di Ahmosi figlio di Ibn. Durante il suo regno cominciano ad essere utilizzati i titoli di “Figlio del re di Kush” e di “Soprintendente alle terre meridionali”.
Le campagne nubiane continuano sotto il suo successore, Thutmosi I, che è uno dei più grandi condottieri della storia egizia. Si spinge a sud fino alla IV cateratta, nella Nubia ridotta a colonia, e ad est fino all’Eufrate, segnando i limiti più ampi mai raggiunti dagli Egizi. Si scontra con Mitanni, regno della Siria settentrionale che sarà per oltre un secolo il principale rivale dell’Egitto, mentre gli straterelli siro-palestinesi diventano suoi vassalli.
Nel Paese aumenta progressivamente la potenza dell’esercito, nonché quella del clero. Thutmosi I è il primo sovrano ad essere sepolto nella Valle dei Re.
Dalla moglie principale, Thutmosi I ha la figlia Hatshepsut, e da una secondaria il figlio Thutmosi II, che si sposeranno per ragioni dinastiche. Alla morte di quest’ultimo, il regno spetta di diritto ad un figlio da lui avuto da una moglie secondaria, Thutmosi III.
Ma questi è troppo giovane per poter assumere da solo il governo: gli si affianca come reggente Hatshepsut, che, nell’VIII anno di regno, si proclama re ed assume tutte le prerogative, anche esteriori e tipicamente maschili, della regalità.
Durante il suo regno, è rimasto celebre un viaggio al Paese di Punt, di localizzazione non precisata in modo definitivo ma a sud-est dell’Egitto. I ricchi prodotti riportati da questa terra mitica sono raffigurati su alcuni rilievi che ornano il tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari. Questo si sviluppa in modo scenografico su tre terrazze sovrapposte, sorrette da portici, precedute in origine da un viale di sfingi alberato.
Alla morte di Hatshepsut, Thutmosi III riorganizza spedizioni militari in Asia, combattendo contro Mitanni, e in Nubia, dove fonda Napata presso la IV cateratta, ove si eleva il Gebel Barkal, e ne fa la capitale della regione. In Nubia costruisce templi e cappelle, oltre ad importanti edifici in Egitto, quali l’Akhmenu nel tempio di Karnak, chiamato anche “Sala delle feste”, di cui un ambiente viene decorato con rilievi che mostrano animali e piante dei Paesi vicino-orientali toccati dal sovrano durante le sue campagne. Stele, statue e oggetti a suo nome si sono conservati in grandissima quantità, e scarabei con inciso uno dei suoi nomi, Menkheper-ra, saranno fabbricati secoli dopo la sua morte, a sottolineare i valori positivi e benauguranti a lui associati. Nella fase finale del suo regno, ordina una sistematica abrasione del nome di Hatshepsut dai monumenti o la loro distruzione, con l’intento di cancellare la memoria del suo regno ed annientarne l’esistenza stessa. Cancellarne il nome, infatti, significava eliminare l’esistenza stessa di una persona o di una cosa.
Correggente di Thutmosi III negli ultimi anni di regno è il figlio Amenhotep II, che ne imita le imprese, conducendo imponenti campagne in Siria e tornando in Nubia, dove termina il tempietto di Amada iniziato dal padre. Costruisce un tempio a Giza, accanto alla Sfinge, adorata dal Nuovo Regno come immagine della divinità solare Ra-Horakhty, e lascia in tutto il Paese iscrizioni che lo ricordano come un grande sportivo.
Anche Thutmosi IV, suo successore, innalza una stele davanti alla Sfinge, in cui narra che questa, che gli era apparsa in sogno, gli aveva preannunciato che lui avrebbe regnato qualora fosse stata liberata dalla sabbia. Per suggellare la pace con Mitanni, il faraone sposa una principessa del regno siriano.
Lo stesso fa Amenhotep III, il cui regno costituisce un periodo di grande ricchezza per l’Egitto, come testimoniano il numero delle costruzioni realizzate e l’imponenza e la qualità della produzione artistica. A Tebe, l’impianto dei grandi templi è modificato ed ampliato; sulla riva occidentale viene costruito il tempio funerario del re, distrutto da un terremoto già nell’antichità, che era preceduto da due sue statue imponenti note come “colossi di Memnone”, e viene edificato il palazzo regale a Malqata, nei pressi di un grande lago artificiale, circondato da quartieri abitativi. Amenhotep III riafferma la potenza e l’infallibilità del sovrano e dell’istituzione stessa della monarchia. Il sovrano viene deificato in vita, come prova il tempio di Soleb, nei pressi della III cateratta del Nilo, dedicato allo stesso faraone sotto forma di dio lunare chiamato Neb-maat-ra, “Signore della Nubia”, e ad Amon-Ra di Karnak.
Anche la moglie viene deificata come una delle forme di Hator, e adorata nel tempio di Sedeinga, presso Soleb. Questa regina riveste un ruolo politico importante, tanto da essere raffigurata sotto forma di Sfinge, un onore riservato solamente ai sovrani. Alla morte del marito, Tiy mantiene questa posizione privilegiata ed attiva all’inizio del regno del figlio Amenhotep IV. Questi si conferisce il titolo di sommo sacerdote del dio Sole, e pone al centro dei culti divinità solari, tra cui Ra-Horakhty, Shu e Aton. Quest’ultimo è raffigurato come un disco da cui emanano raggi terminanti con mani che porgono il segno della vita ankh. Nei primi anni di regno, Amenhotep IV edifica nuovi templi soprattutto a Karnak, utilizzando blocchi di pietra di piccole dimensioni, denominati talatat, che vengono decorati con bassorilievi a soggetto nuovo, incentrato sulla raffigurazione del disco solare e della famiglia reale che comunica direttamente con esso. I templi vengono abbelliti con statue colossali del sovrano e della sua moglie principale, Nefertiti.
Nel V anno di regno, Amenhotep IV cambia il suo nome di Akhenaton, “Colui che governa ad Aton”, ed inizia la costruzione di una nuova capitale su un terreno vergine dal Medio Egitto, nei pressi dell’attuale Amarna, cui darà il nome di Akhetaton, “L’orizzonte di Aton”. Il territorio della nuova capitale è delimitato da 14 stele, poste ad est e ad ovest del Nilo, su cui è inciso un testo programmatico relativo alla fondazione della città ed alla sua funzione. La città doveva essere l’equivalente di Tebe: oltre ai quartieri residenziali per la famiglia reale e gli alti dignitari, ove si trovavano anche i templi, vi erano quartieri artigianali ed operai, nonché scavate nella falesia che circonda la città, le tombe dei funzionari, mentre la sepoltura della famiglia reale venne approntata a nord-est dell’insediamento, in una gola nascosta chiamata Darb el-Melek.
Degli edifici della città si sono conservate le parti inferiori dei muri o le fondamenta, poiché molti elementi costruttivi sono stati utilizzati come materiale da reimpiego. Negli archivi furono portate alla luce circa 400 tavolette d’argilla, che contengono la corrispondenza in accadico fra gli Egiziani ed i governanti vicino-orientali, e mostrano un parziale disinteresse del sovrano verso le grandi questioni di politica internazionale.
Akhenaton realizza importanti riforme in campo religioso, artistico e culturale. La sua politica è quella di un restauratore che, ispirandosi al passato, raggiunge obiettivi rivoluzionari.
S’ispira all’immagine divina del re tipica del III millennio a.C., ne riprende il potere di legare a sé anche il futuro ultraterreno dei suoi cortigiani, ma concentra progressivamente i culti su quello enoteistico di Aton, in cui si fondono aspetti di divinità differenti e con cui solo il sovrano ha contatti diretti. Akhenaton sceglie di adorare l’aspetto visibile del Sole, il Disco, che aveva un ruolo ben definito nella teologia eliopolitana del III millennio a.C., e poteva essere percepito direttamente, in opposizione ad Amon, il “dio nascosto”. Per Aton viene composto un inno, iscritto nella tomba di Ay ad Amarna, che ne esalta le caratteristiche universaliste di creatore e vivificatore della natura e degli uomini. Nella fase finale del suo regno, il faraone ordina di scalpellare il nome di Amon e della parola “dei” dai monumenti, ma il popolo continuerà a adorare molte delle divinità tradizionali.
In campo artistico, il sovrano viene rappresentato deforme, con la testa piriforme, il mento, gli zigomi ed il ventre prominenti, le gambe sottili ma con grosse cosce. La sua raffigurazione androgina ha un valore simbolico, perché il faraone è, ad immagine del suo dio, padre e madre di ogni creatura.