Il piede torto congenito

Appunto audio Durata: 5 min 51 sec
Descrizione

Il termine di piede torto congenito indica un gruppo di malformazioni del piede, di entità variabile, che hanno, come comune caratteristica, una viziosa e permanente deviazione dei suoi assi anatomici fra loro e rispetto a quelli della gamba, con conseguente modificazione dei normali punti di appoggio ed alterazione della funzione. Quando parliamo di piede torto congenito ci riferiamo solitamente alla varietà in equino-varosupinato che è di gran lunga la più frequente. Accanto a questa esistono altre varietà congenite, meno frequenti: - talovalgopronato; - piatto-reflesso; - metatarso-addotto; - forme associate. Fra le malformazioni congenite il piede torto è la più diffusa ed interessa prevalentemente il sesso maschile (1 su 1000 nati in Italia, con un rapporto di 3 a 1, più frequente al sud e nelle isole).

Tipologia

Università

Testo completo

Il termine di piede torto congenito indica un gruppo di malformazioni del piede, di entità variabile, che hanno, come comune caratteristica, una viziosa e permanente deviazione dei suoi assi anatomici fra loro e rispetto a quelli della gamba, con conseguente modificazione dei normali punti di appoggio ed alterazione della funzione.
Quando parliamo di piede torto congenito ci riferiamo solitamente alla varietà in equino-varosupinato che è di gran lunga la più frequente.
Accanto a questa esistono altre varietà congenite, meno frequenti:
- talovalgopronato
- piatto-reflesso
- metatarso-addotto
- forme associate.
Fra le malformazioni congenite il piede torto è la più diffusa ed interessa prevalentemente il sesso maschile (1 su 1000 nati in Italia, con un rapporto di 3 a 1, più frequente al sud e nelle isole). Spesso è bilaterale, ed in alcuni casi se ne è potuta constatare la familiarità.
La eziologia è ancora ampiamente discussa.
Una prima teoria la definisce un vizio di formazione embrionaria, non si sa bene se a carico di tutte le componenti del piede o di parte di esso.
Una seconda teoria, neurologico-miopatica, farebbe risalire la malformazione ad un danno midollare con conseguente squilibrio muscolare che determinerebbe la deformità; questa è confermata anche dalla frequente associazione con la spina bifida.
Secondo una terza teoria, meccanica, si realizzerebbe una compressione durante la vita embrionale, cioè durante i primi tre mesi di gravidanza, periodo in cui il piede è atteggiato fisiologicamente in equinismo, varismo, adduzione e supinazione.
Oggi si ritiene che questo arresto dello svolgimento del piede durante la vita embrionale e fetale, cioè dalla 6^ settimana (quando il piede è del tutto formato, ma in posizione equino-varasupinata) alla 14^ settimana (quando assume la posizione definitiva) non sia determinato da fattori meccanici ma da alterazioni congenite che inibiscono una sua regolare evoluzione.
Da un punto di vista anatomopatologico possiamo osservare che, nella varietà equino-varosupinata, le formazioni mediali (parti molli, muscoli, capsule, legamenti) sono più o meno accorciate o tendono ad accorciarsi, mentre le esterne tendono ad allungarsi; il tendine di Achille è accorciato e retratto.
In fase iniziale le alterazioni morfologiche scheletriche sono minime e ricordano le forme normali dell'embrione; vanno poi accentuandosi con il passare dei mesi e degli anni. L'astragalo inclina la testa in basso, mentre solo la parte postero-superiore della sua puleggia prende contatto con la pinza tibioastragalica. La deformità dell'astragalo è la più importante perchè guida tutte le deviazioni del piede. Il calcagno si va atteggiando in equinismo e supinazione e si incurva con concavità mediale.
Lo scafoide va spostandosi verso l'interno. Il cuboide invece, tende a porsi sotto il gruppo scafoide-cuneiforme, poggiando a terra con la faccia dorsale ed ipertrofizzando la sua posizione esterna.
Ne risulta che il piede assume un atteggiamento caratteristico:
- equino ( angolo tra assi longitudinali della gamba e del retropiede maggiore di 90^): si svolge a carico dell'articolazione tibio-tarsica; atteggiamento opposto è il talismo;
- varo (angolo tra assi longitudinali della gamba e verticale del retropiede aperto all'interno): si svolge a carico dell'articolazione tibioastragalica e sottoastragalica; l'atteggiamento opposto è il valgismo;
- cavo (accentuazione della volta longitudinale e plantare): la deformità opposta è il piattismo;
- addotto (angolo tra assi longitudinali dell'avampiede e del retropiede aperto all'interno, mentre normalmente la continuazione dell'asse del retropiede deve passare per il primo spazio intermetatarsale): la deformità opposta è l'abduzione;
- supinato (torsione dell'avampiede sul suo asse longitudinale cosicchè la pianta del piede è rivolta all'interno); l'opposta deformità è la pronazione.
Anche la tibia subisce delle modificazioni incurvandosi ed intraruotando.
Come conseguenza di questa deformazione, il piede si presenta atteggiato in equinismo, varismo, supinazione, adduzione ed intrarotazione rispetto al ginocchio. Il margine interno del piede è più corto dell'esterno, che invece si presenta convesso. L'alluce si presenta più sporgente rispetto alle altre dita. Sul dorso del piede si apprezza la sporgenza dell'astragalo. I muscoli si presentano ipotrofici ed in parte accorciati, mentre la gamba assume una forma conica caratteristica.
A seconda dell'entità della malformazione si distinguono tre gradi di piede torto di gravità crescente:
PRIMO GRADO: la deformità è modica e correggibile manualmente; il piede tende ad appoggiare lateralmente;
SECONDO GRADO: il piede forma con la gamba un angolo di 90° e la correzione passiva manuale è difficile; l'appoggio al suolo è nettamente trasferito sul suo margine esterno .
TERZO GRADO: il piede poggia al suolo con la faccia dorsale.
Se la malformazione viene trascurata, crescendo il paziente con questa statica alterata, gradualmente si instaurano alterazioni secondarie progressive delle parti molli e delle articolazioni del piede, del ginocchio, dell'anca e della colonna vertebrale.
Col trascorrere degli anni, sui punti di appoggio anormali si formano callosità e borse sierose reattive che rendono la deambulazione difficile e dolorosa.