Il problema delle origini di Roma

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Descrizione

Le origini di Roma sono state narrate da autori della letteratura come Cicerone, Virgilio, Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso, che però scrivono in un’era molto vicina alla nostra, che è quella Augustea: la tradizione leggendaria, infatti, è codificata e fissata una volta per tutte solo in quel periodo della storia letteraria, attraverso opere come l’Eneide, nella quale si narra però solo una delle tante tradizioni leggendarie. Anche Fabio Pittore, il primo storico annalista che visse nell’età di Annibale (iii secolo), trattò la storia delle origini come materia letteraria.

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Testo completo

Le origini di Roma sono state narrate da autori della letteratura come Cicerone, Virgilio, Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso, che però scrivono in un’era molto vicina alla nostra, che è quella Augustea: la tradizione leggendaria, infatti, è codificata e fissata una volta per tutte solo in quel periodo della storia letteraria, attraverso opere come l’Eneide, nella quale si narra però solo una delle tante tradizioni leggendarie.
Anche Fabio Pittore, il primo storico annalista che visse nell’età di Annibale (iii secolo), trattò la storia delle origini come materia letteraria.
Pochi sono dunque i documenti certi che narrano le origini della città di Roma. Si parla invece di varie leggende, da una parte di Romè, figlia di Telefo, figlio a sua volta di Eracle, che avrebbe fatto di Roma una città Etrusca; si parla inoltre di Romos, figlio di Ulisse, secondo cui la città sarebbe stata greca.
Non ci sono documenti scritti prima della fine del vii secolo, anche a causa dell’incendio gallico del 390 che ha distrutto gran parte del materiale.
Per questo motivo dobbiamo fare affidamento soprattutto sulle fonti archeologiche, tra cui i documenti epigrafici, che hanno inizio con la seconda parte del vii secolo (l’alfabeto apparve fin dal ii millenno): ricordiamo la Fibula d’oro della tomba Bernardini di Preneste (Palestrina); il vaso di Duenos (composto da tre piccoli contenitori saldati insieme); un cippo quadrangolare in tufo posto sotto la pietra nera nel Foro (lapis Niger) sul quale compare una iscrizione bustrofedica (databile al vi-v secolo).
A partire dal iv secolo e man mano che si avanza nel tempo le fonti diventano sempre più numerose, e a partire dal iii secolo si aggiungono anche quelle numismatiche.