Il problema dello imperialismo romano

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Descrizione

Il fenomeno storico più importante dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) è stato il passaggio da Roma-città a Roma-capitale di un impero territoriale nel Mediterraneo. Un fenomeno storico essenziale che caratterizzò questo passaggio fu l’ellenizzazione, attraverso la quale, mentre l’Occidente metteva le mani sull’Oriente, era quest’ultimo a penetrare nel mondo Occidentale, dando vita ad una koiné culturale greco-romana che poi costituirà la base per le realtà occidentali future.

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Il fenomeno storico più importante dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) è stato il passaggio da Roma-città a Roma-capitale di un impero territoriale nel Mediterraneo.
Un fenomeno storico essenziale che caratterizzò questo passaggio fu l’ellenizzazione, attraverso la quale, mentre l’Occidente metteva le mani sull’Oriente, era quest’ultimo a penetrare nel mondo Occidentale, dando vita ad una koiné culturale greco-romana che poi costituirà la base per le realtà occidentali future.
Imperium è parola latina, così com’è originariamente romano il concetto che la riguarda.
Per alcuni storici l’imperialismo romano non è stato offensivo, poiché Roma ha semplicemente risposto ad attacchi che le sono stati mossi, difendendosi. Il Senato romano, inoltre, non ha avuto un progetto espansionista.
Per altri storici ancora, invece, le conquiste sono state volute da tutti: dai senatori, avidi di gloria e delle finanze (necessarie per la loro politica), dai cavalieri attenti allo sfruttamento dei paesi conquistati, dal popolo attirato dalla possibilità di partecipare alla divisione dei bottini.
Il problema dell’imperialismo, al di là di queste argomentazioni, è stato posto fin dall’antichità, per la prima volta da Polibio, un greco, deportato in Italia dopo la vittoria di Pidna (168 a.C.), che ha meditato sulle ragioni del successo romano all’interno della sua opera Storia.
Egli spiega e giustifica la dominazione di Roma grazie alle sue istituzioni che sono equilibrate e grazie al suo esercito, superiore a tutti gli altri; ma la superiorità maggiore Roma la raggiungeva – per Polibio – in ambito religioso.
Nella morale politica del tempo, se un popolo era più forte di un altro aveva il diritto-dovere di allargare i suoi confini e di usare la propria forza per espandersi.
Così la maiestas populi Romani, cioè la «superiorità del popolo romano», legittima l’imperium populi Romano, cioè la dominazione di Roma.
Sulla scia di Polibio, gli storici fino al xx secolo hanno ammesso un imperialismo premeditato, volontario, preparato direttamente dai piani del Senato.
Ma sono punti di vista assai criticabili: vista infatti la composizione del Senato romano e l’atteggiamento delle classi dirigenti, sembra che nessuno a Roma progettasse, alla fine del iii secolo, di intraprendere una politica imperialista.
Sarà solo dopo la battaglia di Zama che Roma inizierà ad interessarsi sul serio agli affari del mondo greco. E di fatto è lo scoppio della seconda guerra di Macedonia che costituisce la nascita dell’imperialismo romano.
Tuttavia è giusto dire anche che l’idea era germogliata nella seconda guerra punica nell’animo di eminenti personaggi come Scipione l’Africano. Ma bisogna sempre precisare che a far sorgere una tale idea fu lo stesso Annibale che scandalizzò il popolo romano combattendo sul suolo sacro italico. Si trattava comunque ancora di un imperialismo difensivo, «un imperialismo che ancora ignorava se stesso».
In questo periodo si trova però espressa per la prima volta la teoria imperialista romana, elaborata dal console Gneo Manlio Vulsone: secondo lui era di urgente necessità per Roma assicurare la pace terra marique e sorvegliare tutto l’Oriente. Questa politica doveva portare all’istituzione di protettorati di città e stati-clienti, e da lì all’annessione.
L’epoca delle annessioni si apre tra il 148-146 a.C. con la riduzione a provincia romana della Macedonia, la presa di Corinto e infine la presa e distruzione di Cartagine, seguita dall’annessione dell’Africa.