il procedimento solenne di formazione del trattato

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Descrizione

Ancora oggi il procedimento normale, o solenne, di formazione del trattato ricalca quello seguito all’epoca delle monarchie assolute. A tale epoca, la stipulazione del trattato era di competenza esclusiva del Capo dello Stato. Esso era negoziato dagli emissari del Sovrano, definiti plenipotenziari in quanto titolari di pieni poteri per la negoziazione. I plenipotenziari predisponevano il testo dell’accordo e lo sottoscrivevano. Seguiva poi la ratifica del Sovrano, con la quale questi accertava se i plenipotenziari si fossero effettivamente attenuti al mandato ricevuto. Occorreva infine, perché il trattato si formasse, che la volontà ultima del Sovrano fosse portata a conoscenza delle controparti; il che avveniva attraverso lo scambio delle ratifiche.

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Testo completo

Ancora oggi il procedimento normale, o solenne, di formazione del trattato ricalca quello seguito all’epoca delle monarchie assolute.
A tale epoca, la stipulazione del trattato era di competenza esclusiva del Capo dello Stato. Esso era negoziato dagli emissari del Sovrano, definiti plenipotenziari in quanto titolari di pieni poteri per la negoziazione. I plenipotenziari predisponevano il testo dell’accordo e lo sottoscrivevano. Seguiva poi la ratifica del Sovrano, con la quale questi accertava se i plenipotenziari si fossero effettivamente attenuti al mandato ricevuto. Occorreva infine, perché il trattato si formasse, che la volontà ultima del Sovrano fosse portata a conoscenza delle controparti; il che avveniva attraverso lo scambio delle ratifiche.
Le fasi descritte (negoziazione, firma, ratifica, scambio delle ratifiche) sono ancora in uso nella prassi internazionale, ciò che è venuta meno è la posizione di preminenza del Capo dello Stato. Anche oggi il procedimento normale di formazione dell’accordo si apre con i negoziati condotti dai plenipotenziari, i quali di solito sono organi del Potere esecutivo.
L’art. 7 della Conv. di Vienna stabilisce che: <
a)se essa esibisce i dovuti pieni poteri ;
b)se dalla pratica degli Stati interessati o da altre circostanze risulta che essi avevano l’intenzione di considerare quella persona come rappresentante dello Stato a quei fini e di non richiedere la presentazione dei pieni poteri.
Lo stesso art. 7 prevede che possono essere considerati come rappresentanti dello Stato:
a)i capi di Stato, i capi di Governo e i ministri degli affari esteri in ordine a tutti i trattati;
b)i capi delle missioni diplomatiche, per l’adozione del testo di un trattato fra lo Stato accreditante e lo Stato accredidatario;
c)i delegati presso le organizzazioni internazionali per l’adozione del testo dei trattati stipulati in seno a queste ultime.
La fase della negoziazione è tanto più complessa quanto più numerosi sono gli Stati che partecipano alla negoziazione medesima e importante è la materia da regolare: ad es. i trattati multilaterali di particolare rilievo, come i trattati di pace, di codificazione, ecc., sono negoziati dai plenipotenziari nell’ambito di conferenze diplomatiche rette da regole procedurali preventivamente concordate e spesso assai dettagliate.
Per quanto concerne l’adozione del testo (art. 9), la vecchia regola dell’unanimità va cedendo il passo al principio di maggioranza; talvolta le due regole si combinano, come avviene quando si prevede che la votazione a maggioranza abbia luogo solo dopo che sia stato compiuto ogni sforzo per giungere ad un’adozione concordata.
I negoziati si chiudono con la firma da parte dei plenipotenziari. La firma non comporta ancora alcun vincolo per gli Stati; essa ha fini di autenticazione del testo che è così predisposto in forma definitiva e potrà quindi subire modifiche solo in seguito all’apertura di nuovi negoziati.
Segue la fase successiva della ratifica nella quale lo Stato manifesta la volontà di impegnarsi. La competenza a ratificare è disciplinata da ogni singolo Stato con proprie norme costituzionali. Per quanto riguarda l’ordinamento italiano:
l’art. 87, co. 8°, della Cost. dispone che il Presidente della Repubblica ratifica i trattati internazionali previa, quando occorra, autorizzazione delle Camere;
l’art. 80 Cost. specifica che l’autorizzazione delle Camere è necessaria, e va data con legge, quando si tratti di trattati che hanno natura politica, o prevedono regolamenti giudiziari, o comportano variazioni del territorio nazionale od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.
l’art. 89 Cost. dispone che <>.
La ratifica rientra tra quegli atti che il Presidente della Repubblica non può rifiutarsi di sottoscrivere una volta intervenuta la delibera governativa ma di cui può soltanto sollecitare il riesame prima della sottoscrizione; il che dimostra che in Italia il potere di ratifica è, quanto al contenuto, nelle mani dell’Esecutivo e, per le categorie di trattati indicate all’art. 80 Cost., insieme del potere esecutivo e di quello legislativo.
Non sempre le Costituzioni usano il termine ratifica. Spesso vengono impiegati altri termini come <>, <>, ecc.
Alla ratifica è anche da equiparare l’adesione che si ha nel caso di trattati multilaterali, quando la manifestazione di volontà diretta a concludere l’accordo promana da uno Stato che non ha preso parte ai negoziati. Perché una simile volontà abbia efficacia occorre ovviamente che la partecipazione all’accordo di Stati diversi da quelli che hanno concordato il testo, sia prevista nel testo medesimo, occorre cioè che il trattato sia aperto.
L’adesione implica la partecipazione diretta al trattato multilaterale (aperto) da parte dello Stato che è rimasto estraneo ai negoziati. Diverso è il caso dell’adesione che si esprime attraverso un nuovo accordo tra i contraenti di un determinato trattato e uno Stato terzo, accordo che è formalmente del tutto autonomo e che necessita non solo della ratifica dello Stato terzo ma anche di quella dei contraenti il primo trattato.
Il procedimento di formazione dell’accordo si conclude con lo scambio o con il deposito delle ratifiche.
Nel caso dello scambio, l’accordo si perfeziona istantaneamente.
Nel caso del deposito, che è la procedura normalmente adottata per i trattati multilaterali, l’accordo si forma tra gli Stati depositanti; di solito però si prevede, nel testo del trattato, che quest’ultimo non entri in vigore, neppure tra gli Stati depositanti, finchè non si raggiunga un certo numero di ratifiche.
Allo scambio e al deposito l’art. 16 della Conv. di Vienna aggiunge la notifica agli Stati contraenti o al depositario.
Secondo l’art. 102 della Carta delle Nazioni Unite ogni trattato o accordo internazionale <> essere registrato presso il Segretario delle Nazioni Unite e pubblicato a cura di quest’ultimo. Ma l’unica conseguenza derivante dall’omessa registrazione è costituita dalla impossibilità di invocare il trattato innanzi ad un organo delle Nazioni Unite.
La registrazione non è dunque un requisito di validità del trattato, né la pubblicazione è una forma di omologazione diretta ad accertare una volta per tutte l’esistenza e la validità dell’accordo, la sua efficacia obbligatoria, ecc.
Normalmente tutti gli accordi internazionali vengono registrati e poi pubblicati in una raccolta ufficiale dell’ONU, la United Nations Series.