Il Senato sotto Augusto

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Descrizione

Nell’epoca repubblicana non esisteva un ordo senatorius, ma la sola condizione richiesta ad un uomo per entrare in senato era quella di aver ricoperto almeno la prima delle magistrature (questura), e soprattutto di possedere un capitale equivalente al censo equestre. I legami tra senatori e cavalieri, anche per questo, erano abbastanza stretti: i figli dei senatori erano infatti tutti cavalieri; a loro volta questi, assumendo la questura, potevano entrare in Senato, il che comportava però il dover rendere il cavallo pubblico allo Stato.

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Testo completo

Nell’epoca repubblicana non esisteva un ordo senatorius, ma la sola condizione richiesta ad un uomo per entrare in senato era quella di aver ricoperto almeno la prima delle magistrature (questura), e soprattutto di possedere un capitale equivalente al censo equestre.
I legami tra senatori e cavalieri, anche per questo, erano abbastanza stretti: i figli dei senatori erano infatti tutti cavalieri; a loro volta questi, assumendo la questura, potevano entrare in Senato, il che comportava però il dover rendere il cavallo pubblico allo Stato.
I membri del Senato, che sotto Augusto era solo un’assemblea, portavano sulla tunica, al di sotto della toga, una larga banda di porpora, cioè il laticlavio.
Dopo la morte di Cesare era successo che da una parte il numero dei senatori era aumentato; dall’altra i figli dei senatori e i figli dei cavalieri usurpavano il laticlavio per ostentare le loro ambizioni.
Augusto reagì allora:
- diminuendo il numero dei senatori in Senato;
- vietando di portare il laticlavio ai figli dei cavalieri, mentre i figli dei senatori potevano portarlo, in quanto evidentemente agli occhi di Augusto essere figli di senatori significava essere predestinati a diventare senatori a propria volta, tuttavia benché membri dell’ordine senatorio, i figli dei senatori rimanevano dei giovani cavalieri che portavano il laticlavio;
- istituendo l’angusticlavio, una banda più stretta, per i giovani cavalieri;
- fissando un nuovo censo senatorio: ora era necessario, per i figli dei senatori, un milione di sesterzi per aspirare alla questura. Questo ebbe però due conseguenze significative:
se si era già senatori ma non ci si trovava al di sotto del censo o si rinunciava alla qualità di senatore oppure il Principe poteva colmare il deficit;
la creazione di un censo differente e più elevato stabiliva una nuova barriera tra senatori e cavalieri, e i discendenti dell’ordine senatorio tendevano a formare un gruppo sociale ben definito.
- fissando uno ius honorum: per chi era figlio di un senatore e voleva entrare in senato, bisognava che egli possedesse, oltre al nuovo censo, anche il «diritto di presentarsi candidato alla prima magistratura», che si andava a sommare alla rispettabilità del nome di famiglia;
L’ammissione al senato avveniva ancora, come sotto la Repubblica, a partire dalla questura, ma era l’imperatore che decideva. La riforma di Augusto nei confronti del Senato mirava allora a voler creare le migliori condizioni possibili per assolvere alla sua funzione tradizionale e a confermare il suo primato nella gerarchia sociale.
Erano fissate due sedute al mese in una data fissa e durante i senatus-consulta c’era necessità di raggiungere un quorum.
Se da una parte il Senato continuava ad essere un organo sociale nobile e rispettato da tutti, dall’altra perdeva sempre più la sua importanza e dal punto di vista decisionale e da quello politico. A più riprese, infatti, egli aveva necessità di appoggiarsi all’aiuto di Augusto; aveva perduto il controllo in politica estera, in quella militare e in una parte della politica fiscale molto importante.
I senatori, inoltre, oscillavano tra la sottomissione al Principe e la sterile organizzazione di complotti maldestri. Tuttavia rimaneva ancora il simbolo della res publica.
Di fatto, Augusto controllava le elezioni attraverso una serie di poteri: la nomiatio, cioè l’accettazione della candidatura; la commendatio, ovvero una raccomandazione fatta da Augusto.
I comizi cessarono allora di giocare un ruolo politico importante, persero qualsiasi tipo di competenza giuridica, e vuotavano della loro sostanza le magistrature tradizionali. Piano piano, insomma, sarebbero spariti dalla vita politica.