Imperialismo economico ed imperialismo cosciente

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Descrizione

Nella prima metà del ii secolo a.C., una folla di uomini d’affari italici ha seguito le legioni e si è sparsa in tutta la Grecia. Erano i negotiatores, uomini d’affari che potevano essere o mercanti o finanzieri, e la loro presenza ci è nota grazie all’epigrafia in molte zone, come l’Illiria, l’Epiro, la Tessaglia, a Delfi, in Beozia o nelle Cicladi.

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Nella prima metà del ii secolo a.C., una folla di uomini d’affari italici ha seguito le legioni e si è sparsa in tutta la Grecia.
Erano i negotiatores, uomini d’affari che potevano essere o mercanti o finanzieri, e la loro presenza ci è nota grazie all’epigrafia in molte zone, come l’Illiria, l’Epiro, la Tessaglia, a Delfi, in Beozia o nelle Cicladi.
Nella seconda metà del ii secolo, invece, questi Romaici, raggruppati in società sempre più ricche e potenti, iniziano a coinvolgere nei loro affari la classe dirigente romana e ad avere un peso nella condotta del Senato, così da influenzare la politica orientale.
Solo allora si potrà parlare di «politica mercantile».
Dal 148 al 133 a.C. abbiamo tutta una serie di avvenimenti che ci mostrano come l’imperialismo non sia più un concetto estraneo al popolo romano, ma anzi gli interventi nelle varie parti dell’Europa e dell’Oriente furono moltiplicati, e portarono numerosi risultati.
Tra il 148 e il 146 a.C. Si arrivò all'annessione della Macedonia. Un oscuro mercenario asiatico si stava spacciando per il figlio di Perseo, e Roma intervenne con una spedizione che portò alla sua sconfitta e alla distruzione della Macedonia.
Il Senato decise di ridurla a provincia romana, e la sua amministrazione fu affidata ad un proconsole. Questa fu la prima effettiva provincia romana nel bacino orientale del Mediterraneo.
Tra il 147 e il 146 a.C. Roma dovette affrontare anche una rivolta della Grecia, che portò alla sua sottomissione.
Assai confuse le dispute della rivolta. Sostanzialmente la Grecia soffriva di lotte intestine tra città, che potevano scatenarsi da un momento all’altro a causa di pretesti di ogni genere.
Così, una contesa tra Atene e Oropo, sorta per motivi doganali, si trasformò in un conflitto collettivo tra gli Achei e Sparta, sostenuta dal senato romano.
Uno stratego acheo, approfittando del fatto che Roma era impegnata altrove, in Spagna e in Africa, essendo a capo del partito antiromano, diede via al conflitto promettendo alla plebe l’abolizione dei debiti, e fece votare la guerra contro Sparta, cioè contro Roma.
Da parte della capitale furono inviate in Grecia due legioni agli ordini di Lucio Mummio, e le operazioni militari furono rapide. L’ultimo atto si recitò a Corinto, quando nel settembre del 146 Mummio si impadronì della città e ubbidendo all’ordine formale del Senato di «distruggere Corinto» la abbandonò al suo esercito: gli abitanti furono massacrati o venduti come schiavi; la città saccheggiata e incendiata; il suolo fu votato agli dei inferi; capolavori artistici furono portati via o distrutti e dispersi.
Polibio accorse sul campo e vide i soldati calpestare quadri o giocarvi a dadi sopra.
Come hanno rivelato gli scavi archeologici – e come sarà anche per Cartagine – la distruzione della città non fu totale, tuttavia il sacco di Corinto segna la fine della Grecia indipendente: anche questa zona, infatti, diventa provincia romana con il nome di Acaia.