Impero romano e sua amministrazione

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Descrizione

Il successo di una «monarchia mascherata» come quella di Augusto sta nell’aver saputo amministrare correttamente gli immensi territori dell’impero. E il desiderio comune di pace, la riorganizzazione degli ordini senatorio ed equestre, il senso dello Stato e del dovere che impregnava il mos maiorum hanno facilitato questa impresa augustea.

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Il successo di una «monarchia mascherata» come quella di Augusto sta nell’aver saputo amministrare correttamente gli immensi territori dell’impero.
E il desiderio comune di pace, la riorganizzazione degli ordini senatorio ed equestre, il senso dello Stato e del dovere che impregnava il mos maiorum hanno facilitato questa impresa augustea.
A Roma sebbene la popolazione abbia continuato a crescere, le sue strutture amministrative rimasero arcaiche per lungo tempo, così Augusto le modificò profondamente:
1) nel 7 a.C. divise il territorio urbano in circoscrizioni (regiones) che avevano a capo un magistrato estratto a sorte tra i pretori, i tribuni della plebe e gli edili;
2) divise le circoscrizioni in quartieri (vici), a capo dei quali stava un vico-magister, spesso un liberto, incaricato di funzioni religiose e amministrative;
3) l’insieme dell’amministrazione della città era affidato invece ad un praefectus urbi, un senatore coadiuvato anche da altri senatori che vigilavano su acquedotti, sulle opere e i luoghi pubblici, gli edifici sacri, sul letto e le rive del Tevere. Questa antica istituzione dell’epoca repubblicana venne resa permanente proprio da Augusto);
4) furono costituite coorti di vigili per lottare su incendi e assicurare la polizia notturna.
Roma aveva il dovere di essere la più bella città dell’impero, così Augusto si vantò di «lasciarla in marmo dopo averla trovata in mattoni». La sua azione si sviluppò attraverso il restauro e completamento di monumenti danneggiati e l’abbellimento con continue costruzioni che simboleggiassero la grandezza della città e il ritorno alla pace.
Da una parte Augusto, anche per ingraziarsi maggiormente il popolo, donò alcuni terreni, che fece costruire, e che erano appartenenti alla casa imperiale e alla sua famiglia; dall’altra, invece, vennero annessi alla domus imperiale altri spazi considerati per tradizione appartenenti alla storia comune, come per esempio il Palatino.
Quattro settori della città furono particolarmente curati da Augusto: il Foro romano; il Foro di Augusto; il Campo Marzio; il Palatino.
Gli uomini liberi che si trovano sul suolo italico, erano tutti cittadini romani che non pagavano imposta fondiaria; i suoi municipi erano autonomi, sebbene teoricamente il territorio italiano rimaneva sotto il controllo del Senato.
Augusto divise l’Italia il 11 regioni, anche perché ognuno potesse votare nel suo luogo d’origine.
L’organizzazione generale dell’impero che segue può sembrare estremamente rigida, in realtà era flessibile e capace di adattarsi a variabili realtà. Lo statuto amministrativo di una provincia, insomma, non era mai definitivo, quindi una provincia poteva diventare senatoria o imperiale.
I governatori delle province senatorie portavano il titolo di proconsole come sotto la Repubblica, erano scelti tra senatori che fossero ex consoli o ex pretori. La loro azione era aiutata anche da questori per le faccende finanziarie.
Augusto rimise però in vigore la legge di Pompeo che prevedeva che per assumere l’incarico di proconsole dovevano essere passati almeno cinque anni dalla fine dell’ultimo mandato assunto, e l’incarico poteva durare un anno soltanto.
I governatori delle province imperiali portavano il titolo di legato d’Augusto propretore, ed erano scelti direttamente dall’imperatore per una durata che solo Augusto poteva stabilire. Per quanto riguarda invece le province imperiali con più di una legione, esse erano governate da un ex console.
Alcune province imperiali non prevedevano legioni, ma semplicemente truppe ausiliarie: in questo caso erano rette da un prefetto di rango equestre.
L'Egitto aveva uno statuto particolare. Legalmente era annesso all’impero del popolo romano, tuttavia era trattato come proprietà personale dell’imperatore, che continuava a regnarvi secondo gli stessi principi dei precedenti Lagidi (altro nome dei Tolomei). L’imperatore era qui rappresentato da un praefectus d’Egitto.