Imposizione diretta e indiretta

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Descrizione

A partire dagli anni ’80, nei paesi industriali hanno preso corpo proposte di riforma dei sistemi tributari. Un primo gruppo di proposte si è volto a realizzare una drastica riduzione del ruolo svolto dall’imposta progressiva sul reddito. La presenza di imposte progressive con elevate aliquote marginali provocherebbe effetti disincentivanti sull’offerta di lavoro e di risparmio e quindi sulla produzione di dimensioni tali da produrre una riduzione del gettito. Per fare fronte a questa situazione si è proposto di ridurre drasticamente il numero delle aliquote e il loro livello (sino all’adozione di una Flat Rate Tax), allargando nello stesso tempo la base imponibile dell’imposta sul reddito.

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A partire dagli anni ’80, nei paesi industriali hanno preso corpo proposte di riforma dei sistemi tributari. Un primo gruppo di proposte si è volto a realizzare una drastica riduzione del ruolo svolto dall’imposta progressiva sul reddito. La presenza di imposte progressive con elevate aliquote marginali provocherebbe effetti disincentivanti sull’offerta di lavoro e di risparmio e quindi sulla produzione di dimensioni tali da produrre una riduzione del gettito. Per fare fronte a questa situazione si è proposto di ridurre drasticamente il numero delle aliquote e il loro livello (sino all’adozione di una Flat Rate Tax), allargando nello stesso tempo la base imponibile dell’imposta sul reddito. Un secondo gruppo di proposte di riforma ha invece mirato a introdurre sistemi di tassazione duale del reddito (Dual Income Tax, Dit). Con questo nuovo modello di tassazione il reddito da capitale, prodotto da persone fisiche o giuridiche, viene tassato con un’aliquota proporzionale, separatamente dalle altre forme di reddito che continuerebbero invece ad essere sottoposte alla progressività. La ragione di questa scelta va ricercata nel crescente grado di integrazione e apertura dei mercati dei capitali e nel tentativo, realizzato non a caso nei paesi in cui la tassazione sul reddito è tradizionalmente più progressiva, di evitare fughe di capitali verso nazioni con trattamenti fiscali più
favorevoli.
Le riforme realizzate nel corso degli anni '90 in Italia hanno accolto alcuni dei suggerimenti più importanti emersi nel corso degli anni ’80 nel processo di revisione delle strutture tributarie delle economie avanzate. Partendo da una posizione a favore della riduzione della pressione fiscale e della spesa pubblica, l’orientamento originario del Governo Berlusconi è stato quello di proporre una riforma dell’Imposta sul reddito in linea con il modello della Flat Rate Tax, a due aliquote, in cui la progressività sarebbe garantita dalle deduzioni e dalle detrazioni. Con riferimento al reddito di impresa è stata prevista l’abolizione della Dit, una riduzione dell’aliquota dell’Ire e una sostanziale detassazione dei dividendi e delle plusvalenze ottenuti dalle società. Con riguardo alla finanza decentrata è stata prevista la graduale abolizione dell’Irap, la maggiore fonte di gettito per le Regioni. La legge delega (80/2003), nella sua formulazione originaria, aveva articolato la riforma del sistema fiscale in cinque forme di tassazione:
1.l'imposta sul reddito, Ire, con due sole aliquote (del 23% e del 33% che dovrebbero essere applicate dal 2006), un sistema di deduzioni decrescente al crescere del reddito e un'aliquota unica per la tassazione dei proventi finanziari;
2.l'imposta sul reddito delle società, Ires, con un’aliquota unica 33%, l'abolizione della Dual Incombe Tax (Dit) e del credito d’imposta della sostituita Irpeg, la graduale eliminazione dell'Irap;
3.l'imposta sul valore aggiunto, Iva, con una detassazione fino a 1% per erogazioni con finalità etiche;
4.l'imposta sui servizi, una nuova forma di tassazione che dovrebbe unificare varie forme minori di prelievo (imposta di registro, imposte ipotecarie e catastali, imposta di bollo, tassa sulle concessioni governative, tassa sui contratti di borsa, ecc.);
5.le accise o imposte di consumo specifiche, riformulate per una migliore armonizzazione con le direttive comunitarie in materia di imposte di fabbricazione e con l’Iva.
A seguito tuttavia delle recenti (per chi scrive, dicembre 2004) evoluzioni in ambito politico riguardo alla copertura finanziaria in un contesto economico-finanziario piuttosto delicato, il Governo ha presentato alla Commissione Bilancio del Senato, lo scorso 29 novembre 2004, l’emendamento al disegno di legge finanziaria per il 2005 che introduce il secondo modulo della riforma fiscale.
La riforma prevede una nuova definizione delle aliquote e degli scaglioni dell’IRE. Le aliquote diventano tre (23, 33 e 39%). Viene anche introdotto un contributo di solidarietà del 4%. L’emendamento, approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 26 novembre scorso, prevede inoltre nuove misure per l’IRAP, con interventi agevolati per le aziende che creano nuova occupazione, e l’istituzione di un Fondo rotativo a favore delle imprese. L’emendamento che introduce la riforma fiscale sarebbe completamente coperto da un punto di vista finanziario.