Imposta sul reddito delle aziende

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Descrizione

Il sistema tributario italiano affianca all'imposta sul reddito delle persone fisiche la tassazione dei redditi di impresa. La tassazione è differenziata secondo la natura dell'impresa: il reddito d'impresa prodotto da un imprenditore individuale o da società di persone (società semplice, in accomandita semplice, in nome collettivo) è soggetto all'Ire (Imposta sui redditi). Il reddito prodotto da società di capitali (società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata) è soggetto all’ Ires (Imposta sul reddito delle società).

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Testo completo

Il sistema tributario italiano affianca all'imposta sul reddito delle persone fisiche la tassazione dei redditi di impresa. La tassazione è differenziata secondo la natura dell'impresa: il reddito d'impresa prodotto da un imprenditore individuale o da società di persone (società semplice, in accomandita semplice, in nome collettivo) è soggetto all'Ire (Imposta sui redditi). Il reddito prodotto da società di capitali (società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata) è soggetto all’ Ires (Imposta sul reddito delle società).
Il 16 dicembre 2003 è stato pubblicato nella "Gazzetta Ufficiale" il decreto legislativo di riforma della tassazione delle società di capitali, secondo le linee previste dalla delega per la riforma fiscale (legge 80/2003). Si tratta di un provvedimento molto ampio e complesso, che muta radicalmente oltre al nome (da Irpeg a Ires), anche il disegno della tassazione societaria nel nostro paese. Il decreto è entrato in vigore il 1° gennaio 2004.
I soggetti passivi dell’Ires sono:
le società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato;
gli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, sia che abbiano o che non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
le società e gli enti di ogni tipo, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato.
L’imposta è proporzionale e colpisce il reddito complessivo realizzato nel periodo d’imposta dalla persona giuridica, rappresentato dall’utile. L’aliquota ordinaria è pari al 33% (2004). I criteri di determinazione della base imponibile per l’Ires sono simili a quelli relativi al reddito d’impresa delle persone fisiche.
Fino al 2003 era prevista un’agevolazione che consentiva alle società di capitali e alle società di persone di ridurre l’onere d’imposta sugli utili in funzione della politica di finanziamento seguita. Questa agevolazione, chiamata Dual Income Tax (Dit), prevedeva una tassazione agevolata secondo una aliquota del 19% a quella parte degli utili che rappresentavano la remunerazione ordinaria del capitale investito. La Dit è stata abolita, superando il modello duale e ritornando ad un modello di tassazione sui profitti ad una sola aliquota.

I dividendi sono una fattispecie reddituale passibile di subire una doppia imposizione, posto che costituiscono presupposto imponibile:
una prima volta in capo al soggetto collettivo all’atto della formazione;
una seconda volta in capo al socio all’atto della distribuzione.
Per evitare l’insorgenza della predetta doppia imposizione il nostro sistema impositivo ante riforma riconosceva ai soci un credito di imposta in misura pari alle imposte già pagate dalla società. La riforma ha introdotto nuovi meccanismi aventi come finalità l’eliminazione, o quanto meno il contenimento, dei fenomeni di doppia imposizione sui dividendi. Questi meccanismi sono:
1.la generalizzazione del “metodo dell’esenzione” in base al quale i redditi della società sono tassati solo in capo alla società ed esentati in capo ai soci;
2.l’introduzione per le società di capitali del “metodo della trasparenza” in base al quale i redditi della società sono tassati sia in capo alla società che in capo ai soci, ma con riconoscimento a questi ultimi di un credito d’imposta in misura pari alle imposte già pagate dalla società;
3.l’introduzione del consolidato fiscale.
Il contenimento della doppia imposizione è peraltro soltanto parziale. Questo perché:
la generalizzazione del “metodo dell’esenzione”, ancorché applicabile alla generalità delle distribuzioni dei dividendi, prevede comunque soglie di non imponibilità solo parziali, oltre che differenziate in funzione delle qualità soggettive del percipiente (ambito oggettivo di applicazione limitato);
gli istituti della trasparenza fiscale e del consolidato fiscale, pur idonei a conseguire l’obiettivo della perfetta neutralizzazione della doppia imposizione sul dividendo, risultano utilizzabili non per la generalità dei dividendi, bensì soltanto in presenza di specifici requisiti soggettivi ed oggettivi (ambito soggettivo di applicazione limitato).
Il “metodo dell’esenzione” trova applicazione in qualsiasi contesto distributivo, con la sola eccezione delle distribuzioni a “percipienti soggetti Ire non imprenditori” di dividendi derivanti da partecipazioni non qualificate (per le quali viene prevista l’integrale imponibilità, ma con aliquota secca del 12,5%). Le soglie di qualificazione previste attualmente sono:
1.per le società non quotate: a) percentuale dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria > 20%; b) percentuale di partecipazione al capitale > 25%.
2.per le società quotate: a) percentuale dei diritti di voto esercitabili in assemblea
ordinaria > 2%; b) percentuale di partecipazione al capitale >5%.
Il metodo dell’esenzione previsto dalla riforma è tuttavia un metodo “attenuato”, nel senso che la non imponibilità dei dividendi in capo al socio all’atto della distribuzione viene prevista solo in misura parziale. In particolare, viene operata una distinzione tra:
dividendi percepiti da soggetti passivi Ires;
dividendi percepiti da soggetti passivi Ire nell’ambito di esercizio di attività d’impresa;
dividendi percepiti da soggetti passivi Ire al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa;
Vale la pena sottolineare che il nuovo criterio generale di tassazione dei dividendi prevede differenti trattamenti fiscali solo in funzione della destinazione del dividendo (ossia in funzione delle qualità soggettive del percipiente), mentre a nulla rileva la provenienza del dividendo (ossia se si tratta di dividendo di fonte italiana o di fonte estera). In questo modo è stata infatti attuata una parificazione di trattamento fiscale tra dividendi “infra nazionali” e dividendi “sovra nazionali”.