Insediamenti umani e urbanizzazione

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Descrizione

La città è il tipo più evoluto di insediamento umano, ma non è un fatto recente: tutte le antiche civiltà sono giunte a creare degli agglomerati urbani. Le prime città della storia sono nate nei maggiori focolai di civilizzazione, quali il bacino del Mediterraneo, il Medio Oriente, l'India e la Cina. In queste regioni per migliaia di anni gli insediamenti rimasero villaggi agricoli, piccoli, uniformi, com'era ovvio per delle società egualitarie.

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La città è il tipo più evoluto di insediamento umano, ma non è un fatto recente: tutte le antiche civiltà sono giunte a creare degli agglomerati urbani. Le prime città della storia sono nate nei maggiori focolai di civilizzazione, quali il bacino del Mediterraneo, il Medio Oriente, l'India e la Cina.
In queste regioni per migliaia di anni gli insediamenti rimasero villaggi agricoli, piccoli, uniformi, com'era ovvio per delle società egualitarie. Nella regione della Mezzaluna Fertile circa 6000 anni fa cominciarono a formarsi le specializzazioni professionali e le differenze sociali. Man mano che i villaggi s’ingrandivano, si delineava l'egemonia di uno tra essi, o comunque il controllo di un'autorità centrale: le prime strutture statali sono nate in simbiosi con le prime città. La società egualitaria di villaggio diveniva una società stratificata che, oltre ai coltivatori, comprendeva artigiani, mercanti, sacerdoti, amministratori, soldati e schiavi.
La città ebbe bisogno di protezione contro i nemici, cosa che richiedeva un intervento collettivo per la costruzione di mura fortificate. Nella crescita delle più antiche città, ebbero un ruolo importante la vicinanza di terre agricole produttive e la disponibilità idrica di fonti superficiali o sotterranee. Il modello più compiuto di città-stato è offerto dalla polis greca.
La rivoluzione industriale e l'espansione europea del XIX secolo sono all'origine dello sviluppo urbano che caratterizza il mondo attuale; le città si dilatano più rapidamente del passato e acquistano una posizione preponderante nella vita economica e sociale, mentre le campagne perdono valore.
Se i paesaggi rurali testimoniano l'ampiezza delle trasformazioni operate dai gruppi umani sulla superficie terrestre, le città ne esprimono il livello: esse riuniscono le attività industriali e commerciali, le strutture politiche e culturali. Queste funzioni caratterizzano l'insediamento urbano per la consistenza degli aggregati cui danno luogo, per i modi di vita che impongono, per le correnti di scambi che suscitano. Mentre le comunità rurali possono vivere di un'economia autosufficiente, la vita urbana esige scambi: la città prende dall'esterno le derrate alimentari per i suoi abitanti e le materie prime per le sue fabbriche; distribuisce le merci che produce e quelle che il commercio all'ingrosso vi concentra.
La città esprime una trilogia di poteri: il potere politico, che ne fa una capitale o un capoluogo regionale; il potere religioso, esercitato dal vescovo o dal capitolo della cattedrale; il potere commerciale, rappresentato dal mercato e dalle strutture di deposito e di distribuzione delle merci.
Nei tempi andati i concetti di città e di campagna si contrapponevano nettamente. Ma la rivoluzione industriale e l'esplosione urbana del XIX secolo hanno introdotto un rivolgimento radicale, creando nuovi quartieri intorno al nucleo storico. Basandosi su questa frattura nell'evoluzione urbana, il marxismo concentra l'attenzione sul processo di industrializzazione, che ha fatto della città un campo segregativo di rivalità economiche. Secondo l'interpretazione marxista, la "città" autentica non è sopravvissuta all'avvento del capitalismo industriale.
La distinzione che i Romani avevano ereditato dagli Etruschi tra urbs nel significato di struttura edilizia della città e civitas come organizzazione sociale e politica, si è persa in età medievale e da allora la città venne sentita come simbiosi tra un coagulo di edifici circondati da mura e un coagulo di funzioni politiche, economiche, religiose, culturali.
La separazione formale e sostanziale fra città e non città, fra popolazione urbana e popolazione rurale, si dissolve dopo la rivoluzione francese, quando l'amministrazione napoleonica equipara legalmente i contadini ai cittadini. Più tardi, il sistema di fabbricazione nato nella città si dilata all'esterno investendo il contado. C'è un elemento del vecchio concetto di città che rimane immutato, ed è il coagulo delle funzioni urbane.
Al momento attuale è molto difficile dare della città una definizione valida ovunque. Esiste una serie progressiva di stadi: dal villaggio agricolo, al borgo con una parte di popolazione ancora legata alla terra, alla città con sole attività extra-agricole. In concreto non è possibile individuare il punto in cui un agglomerato passa da rurale ad urbano. In alcuni paesi le città sono contraddistinte da un proprio status amministrativo; in Francia l'Istituto Nazionale di Statistiche Economiche e Sociali considera come città "un comune la cui popolazione accentrata supera i 2000 abitanti". Negli altri paesi le definizioni variano in misura notevole: un criterio puramente aritmetico, quale il numero di abitanti, risulta inadeguato.
La nascita della città è legata allo sviluppo di funzioni non agricole: attività commerciali, industriali, amministrative: è quindi valido il criterio basato sulle funzioni: mentre il villaggio vive di attività agricole, la città è un luogo di funzioni amministrative e culturali, di scambi e di servizi; è un nodo di relazioni, un punto d'incontro di uomini e di merci, un crogiolo di idee e di innovazioni.
L'approccio geografico allo studio della città si è progressivamente modificato. La geografia urbana inizialmente ha prestato più attenzione agli aspetti concreti: il sito, la struttura planimetrica, l'occupazione dello spazio e le differenti utilizzazioni del suolo. Poi si è interessata degli abitanti: la provenienza, la ripartizione, i caratteri demografici, le attività economiche, i modi di vita. I geografi hanno poi indagato le cause originarie dello sviluppo delle città nel territorio; hanno evidenziato le funzioni urbane all'interno e verso l'esterno: da ciò è nata la spinta a indagare il ruolo regionale della città e l'esistenza di reti impostate su nodi legati da relazioni gerarchiche.
La geografia si è sforzata di rispondere a tre ordini di interrogativi:
perché la città è sorta in quel determinato luogo: ha indagato sui fattori di localizzazione, da quelli connessi con le condizioni ambientali e quelli legati con l'economia e con l'ambito socio-politico;
perché la città si è sviluppata in un determinato modo: l'analisi della storia della città e degli eventi che ne hanno disegnato il volto;
perché la città ha assunto certe funzioni: l'analisi delle attività urbane per comprendere il rapporto tra la città e il territorio circostante e le relazioni con le altre città.
La crescita urbana assume tre aspetti. Il primo è territoriale: riguarda l'estendersi della città e il rapporto con il substrato fisico. Il secondo è demografico: abbraccia non solo l'incremento della popolazione, ma anche i cambiamenti nella struttura etnica, professionale, sociale. Il terzo aspetto è funzionale: riguarda le attività, da quelle amministrative a quelle industriali e ai servizi commerciali e culturali.
Il ruolo può variare col variare delle dimensioni, delle funzioni, del "potere" delle città e con i mutamenti politici e sociali, ma esprime sempre un’organizzazione mediatrice tra i gruppi umani e l'ambiente esterno. Questa concezione impone di distinguere tra "città" e "urbanizzazione". La città può attorniarsi di quartieri periferici e divenire un’agglomerazione: l'unità è sempre mantenuta dal nucleo coordinatore. Invece una schiera di case operaie, o un quartiere di palazzi giustapposti, senza un nucleo coordinatore rimangono dei semplici fatti di urbanizzazione.
Nuove forme urbane hanno preso corpo in alcuni paesi in rapporto allo sviluppo economico e all’ideologia politica. Le città operaie sono annessi abitativi di una grossa industria, di una miniera, di una "zona industriale" pianificata. Le agrovilles vogliono essere delle città nella campagna: esse accolgono operai agricoli in unità residenziali che hanno la pretesa di offrire il comfort della città allo scopo di uniformare le condizioni di vita dei lavoratori. L'uso del tempo libero ha dato luogo alla formazione di complessi edilizi di tipo urbano e a "stazioni" marine e montane, che sono le città dell'industria turistica.
Un'ultima distinzione è da fare tra "urbanizzazione" e "civilizzazione urbana". L'urbanizzazione è il processo di sviluppo delle città sia come numero che come dimensioni, e abbraccia tutto ciò che riguarda la dinamica territoriale di tale processo. La civilizzazione urbana denota un complesso di modi di vita originari della città che penetrano nel mondo rurale, per cui la differenza tra città e campagna va sfumando. Ormai è più forte la contrapposizione tra classi di reddito che tra urbani e non-urbani.