Interpretazione e conseguenze della crisi del 68-69 dopo Cristo

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Descrizione

Le ragioni furono molteplici, tanto più complesse: - Non si trattò di una crisi di regime, ma del fallimento di un uomo, Nerone: nessuno pensò di restaurare la Repubblica; - Il ruolo dei pretoriani venne cancellato da quello degli eserciti di provincia e si affermò con chiarezza la personalità di qualsiasi capo di armata; - Probabilmente ci furono anche contrapposizioni sociali, perché Vitellio era interprete volontario delle classi inferiori, mentre Vespasiano dei quadri superiori.

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Testo completo

Le ragioni furono molteplici, tanto più complesse:
- Non si trattò di una crisi di regime, ma del fallimento di un uomo, Nerone: nessuno pensò di restaurare la Repubblica;
- Il ruolo dei pretoriani venne cancellato da quello degli eserciti di provincia e si affermò con chiarezza la personalità di qualsiasi capo di armata;
- Probabilmente ci furono anche contrapposizioni sociali, perché Vitellio era interprete volontario delle classi inferiori, mentre Vespasiano dei quadri superiori.
Alla fine del 69 d.C. niente permetteva di sperare in qualcosa di meglio:
1) situazione interna:
- l’imperatore non era a Roma;
- il santuario più sacro della città, il Campidoglio, era in rovina, poiché era stato bruciato;
- la guerra giudaica ristagnava;
2) situazione esterna:
- alcune delle province si agitavano;
- i popoli erano in rivolta;
- alcuni popoli avevano stretto accordi con i barbari;
- ovunque c'erano conflitti;
- gli eserciti erano vittoriosi, ma assai divisi.
In realtà i mali erano minori di quanto si credesse. In due anni, Vespasiano riuscì a ristabilire completamente la situazione.