La Carta di Verona

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Descrizione

Il 14 novembre 1943 furono convocati a Verona i delegati delle organizzazioni del partito fascista dell'Italia settentrionale, per approvare un manifesto politico già predisposto. Tale manifesto, detto Carta di Verona, fu fatale per gli ebrei che erano già riusciti a sfuggire ai rastrellamenti degli uomini di Dannecker perché, di fatto, il governo della RSI ne reclamava ora la gestione.

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Superiori

Testo completo

Il 14 novembre 1943 furono convocati a Verona i delegati delle organizzazioni del partito fascista dell'Italia settentrionale, per approvare un manifesto politico già predisposto. Tale manifesto, detto Carta di Verona, fu fatale per gli ebrei che erano già riusciti a sfuggire ai rastrellamenti degli uomini di Dannecker perché, di fatto, il governo della RSI ne reclamava ora la gestione.
Consisteva in 18 punti regolanti materie istituzionali, giuridiche, sociali. Al punto 7 recitava “gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri, durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica". Con questa dichiarazione la RSI legittimava sul piano formale la persecuzione antiebraica già avviata dai tedeschi, mentre sul piano sostanziale avrebbe, come si vedrà, impegnato la sua polizia a fornire i contingenti per la deportazione. Fu dato immediato seguito al testo ideologico e programmatico della Carta di Verona con l'ordinanza numero 5 del Capo della polizia, che disponeva l'arresto e l'internamento di tutti gli ebrei e il sequestro dei loro beni:
- Tutti gli ebrei, anche se discriminati, a qualunque nazionalità appartengano e comunque residenti nel territorio nazionale debbono essere inviati in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni, mobili e immobili, devono essere sottoposti a immediato sequestro in attesa di essere confiscati nell'interesse della RSI, la quale li destinerà a beneficio degli indigenti, sinistrati dalle incursioni aeree nemiche.
- Tutti coloro che, nati da matrimonio misto, ebbero in applicazione delle leggi razziali vigenti il riconoscimento di appartenenza a razza ariana, debbono essere sottoposti a speciale vigilanza dagli organi di polizia.
- Siano pertanto concentrati gli ebrei in campo di concentramento provinciale, in attesa di essere riuniti in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati.
In virtù di questi gravissimi provvedimenti, tutti gli ebrei in circolazione erano passibili di arresto, questa volta, da parte delle autorità italiane che si assunsero il compito di mettere in atto le azioni preliminari volte a rintracciarli e arrestarli. In effetti nei mesi seguenti, i fermi vennero attuati direttamente dalle questure della RSI, dopo minuziose ricerche domiciliari.
Una successiva ordinanza del 10 dicembre 1943, firmata dal Capo della Polizia Tullio Tamburini, attenuava solo in parte la portata dell'ordine generale di arresto, esentandone gli anziani oltre i settant'anni e gli ammalati gravi.
Nell'attesa che venisse allestito un grande campo di concentramento, come prescritto dalla legge, ne furono istituiti di provvisori in edifici di fortuna come scuole, collegi, castelli abbandonati. Se ne costituì una fitta rete, di breve durata, ma ugualmente in grado di rifornire i tedeschi del contingente sufficiente a formare un nuovo grande convoglio verso Auschwitz-Birkenau, partito da Milano il 30 gennaio del 1944. I prigionieri erano affluiti nel carcere di San Vittore a Milano, dai campi provinciali di Calvari di Chiavari, di Bagno a Ripoli, di Bagni di Lucca, di Tonezza del Cimone, di Forlì ed altri.
La RSI scelse, per istituire il grande e definitivo campo di concentramento menzionato dalla legge, un terreno agricolo nella frazione di Fossoli, a 5 km dalla cittadina di Carpi. L'ordine relativo fu impartito dalla Prefettura di Modena al Podestà di Carpi il 2 dicembre 1943.
Nel frattempo, a Berlino, ci fu una nuova svolta nella gestione della "questione ebraica" in Italia. Nell'ambito dell'ufficio Eichmann, il 4 dicembre si valutò la nuova situazione venutasi a creare in Italia dopo l'ordine del governo della RSI di arrestare tutti gli ebrei e le possibilità che esso offriva "per un lavoro più proficuo che per il passato relativamente alla questione ebraica".
Si decise che le funzioni del "distaccamento operativo" di Dannecker erano esaurite e che da allora in poi si sarebbe potuto affidare il compito di deportare gli ebrei a un ufficio stabile, incaricato di collaborare sistematicamente con la polizia italiana.
Per tale richiesta di collaborazione alle autorità italiane fu delegata la normale via diplomatica, cioè l'ambasciata tedesca. L'ulteriore esecuzione della "soluzione finale" sarebbe stata affidata al nuovo funzionario addetto, Friedrich Bosshammer, facente parte dell'Ufficio Eichmann a Berlino che sarebbe venuto in Italia in sostituzione di Dannecker.
Bosshammer giunse dunque in Italia agli inizi di febbraio del 1944 creando un nuovo ufficio aggregato alla sede della Gestapo a Verona. Proprio nei primi giorni del suo incarico, si recò alla stazione ferroviaria di Verona per un sopralluogo al convoglio di deportati che era partito da Milano il 30 gennaio. Con l'apertura dell'Ufficio, anche l'Italia si uniformava appieno alla procedura della “soluzione finale” messa in atto negli altri paesi europei: arresto, concentramento in apposito campo, organizzazione di una partenza verso Auschwitz una volta raggiunto un numero sufficiente di prigionieri da spedire. Occorreva dunque per i tedeschi reperire un luogo di transito da dove esplicare le operazioni di evacuazione in modo sistematico e ordinato. Giunse a proposito il fatto che il governo italiano, due mesi prima, avesse scelto Fossoli come campo di concentramento. Verso la fine di febbraio, la Gestapo-Italia decise di servirsene come campo di transito esautorando la direzione italiana e istituendone un’altra tedesca agli ordini di Karl Titho. Fino alla fine di luglio del 1944, Fossoli vide un incessante flusso di disgraziate famiglie arrestate dovunque. Regnava tra di esse il disorientamento, la rassegnazione, l'angoscia per le prossime partenze.
Friedrich Bosshammer organizzò tutte le partenze di ebrei da Fossoli: 5 per Auschwitz-Birkenau, due per Bergen Belsen. Alla fine del luglio 1944 il fronte delle operazioni militari era notevolmente avvicinato alla zona di Modena, i ponti sul fiume Po erano stati bombardati dagli alleati. La Gestapo decise allora di evacuare il campo di transito verso una zona più sicura e posta geograficamente più a nord. Un nuovo campo venne istituito nei pressi di Bolzano, in zona Gries dove fu trasferito il personale tedesco di Fossoli e i prigionieri politici, circa un centinaio.
Viceversa, al momento della chiusura, il 1° agosto 1944, gli ultimi ebrei furono tutti frettolosamente deportati. Trasportati con automezzi fino al Po al di là del quale, in mancanza di ponti, furono traghettati con barche. Poiché con questo ultimo convoglio furono fatti partire anche gli ebrei considerati non deportabili, protetti dal fatto di essere figli o coniugi di matrimonio misto, alla stazione ferroviaria di Verona le destinazioni furono suddivise tra i campi di Ravensbruck, Bergen Belsen, Buchenwald e Auschwitz.
Bosshammer, terminata con la liquidazione di Fossoli la sua opera di responsabile dell'azione antiebraica in Italia, passò ad altro servizio. Auschwitz però continuò a ricevere ebrei italiani, provenienti dal campo di transito di Bolzano e dal luogo che fungeva da campo di transito per le regioni nord-orientali dell'ltalia chiamate Zona di Operazione Litorale Adriatico, il campo della Risiera di San Sabba presso Trieste. L'ultimo convoglio arrivato ad Auschwitz fu quello partito da Bolzano il 24 ottobre 1944. Con esso si chiude la storia della deportazione degli ebrei dall'ltalia verso lo sterminio, ma non si conclude la triste storia delle deportazioni poiché altre ve ne furono e fino al tardo febbraio del 1945, dirette verso il campo di concentramento di Ravensbrueck e Flossenburg geograficamente poste più lontano dalle linee di avanzata sovietica, rispetto ad Auschwitz liberato il 27 gennaio del 1945. Il bilancio della politica antiebraica messa in atto in Italia è di 6.806 persone arrestate e deportate, di cui 5.969 deceduti, e di 322 morti in patria per eccidi, maltrattamenti o suicidi.