La citta islamica

Appunto audio Durata: 7 min 2 sec
Descrizione

L'espansione dell'Islam ha fatto moltiplicare il numero delle città fino ai margini del deserto, trasformando le tribù nomadi in popolazioni urbane. Per il buon musulmano non si può praticare bene la religione se non in città, nella "moschea del venerdì" per la preghiera in comune; la vita cittadina è considerata una condizione del perfezionamento morale e il fissarsi in città, rinunciando al nomadismo, diviene un precetto.

Tipologia

Università

Testo completo

L'espansione dell'Islam ha fatto moltiplicare il numero delle città fino ai margini del deserto, trasformando le tribù nomadi in popolazioni urbane. Per il buon musulmano non si può praticare bene la religione se non in città, nella "moschea del venerdì" per la preghiera in comune; la vita cittadina è considerata una condizione del perfezionamento morale e il fissarsi in città, rinunciando al nomadismo, diviene un precetto.
La città islamica nasce con un travolgente slancio innovativo. La prima localizzazione urbana, che elegge la città a luogo privilegiato per lo sviluppo del mondo musulmano, è opera della stesso Maometto con l'emigrazione dalla Mecca a Medina nell'anno 622. L'egira è lo stabilirsi in un contesto cittadino: il passaggio dal nomadismo alla città è una seconda egira che partecipa dei meriti della prima.
La cultura urbana dell'Islam si forma e si sviluppa attraverso una serie di contributi derivati dalle tradizioni costruttive e dalle strutture urbanistiche delle città pre-islamiche dell'Arabia e dei paesi di prima conquista, gravitanti nell'orbita del mondo ellenistico e romano da un lato e nell'orbita persiana dall'altro. All'interno dello schema antico compaiono elementi nuovi, che diverranno segni distintivi della città islamica: il palazzo e la moschea e le file di botteghe che prefigurano i suq delle forme urbane più mature.
L'urbanistica islamica rifiuta ogni procedimento intenzionale e programmato per il quale la città verrebbe dapprima progettata e poi realizzata. La città era sempre stata per gli Arabi una creazione spontanea. Tutto ciò continuerà a persistere anche dopo l'avvento dell'Islam, con l'aggiunta della funzione religiosa e politica.
L'Islam è una religione creatrice di città: la scelta stessa del sito è determinata da fattori religiosi. In molti casi si tratta di creazioni ex nihilo: il nuovo aggregato si afferma su spazi vuoti e soltanto col tempo assumerà il ruolo di polo regionale per un'area che, umanizzata in rapporto ai bisogni dell'aggregato, a questo fa riferimento come centro religioso-amministrativo e mercato di scambio.
Le città sono germinate sia per il supporto economico derivante dall'organizzazione delle carovane, sia per l'ideale islamico che ne fomenta la creazione: fostat, città-accampamento dei conquistatori accanto alle città pre-islamiche; ribat, una sorta di convento fortificato per i soldati della guerra santa; città dinastiche moltiplicate dall'instabilità delle dinastie.
Le cellule urbane originarie sono la moschea e il "palazzo". Il palazzo è il nucleo delle città costruite per residenza di un sovrano, di un principe, di un capo: si tratta di un imponente complesso di edifici destinati ad accogliere centinaia di persone. Il polo spirituale della città è la moschea destinata alla preghiera collettiva del venerdì, in una posizione centrale che deriva dalla preminenza dell'attività religiosa. La moschea servì anche da luogo di riunione e di discussione politica, da tribunale e da camera di consiglio. Mentre la città classica ospita due poteri, quello politico e quello religioso, la città islamica è monocentrica: con ciò si spiega perché non ha avuto bisogno di una piazza per le riunioni pubbliche. Non manca mai l'hammam, il bagno pubblico presso la moschea come elemento necessario per le purificazioni di rito.
Il quartiere ufficiale era, in origine, fortificato. Il quartiere commerciale a vie strette e ombreggiate occupa una posizione adatta alle funzioni di scambio presso una porta della città.
La struttura di quasi tutte le città segnate dall'impronta dell'Islam appare uniforme. Il tratto più appariscente è l'anarchia dell'impianto. Una caratteristica peculiare sta nella zonatura gerarchica e corporativa delle attività economiche: le vie principali sono occupate da orefici e antiquari, da mercanti di stoffe e di tappeti. Vengono poi gli artigiani del cuoio e del rame e infine i negozi di generi alimentari. Altro carattere tipico è la compartimentazione dei gruppi etnici.
Nel contesto della rete urbana c'era sempre stata una gerarchia di funzioni. Al vertice stavano le "città per eccellenza", che integravano le loro attività economiche con funzioni di irraggiamento della cultura musulmana. In secondo rango figuravano le capitali, città amministrative e militari, residenze di sovrani. Al terzo venivano i porti, centri di attività commerciali rivolti all'esterno e in contatto continuo con gli europei. Infine, erano disseminati per la campagna mercati rurali.
L'impatto europeo ha scardinato questa gerarchia tradizionale. Dove c'è stato un processo di colonizzazione, si è messa in piedi una serie di basi militari, di centri di mercato e di nodi di traffico per l'attività degli europei, che occupavano una parte delle terre; ma si è anche ingenerata una profonda trasformazione delle strutture urbane e della vita cittadina. Nei paesi di più vecchia penetrazione e di maggior afflusso europeo, in un'epoca in cui il rispetto del passato contava poco, molti centri storici sono stati sommersi dall'ondata di nuove costruzioni e sventrati dal taglio di vie larghe e rettilinee.
Altrove ha inciso sulla trasformazione del tessuto urbano la volontà di un sovrano pianificatore.
Nei paesi di colonizzazione più recente, gli europei hanno costruito ex novo una loro città adiacente alla città islamica ma da essa indipendente.
Recentemente la spinta d'urbanesimo accelerato che si è manifestata in molte città islamiche, ha provocato la proliferazione periferica di bidonvilles, dove folle di contadini sradicati dai campi si abbarbicano a città incapaci di assorbirle.
La crescente complessità del groviglio urbano rispecchia la diversità di funzioni e di classi sociali all'interno della città.