La crisi graccana

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Descrizione

Corrisponde alla prima grave crisi politica romana, che ha inizio in seguito alla formazione di tre schieramenti politici: i liberali-conservatori sul tipo di Scipione l’Emiliano, vincitore di Cartagine; i riformatori come Tiberio Gracco, influenzati dalla filosofia stoica; i conservatori che privilegiano, a qualsiasi mezzo, la salvezza dello Stato. A scontrarsi sono coloro che vogliono la salvezza dello Stato e coloro che privilegiano quella del popolo: salus rei publicae contro salus populi.

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Corrisponde alla prima grave crisi politica romana, che ha inizio in seguito alla formazione di tre schieramenti politici: i liberali-conservatori sul tipo di Scipione l’Emiliano, vincitore di Cartagine; i riformatori come Tiberio Gracco, influenzati dalla filosofia stoica; i conservatori che privilegiano, a qualsiasi mezzo, la salvezza dello Stato.
A scontrarsi sono coloro che vogliono la salvezza dello Stato e coloro che privilegiano quella del popolo: salus rei publicae contro salus populi.
Gli scontri aumentano di intensità nel momento in cui per le elezioni dei magistrati inferiori vengono introdotte le leggi tabellarie, che sostituiscono al voto orale la preferenza su delle schede. Nel 133 a.C. il popolo reclama questa innovazione anche per l’elezione dei magistrati superiori.
In quegli anni era dibattuta anche la delicata questione agraria, che Appiano ha ben esposto nel suo Bellum civile: il problema si era posto sin dal tempo delle prime conquiste di Roma nei territori italici, che avevano portato alla formazione di un ager Romanus e in questo anche un ager publicus. Nel primo è possibile una appropriazione privata, mentre nell’ager publicus è solo eccezionale, in quanto si tratta di patrimonio del popolo romano. Poteva essere assegnata ad un privato parte dell’ager publicus o a titolo gratuito, se un cittadino aveva compiuto un particolare servizio allo Stato, o attraverso il pagamento di un canone. Si nota come, dunque, la proprietà nell’ager publicus non può essere piena e intera, ma solo una possessio, cioè un godimento di quel determinato terreno, che ufficialmente fa sempre parte dello Stato, quindi ancora del popolo romano.
Nel tempo si produssero però delle acquisizioni illecite, e i possessores tesero a considerarsi proprietari effettivi. Ciò contribuì a recare danni alle piccole proprietà terriere e a portare la costituzione di grandi proprietà di terreni usurpati allo Stato, che utilizzavano la manodopera servile.
Da una parte, dunque, c’erano i contadini che reclamavano un pezzo di terra, dall’altra proprietari che possedevano terra non loro, e che erano alquanto restii a restituirla.
Tiberio Sempronio Gracco, giovane aristocratico, amico degli Scipioni, giudicò favorevole la situazione e si fece eleggere tribuno della plebe per il 133. Presentò un progetto di legge, la rogatio Sempronia, che proponeva:
- di fissare un limite del possesso individuale dell’ager publicus;
- di organizzare una commissione incaricata di far applicare la legge, con poteri per poter recuperare i terreni: questo significava però sottrarre al Senato alcuni dei suoi poteri, perché era stata questa istituzione, fino ad allora, ad occuparsi della gestione dell’ager publicus;
- le terre recuperate dovevano essere ridistribuite ai cittadini poveri.
Presentata all’assemblea della plebe la legge si scontrò prima con l’intercessione di un tribuno, Marco Ottavio; Tiberio rispose allora di abrogare i poteri del tribuno, cosa che fu accettata e permise allora di votare nuovamente la legge. La deposizione del tribuno era una res nova, rivoluzionaria, per i Romani: Tiberio era dunque egli stesso un pericoloso rivoluzionario. Quest’ultimo fatto venne avvalorato da un atto che fu percepito come una provocazione, la elezione di Tiberio come triumviro (si era proposto lui stesso) incaricato dell’applicazione della legge insieme al suocero e al fratello, Gaio Gracco. Quando sollecitò anche un secondo tribunato, cosa assolutamente contraria alla tradizione, fu assassinato e il suo corpo gettato nel Tevere nell’estate del 133.
La questione ritornò alla ribalta con l’avvento del fratello di Tiberio, Gaio Gracco, eletto nel 124 a.C. come tribuno per l’anno successivo. Egli riprese in mano la rogatio Sempronia cercando di modificarne alcuni punti con grande abilità che lo fecero rieleggere anche nel 122 a.C., anche se i suoi oppositori lo accusarono di aspirare a qualcosa di più:
- escluse dal recupero delle terre alcune di quelle che interessavano particolarmente il Senato;
- fece votare una lex Sempronia frumentaria, legge frumentaria a favore del proletariato;
- fu votata anche una legge giudiziaria che introduceva nei tribunali un numero di cavalieri pari al numero dei senatori, cosa che ebbe come effetto di avvicinare anche i cavalieri ai tribuni della plebe. Inoltre, sempre per attirare il favore dei cavalieri, concesse loro di sfruttare la provincia d’Asia e fece riservare loro un posto onorario nei teatri, a fianco dei senatori.
L’opposizione si scatenò anche tra i suoi stessi amici. Nel 122 egli non fu allora rieletto per l’anno successivo, come avrebbe voluto. Il Senato, allora, fece ricorso ad un senatus consultum ultimum che imponeva ai magistrati di tentare il possibile per la salvezza dello Stato: Gaio Gracco fu allora massacrato con 3000 dei suoi seguaci.
La legge agraria dei Gracchi più che eliminata, fu semplicemente modificata ancora una volta. Ma il problema agrario sarebbe tornato per molto tempo sulla scena politica, causando sempre scontri violenti tra i cittadini. Rimane questo il primo episodio che avrebbe poi portato alle tragiche guerre civili.