La dittatura di Publio Cornelio Silla

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Descrizione

Silla fu un personaggio completamente diverso da Mario, ma con quest’ultimo egli dominò la vita politica romana per diversi anni, causando lotte interne tra i loro partigiani. Era un aristocratico di vecchia famiglia patrizia, erudito, generoso e brillante, uomo di successo, diplomatico e ottimo capo militare. Aveva cominciato tardi, in realtà, la sua carriera politica; era stato questore servendo in Africa agli ordini di Mario, poi pretore distinguendosi per il fasto dei «giochi di Apollo»; in seguito si era dovuto fronteggiare sia con Mitridate che contro i Parti, eterni rivali di Roma per la questione della divisione dell’Armenia.

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Testo completo

Silla fu un personaggio completamente diverso da Mario, ma con quest’ultimo egli dominò la vita politica romana per diversi anni, causando lotte interne tra i loro partigiani.
Era un aristocratico di vecchia famiglia patrizia, erudito, generoso e brillante, uomo di successo, diplomatico e ottimo capo militare. Aveva cominciato tardi, in realtà, la sua carriera politica; era stato questore servendo in Africa agli ordini di Mario, poi pretore distinguendosi per il fasto dei «giochi di Apollo»; in seguito si era dovuto fronteggiare sia con Mitridate che contro i Parti, eterni rivali di Roma per la questione della divisione dell’Armenia.
Provò un vivo risentimento quando vide preferirsi dal Senato Mario per la risoluzione della guerra contro Mitridate.
Si fece eleggere console per l’88 a.C. e gli furono affidate le operazioni in Asia. Per ottenere poi l’appoggio dei Cecilii Metelli, sposò una di loro, Cecilia Metella. A causa del suo scontro con Mario marciò su Roma con le sue legioni, e con lui per la prima volta dei legionari violavano il suolo sacro della città. Fu il suo primo colpo di stato.
Egli partì prima per la Grecia e poi per l’Asia, ma a Roma le agitazioni continuavano incessanti, e anche in Italia continuavano a scontrarsi partigiani di Silla contro partigiani di Mario. Quando si apprese il ritorno di Silla a Roma i disordini ripresero con maggiore intensità. Egli sbarcò a Brindisi con il suo esercito, ma vi trovò ad opporglisi un esercito senatorio comandato dai consoli e incaricati di applicare la decisione presa dietro istigazione di Cinna di proclamarlo nemico pubblico. Silla era dunque fuori legge. Ma dopo accaniti combattimenti si impadronì di Roma; ci furono circa 70.000 morti tra i due eserciti, ma a questo numero si aggiunsero le proscrizioni, che su 12.000 prigionieri ne misero a morte 3.000 nel Campo Marzio.
Non avendo ottenuto dai senatori l’autorizzazione legale per procedere ad una «epurazione» del Senato, Silla si prese la responsabilità su di sé: nell'82 a.C. fece allora affiggere la proscrizione di 80 senatori, tutti magistrati o ex magistrati mariani, e 440 cavalieri, inventando così un nuovo sistema di epurazione, una «purga controllata» destinata ad evitare massacri più ingenti.
Per poter porre rimedio al vuoto di potere, una lex Valeria, primo esempio di lex de imperio, gli attribuì la dittatura, cioè pieni poteri senza limiti di tempo con alcune conseguenze: la legalizzazione delle sue precedenti azioni; il diritto di vita e di morte; il diritto di dividere le terre dell’ager publicus e di dedurne colonie; diritto di disporre dei regni sconfitti.
Gli anni 81-80 furono caratterizzati da una intensa attività politica:
- furono resi al Senato alcuni poteri che erano stati ridimensionati in passato;
- le proposte di legge dei tribuni dovevano subire una autorizzazione preliminare;
- il diritto di intercessione dei tribuni fu ridotto.
Tutti questi elementi hanno fatto pensare che Silla fosse un difensore del Senato, ma dall’altra parte:
- epurò il Senato attraverso le proscrizioni;
- portò il numero dei suoi membri da 300 a 600, inserendoci i suoi migliori sostenitori;
- aumentò il numero dei magistrati;
- le giurie dei tribunali furono restituite ai senatori.
Dopo aver celebrato un fastoso trionfo si circondò di 24 littori, il doppio di quanti ne avevano i consoli, mentre la propaganda lo presentava come il capo benedetto dagli dei, particolarmente caro a Venere, che gli permetteva di essere un eterno vincitore. I Greci lo chiamavano Epaphroditos (epafroditos), cioè «protetto da Afrodite-Venere», cosa che i Latini traducevano con Felix, ossia «fortunato». Era la prima volta che un imperator utilizzava le divinità per la propria ambizione personale.
Stanco, malato, riteneva di aver compiuto quanto avrebbe dovuto per lo Stato, e prese allora la decisione di ritirarsi a vita privata per alcuni nell’80, nel 79 per altri. Abbandonò la sua carica di dittatore e si occupò della stesura delle sue memorie. Morì nel 78 a.C.
Per alcuni storici la sua decisione potrebbe essere stata presa in seguito ad un rafforzamento delle forze popolari. Per i «democratici», cioè i populares, Silla fu il tiranno per eccellenza, rispetto invece a Cesare, che volle essere opposto alla crudeltà del primo. Tuttavia lo storico non può tralasciare le trasformazioni che Silla seppe portare allo Stato, non solo dal punto di vista politico, ma anche per quanto riguarda il rinnovamento urbano, per esempio, sia a Roma che in molte città italiche. Dopo di lui si impose Pompeo.