La lotta per il potere tra Caracalla e Geta

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Descrizione

I funerali del loro padre e la sua apoteosi diedero l’illusione dell’intesa tra Caracalla e Geta: le monete celebrarono la Concordia tra i due, sotto lo sguardo vigile e approvatore di Giulia Domna. In realtà ognuno pensava a come eliminare l’altro. L’imperatrice tentò più volte di riconciliarli, ma senza risultati: Caracalla fece assassinare suo fratello Geta tra le braccia della madre, con la scusa, di fronte ai pretoriani e al Senato, di un complotto che l’altro gli avrebbe teso.

Tipologia

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Testo completo

I funerali del loro padre e la sua apoteosi diedero l’illusione dell’intesa tra Caracalla e Geta: le monete celebrarono la Concordia tra i due, sotto lo sguardo vigile e approvatore di Giulia Domna. In realtà ognuno pensava a come eliminare l’altro. L’imperatrice tentò più volte di riconciliarli, ma senza risultati: Caracalla fece assassinare suo fratello Geta tra le braccia della madre, con la scusa, di fronte ai pretoriani e al Senato, di un complotto che l’altro gli avrebbe teso.
Per convincerli della sua innocenza promise denaro ai pretoriani e un’amnistia per i senatori esiliati all’assemblea.
Ebbero però poi luogo uccisioni e confische: furono giustiziati i possibili usurpatori, i partigiani di Geta e un nipote di Marco Aurelio.
Il povero Geta subì la damnatio memoriae: il suo volto fu addirittura tolto da un medaglione dipinto che rappresentava la famiglia imperiale.
Giulia Domna si occupò degli affari interni e amministrativi per lasciare a Caracalla la condotta della guerra.