La nascita della letteratura latina e la religione romana del III secolo

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Descrizione

Nella seconda metà del iii secolo si assiste alla comparsa di quella che Grimal ha chiamato «la prima generazione della letteratura latina». Nella prima metà dello stesso secolo è stata preceduta dalla progressiva penetrazione della lingua latina e dall’arrivo di prigionieri di guerra, ridotti in schiavitù, che hanno portato anche il greco, che rimase sempre la lingua dei rapporti internazionali.

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Nella seconda metà del iii secolo si assiste alla comparsa di quella che Grimal ha chiamato «la prima generazione della letteratura latina».
Nella prima metà dello stesso secolo è stata preceduta dalla progressiva penetrazione della lingua latina e dall’arrivo di prigionieri di guerra, ridotti in schiavitù, che hanno portato anche il greco, che rimase sempre la lingua dei rapporti internazionali.
Nel 272 Livio Andronico, ancora fanciullo, giunge a Roma insieme ad altri grecali, come erano chiamati ancora in senso dispregiativo.
Egli sarà il primo a scrivere in latino su argomenti greci: partendo infatti dall’Odissea egli traduce il tutto presentando Ulisse come un eroe italico, mediatore tra la Grecia e l’Italia.
Creerà anche il teatro latino, sulle base però di leggende greche.
Per quanto riguarda la religione, i segni di una ellenizzazione romana si erano già notati nei secoli precedenti: già agli inizi del v secolo, infatti, erano state introdotte a Roma le divinità di Eleusi, Demetra e Kore, diventate siceliote, dispensatrici di fertilità.
La Cerere romana, Demetra, collocata sull’Aventino, è stata adottata dalla plebe come sua divinità tutelare: il suo tempio è centro religioso della comunità e ospita il suo tesoro.
In seguito verrà introdotta anche Hera di Argo, altra divinità della fertilità e immortalità, che porta sempre la melagrana, protettrice come Cerere dei frutti della terra.
La statua di Eracle posta nel Foro Boario aveva anch’essa caratteri tipicamente greci.
Nella prima metà del iii secolo l’ellenizzazione romana della religione procede in altre tre direzioni:
- introduzione di una nuova divinità su indicazioni dei Libri Sibillini: si tratta del dio Asclepio/Esculapio, che sostituisce l’Apollo medicus latino;
- introduzione di un rito funerario di origine etrusca, e che si era radicato anche in Magna Grecia: si tratta del munus, combattimento sanguinoso, che si doveva svolgere sopra la sepoltura del defunto, e con il sangue versato dello sconfitto il corpo del defunto si rinvigoriva. Il primo fu organizzato a Roma nel Foro Boario, e vi presero parte tre coppie di combattenti;
- influenza del pitagorismo e dell’orfismo. Quest’ultima è una corrente di pensiero che si esprimeva in raccolte, su tavolette di legno dette «orfiche», di versi sacri, oracoli o preghiere attribuiti a Orfeo, una sorta di «passaporto per l’aldilà» che aiutava i defunti a compiere il viaggio nell’Ade, proprio come aveva fatto Orfeo per cercare di salvare la sua amata.