La pianta originaria degli insediamenti cittadini

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Descrizione

La pianta della città, cioè l'articolazione dell'edilizia, delle strade, delle piazze, dei giardini, può essere condizionata dalle asperità del rilievo e dal contatto col mare o coi fiumi; ma esprime sempre un tipo di civilizzazione, sia che essa rispecchi un piano preordinato o un impianto anarchico. Particolari dettami religiosi hanno guidato alla pianta circolare o alla pianta quadrangolare.

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La pianta della città, cioè l'articolazione dell'edilizia, delle strade, delle piazze, dei giardini, può essere condizionata dalle asperità del rilievo e dal contatto col mare o coi fiumi; ma esprime sempre un tipo di civilizzazione, sia che essa rispecchi un piano preordinato o un impianto anarchico. Particolari dettami religiosi hanno guidato alla pianta circolare o alla pianta quadrangolare. l Romani privilegiarono la pianta a scacchiera, orientandola secondo il sorgere del sole, o adattandola al rilievo o alla riva del fiume. In ogni tempo c'è stata una ricerca della planimetria ideale. Nel Medioevo il cerchio è sembrato l'immagine della perfezione.
Bisogna anche fare i conti con i condizionamenti della natura. Le città sorte su isolette o su sporgenze peninsulari risentono dell'andamento dei contorni: con l'aumentare della popolazione il caseggiato trabocca sulla terraferma o sul retroterra. Lungo le coste il caseggiato ha la tendenza a disporsi su più file parallele. L'influenza del rilievo è meno imperativa di quella dell'acqua, ma non meno evidente. Le città erette in aree morfologicamente mosse presentano piante irregolari, perché hanno dovuto adattarsi al substrato naturale. L'espansione urbana ha provocato sbancamenti di colline, livellamenti, rimodellamenti delle coste.
Si possono distinguere tre piante fondamentali derivate da antichi canoni costruttivi, tre modelli che hanno ispirato le costruzioni di città, guidando gli urbanisti nello sviluppo e nel rinnovamento: la scacchiera, la pianta radiocentrica, la struttura lineare.
La città a pianta regolare presenta una disposizione geometrica del contorno e del reticolo viario. La struttura regolare si presenta in due forme principali: quella a scacchiera e quella radiocentrica.
La pianta a scacchiera è stata diffusa dai Romani e ha conosciuto un grande favore per la sua semplicità e funzionalità. La scacchiera romana, come quella dei castra, è originata da due assi fondamentali che si incrociano perpendicolarmente: il cardo maximus e il decumanus. Il cardo dà l'orientamento all'insieme: quando va da nord a sud si dice "secundum coelum(=celum)"; spesso viene tracciato in altre direzioni per adattare l'impianto urbano alla configurazione del rilievo a al corso di un fiume, e in tal caso si parla di orientamento "secundum naturam".
Anche nel Medioevo, pur prevalendo la pianta radiocentrica, sono nate numerose città a scacchiera. In epoca moderna questa struttura è stata adottata nel disegno di città pianificate e nei nuovi quartieri di espansione urbana. È stata poi esportata nelle aree di colonizzazione, soprattutto nel Nuovo Mondo, forse perché le vie rettilinee sono adatte sia alla sorveglianza militare che alla circolazione.
Una struttura così regolare si presta alla lottizzazione e alla divisione della città in settori amministrativi e alla costruzione di case in blocchi regolari.
La pianta radiocentrica, con le strade divergenti a raggiera da un nucleo centrale, è il risultato di un’evoluzione urbana tipica dell'Europa medievale. Gli ultimi secoli del Medio Evo sono contrassegnati dallo sviluppo della civilizzazione urbana, della "civiltà comunale": i comuni ottengono autonomia di fronte all'Impero e formano delle città-stato. Con il declino del feudalesimo, il centro del potere politico si sposta dai castelli alle città mentre si afferma una nuova organizzazione politica. La città comincia a svilupparsi intorno al crocevia che è la ragion d'essere del suo mercato, o si afferma all'ombra di un castello posto al centro di una cerchia di mura difensive. L'anima della città è costituita dalla chiesa madre che rappresenta il potere religioso, e dalle sedi del potere civile. Spesso si tratta di una posizione fortificata, che ha lasciato traccia in molti toponimi. L'ingrandimento procede per stadi successivi: prima c'è l'avanzata dei sobborghi fuori delle mura, lungo le strade divergenti dalle porte; poi una nuova cerchia ingloba i sobborghi, mentre gli spazi liberi interposti vengono coperti da nuovi edifici e riprende lo sviluppo dei quartieri fuori delle porte.
Ogni stadio è ricalcato dal coevo perimetro di mura: i tracciati delle mura abbattute hanno dato luogo agli anelli di circonvallazione. Si vengono a formare delle aureole edilizie concentriche con strade sub-circolari o poligonali intersecate dagli assi viari divergenti dal centro.
La pianta lineare è caratteristica delle città sorte lungo un asse generatore, sul quale si innestano le vie trasversali. Questa configurazione deriva dall'allinearsi degli edifici lungo un'arteria di traffico, un corso d'acqua, una dorsale o uno sprone roccioso. La città lineare, nella sua forma più semplice, corrisponde all'immagine del vecchio borgo con le case affacciate ai bordi della strada maestra: l'urbanistica moderna l'ha rivalutata per la capacità di consentire comunicazioni scorrevoli e di far penetrare la struttura urbana nel contesto rurale.
Altri tipi planimetrici mena comuni riguardano certe città create ex novo come sede di principi o di governi, le città pianificate a struttura lassa, le città ad impianto anarchico.
Nelle città principesche e nelle capitali create la pianta è concepita per valorizzare particolari edifici o per esaltare la funzione preminente, perciò il disegno della rete viaria e le linee architettoniche servono a conferire all'insieme un tono maestoso.
Una pianificazione particolare riguarda la città-fortezza, studiata dagli architetti militari per resistere meglio ai colpi di cannone e fruire di una maggiore ampiezza di tiro. Come più idonea allo scopo è stata adottata la pianta a stella: le protuberanze radiali non sono che aggetti in corrispondenza degli spigoli del poligono perimetrale, ma spesso l'impianto è più elaborato.
La città pianificata a struttura lassa ha le case sparse nel verde in apparente disordine; ma non è una struttura urbana sviluppatasi senza alcuna regola, bensì una creazione degli urbanisti. Alcune sono state formate da una sola unità urbanistica; altre sono costituite da diversi complessi edilizi disseminati nella verzura e collegati da una semplice trama di viabilità. Questo modello si rispecchia anche nei più recenti quartieri residenziali delle città europee, dove la linea curva tende a soppiantare la pianificazione a scacchiera.
La pianta a struttura anarchica appare in balia dell'empirismo senza alcun canone ordinatore. Tali sono le città indigene di molti paesi sottosviluppati.
Una tappa particolare dell'urbanistica è la città ideale, che ha la sua culla nel Rinascimento pur vantando precursori nell'età classica. La città ideale è la città che non esiste, ma che si potrebbe costruire secondo criteri razionali, dotandola di tutti i vantaggi possibili. Vi si scorge l'aspirazione alla perfezione e la tendenza alla razionalità funzionale, basata su un disegno geometrico: la città, opera dell'uomo, è l'esaltazione delle capacità dell'uomo e della ragione umana.
Nel corso dei secoli sono mutati i canoni architettonici dell’edificazione delle città e sono intervenute profonde modificazioni dell'esistente. Mentre nel Medioevo la città si organizzava in una piazza centrale che le strade a raggiera collegavano con le porte nelle mura, le concezioni urbanistiche del Rinascimento rompono questo schema e recuperano elementi urbanistici dell'Antichità.
Nel periodo del classicismo sorgono città volute dal "principe" e quindi preordinate in funzione del palazzo, ma si ampliano città vetuste con grandi piazze. Gli Spagnoli portano nel Nuovo Mondo i loro canoni urbanistici: strade a scacchiera delimitanti isolati di 84 metri di lato (cuadras) con al centro della città la Plaza Mayor fiancheggiata dalla cattedrale e dal palazzo del governo. Negli Stati Uniti, verso la fine del XVIII secolo, per la capitale Washington viene concepito un grandioso progetto urbanistico con larghissimi viali rettilinei fiancheggiati da alberi.
A metà del XIX secolo, in pieno liberalismo economico, il rapido sviluppo delle città e dei sobborghi industriali fece prendere coscienza della necessità di una regolamentazione sanitaria degli alloggi e delle fabbriche. Per reazione all'insalubrità dei quartieri operai, nella seconda metà del XIX secolo vengono realizzate le prime città-giardino. Contemporaneamente nelle vecchie città dell'Europa continentale si demoliscono le cerchia di mura per realizzare delle cinture verdi e i viali di circonvallazione. A fine secolo compaiono negli Stati Uniti i primi grattacieli. Sotto l'influsso del cattolicesimo sociale e del marxismo si fa strada in Europa una presa di coscienza del diritto di ognuno ad un alloggio vivibile: nasce il movimento delle case operaie e di alloggi a basso prezzo attraverso l'intervento della pubblica amministrazione.
Dopo la prima guerra mondiale, le periferie delle grandi città industriali entrarono in una fase di sviluppo senza controllo. Per reazione a questa espansione disordinata, alcuni architetti, stesero la "Carta di Atene": essa proclamava che lo spazio urbano ha la quadruplice funzione di permettere al cittadino di abitare, di lavorare, di circolare, di ricrearsi.
Dopo la seconda guerra mondiale, oltre alla ricostruzione e all’edificazione di città nuove, si presentò il problema dell'adattamento del centro storico al moderno sviluppo urbano: adattamento che ha voluto dire distruggere per riedificare e soltanto in un secondo tempo è sfociato nel moderno concetto di restauro conservativo ("Carta di Venezia").