La politica dei Giulio-Claudii

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Descrizione

È spesso difficile cercare di individuare che cosa risalga ad Augusto e che cosa ai suoi successori; a lungo si è attribuito molto al primo, tuttavia oggi gli storici hanno scoperto che i Giulio-Claudii non sono stati solo dei continuatori: anch’essi, infatti, hanno innovato senza sconvolgere e hanno approfondito e consolidato l’opera di Augusto, con il quale si misero spesso in rapporto. Se Tiberio si dimostrò in tutto e per tutto continuatore di Augusto, Caligola, invece, riteneva che sua madre era il frutto di un incesto tra Giulia e Augusto.

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È spesso difficile cercare di individuare che cosa risalga ad Augusto e che cosa ai suoi successori; a lungo si è attribuito molto al primo, tuttavia oggi gli storici hanno scoperto che i Giulio-Claudii non sono stati solo dei continuatori: anch’essi, infatti, hanno innovato senza sconvolgere e hanno approfondito e consolidato l’opera di Augusto, con il quale si misero spesso in rapporto. Se Tiberio si dimostrò in tutto e per tutto continuatore di Augusto, Caligola, invece, riteneva che sua madre era il frutto di un incesto tra Giulia e Augusto.
Ad eccezione di Tiberio, tutti i Giulio-Claudii erano di sangue dei Giulivi, stirpe che si estinse con Nerone. L’eredità dinastica fungeva assai da carisma.
Tiberio ostentò a più riprese la sua fedeltà nei confronti di Augusto, a cominciare da quando in Senato, prima di essere eletto imperatore con tutti i poteri del compito, rimandò le cariche all’assemblea per poi vedersele ridare immediatamente.
Caligola, Claudio e Nerone, invece, fondano la loro legittimità attraverso la parentela con Antonia, figlia di Ottavia e Marco Antonio.
Augusto aveva tenuto rapporti molto buoni con il Senato, cercando di mantenere per questo organo istituzionale un’apparenza di libertà e potere.
Ingannò per questo grandissimi storici che parlarono spesso di diarchia, ma in realtà Augusto non spartì mai il potere con nessuno. I suoi successori proseguirono questa collaborazione con il Senato:
L'atteggiamento di Tiberio fu quello di voler rendere partecipe del governo dell’impero l’assemblea, non ebbe insomma mai problemi con il Senato, a meno che non fosse proprio quest’ultimo a crearne, disturbato dall’atteggiamento del Principe, che rimase però deluso spesso dal comportamento servile di alcuni dei senatori. Tiberio rifiutò tutti i titoli imperiali, conservando solo quello di Augustus.
Le relazioni tra Caligola e il Senato furono inizialmente buone, successivamente cattive. Egli comunque non sconvolse la composizione dell’assemblea facendovi entrare alcuni cavalieri italici, anzi molti storici lo considerano come il vero creatore dell’ordo senatorius per eccellenza.
La politica di Claudio nei confronti del Senato fu contemporaneamente autoritaria e conciliatrice, anche perché è innegabile un ritorno ad alcune pratiche augustee e una volontà di onorare l’assemblea sotto numerosi aspetti: in un discorso noto attraverso un papiro, l’imperatore Claudio incitò i senatori a non essere delle comparse. Ma fu autoritaria perché, forse sotto la pressione dei liberti, volle controllare direttamente l’azione dei senatori.
Molto importante fu il fatto che Claudio inventò un nuovo modo per reclutare i senatori, ossia il procedimento della adlectio: era una nomina diretta di un uomo nuovo al Senato, che sarebbe stato collocato ad una posizione superiore rispetto a quella della magistratura d’ingresso. Insomma, una promozione, permise di cambiare in parte la composizione dell’assemblea, portando per esempio tre adlecti tribuni della plebe nella Curia. La possibilità dell’adlectio si aveva in base alla magistratura della censura, che l’imperatore in questione rivestì durante il suo regno.
Anche per quanto riguarda Nerone, le sue relazioni con il Senato seguirono la linea positiva inizialmente e quella negativa successivamente. La linea negativa fu imboccata a partire da quando l’assemblea rinunciò di accettare la riforma fiscale del nuovo imperatore nel 58 d.C. Nel 62, invece, si svolse il primo processo di lesa maestà al regno. Da allora l’autorità dei patres si indebolì, poiché Nerone mise in disparte o eliminò le grandi dinastie senatorie.
Da Augusto in poi furono tre gli elementi della politica estera:
- presenza militare alle frontiere;
- diplomazia attiva;
- sistema dei regni-clienti.
Queste tre linee sono state seguite sebbene con qualche sfumatura dai Giulio-Claudii. Il più fedele fu Tiberio, che fece condurre alcune spedizioni contro i Germani, ma non per conquistarli, una solida rete di stati-clienti lungo il Danubio, una diplomazia abile in Oriente.
Caligola non sappiamo se abbozzò una politica in Occidente; Claudio e Nerone, invece, si allontanarono in parte dalle parole d’ordine di Augusto.
Dal regno di Augusto a quello di Nerone le opposizioni presentarono delle caratteristiche identiche: innanzitutto non provenivano dal popolo di Roma, che era indifferente alle questioni politiche se non in alcune rare occasioni, a teatro o al circo (applaudiva, per esempio, gli attori detestati da Caligola), in cui reclamava il pane o l’alto costo dei viveri.
Opposizioni permanenti, invece, furono percettibili in due gruppi:
- i provinciali: nell’insieme le rivolte che si presentarono nelle varie parti dell’impero furono poco numerose e molto locali, e la differenza dei disagi fu sempre differente; inoltre, mai questi problemi hanno effettivamente preoccupato le autorità o il regime.
- l’aristocrazia: fu tra le grandi famiglie senatorie che l’opposizione era più vivace, ma più che trattarsi di una intolleranza al sistema, ci si scagliava sulle figure degli imperatori, contro i quali nascevano complotti o congiure che trovavano nello stoicismo non un’argomentazione politica, poiché infatti questa filosofia esaltava la monarchia, ma un’etica. Comunque sia non si può parlare di una vera e propria opposizione, perché anche i complotti e le congiure risultavano assai sterili al fine di mutare la situazione.
Com’è già stato detto, non si metteva in discussione il sistema in quanto tale, ma le persone che governavano.