La pratica del potere di Settimio Severo in ambito monarchico

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Descrizione

Monarchia ereditaria: Settimio Severo si era presentato come vendicatore di Pertinace, ma questo passo non era certo sufficiente per legittimare la sua ascesa al trono. Doveva in qualche modo ricollegarsi alla dinastia degli Antonimi, ma in che modo? Con una adozione retroattiva, dunque fittizia. Si proclamò, infatti, figlio di Marco Aurelio e fratello di Commodo. Da questo momento, allora, i suoi ritratti assomigliarono di più a quelli degli «antenati», e le iscrizioni fecero risalire la sua genealogia fino a Nerva, di cui divenne discendente.

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Monarchia ereditaria: Settimio Severo si era presentato come vendicatore di Pertinace, ma questo passo non era certo sufficiente per legittimare la sua ascesa al trono.
Doveva in qualche modo ricollegarsi alla dinastia degli Antonimi, ma in che modo? Con una adozione retroattiva, dunque fittizia. Si proclamò, infatti, figlio di Marco Aurelio e fratello di Commodo. Da questo momento, allora, i suoi ritratti assomigliarono di più a quelli degli «antenati», e le iscrizioni fecero risalire la sua genealogia fino a Nerva, di cui divenne discendente.
Era impensabile poi che rimanesse anche il fratello di un imperatore non divinizzato, e anche questa lacuna fu presto colmata.
Insieme ai due figli Caracalla e Geta, Settimio Severo associò al proprio potere anche la moglie, Giulia Domna; come imperatrice, era chiamata Felix, ma anche madre degli Augusti, madre degli accampamenti o madre del Senato.
Con i suoi due figli accompagnò il marito in tutte le spedizioni, sia quelle in Oriente che in Britannia. Dappertutto si sparsero le immagini della famiglia imperiale e il nome della coppia e dei loro discendenti.
Sempre per quanto riguarda la famiglia, anche i due rami della famiglia di Severo, quello africano e quello siriaco, beneficiarono dei favori imperiali: il fratello dell’imperatore realizzò una carriera che non avrebbe potuto percorrere senza queste protezioni.
Tutto ciò ebbe come conseguenza la modifica del culto imperiale in un senso più assolutistico, rilanciando così una istituzione che cominciava a dare qualche segno di affanno. Il culto degli imperatori viventi era sempre più correlato a quelli morti; Severo, invece, era assimilato spesso a Giove o a Helios, ma anche ad altre divinità. L’imperatore era ormai chiamato dominus, e aggettivi come «sacro» o «divino» si applicano spesso a tutto ciò che egli toccava. Egli, e con lui la propria famiglia, apparteneva al mondo degli dei.
Anche l’astrologia, della quale Severo era un adepto, si legava particolarmente alla figura dell’imperatore, che dedusse da essa molte delle sue mosse.
Monarchia antisenatoria: Dai primi anni del suo regno, e soprattutto dopo le purghe che ci furono in seguito alla sconfitta di Albino, Severo intrattenne rapporti tesi con il Senato. Quest’ultimo, inoltre, sarà molto indebolito dall’imperatore, il quale:
- scelse personalmente il praefectus urbi, regolamentando e limitando questa funzione, senatoria per eccellenza;
- confiscò molti dei beni dei senatori;
- scelse di persona nuovi senatori.
Nonostante ciò, il Senato continuò a godere di un enorme prestigio sociale e culturale, ma la conferma del suo declino politico la si nota anche nella ascesa dell’ordine equestre, la cui preponderanza era incontestabile.
C’è inoltre da sottolineare come spesso si sia creduto che Settimio Severo abbia avuto molti riguardi verso il popolo, cosicché si è parlato anche di politica sociale e popolare: egli avrebbe infatti molto spesso raccomandato ai funzionari di rango equestre di ascoltare la città, i suoi bisogni, e i lamenti degli schiavi quanto quelli dei padroni.
Monarchia assoluta: A partire da Settimio Severo si svelò tutto l’assolutismo intrinseco del regime imperiale, che fino ad allora si era nascosto dietro un paravento di istituzioni e abitudini: l’orazione dell’imperatore di fronte al Senato, era fonte del diritto, e i giuristi che circondavano l’imperatore misero la loro scienza al servizio del potere, affermando che «ciò che piace al principe ha sempre valore di legge», e che «il principe è al di sopra di tutte le leggi».
Il numero degli uffici e degli impiegati aumentò, e l’impero iniziò a burocratizzarsi. La res privata, cioè l’amministrazione dei beni personali dell’imperatore, gonfiata dalla confisca dei beni degli oppositori, raggiunse una tale estensione che diventò un vero e proprio ufficio, distinto dai beni della corona, cioè il patrimonium.