La rivoluzione spirituale e il cristianesimo

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Descrizione

Così un grandissimo storico italiano, Santo Mazzarino, mettendo in parallelo il «vangelo secondo Augusto» e il vangelo di Gesù sottolinea la nascita di due fedi simultaneamente e di un’era nuova in data di nascita dei loro fondatori. Probabilmente ci sono motivi significativi per ritenere che i due culti furono concorrenti: Il caso giudaico: alla fine del regno di Tiberio morì sulla croce a Gerusalemme uno sconosciuto di nome Gesù.

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Così un grandissimo storico italiano, Santo Mazzarino, mettendo in parallelo il «vangelo secondo Augusto» e il vangelo di Gesù sottolinea la nascita di due fedi simultaneamente e di un’era nuova in data di nascita dei loro fondatori.
Probabilmente ci sono motivi significativi per ritenere che i due culti furono concorrenti:
Il caso giudaico: alla fine del regno di Tiberio morì sulla croce a Gerusalemme uno sconosciuto di nome Gesù. Coloro che egli aveva attirato di fronte a sé erano disorientati dopo la sua morte. Il prefetto della provincia di Giudea, Ponzio Pilato, la cui esistenza è testimoniata da un’epigrafe, fece rapporto all’imperatore sull’argomento, ma il fatto non ebbe conseguenze.
Per quanto riguarda gli ebrei, erano gli unici all’interno dell’impero ad essere estranei al culto imperiale: per loro, partecipare ad un atto di culto verso l’imperatore era come bestemmiare, meglio morire. I Giudei della Diaspora, dispersi in tutto il bacino del Mediterraneo, condividevano anch’essi la fede dei loro antenati: erano monoteisti, rispettavano i divieti alimentari e praticavano riti ed usi come la circoncisione.
Al posto del culto imperiale, secondo un compromesso con l’imperatore, essi dovevano offrire quotidianamente un sacrificio al loro Dio per il sovrano romano. Tale compromesso fu però rimesso in discussione da Caligola.
Un giudeo non poteva facilmente accedere alle cariche politiche di una città o occupare un posto di rilievo, anche se la religione ebraica era permessa. A questa situazione se ne aggiungeva una politico-religiosa che divideva il popolo ebraico in parecchie fazioni secondo le posizioni adottate nei confronti della Legge del tempio e del sacerdozio.
Si distinguevano inoltre numerose sette, quattro delle quali più grandi delle altre.
Gesù: i Sadducei avrebbero cercato di farlo condannare come zelota, cioè come un agitatore, dando immediatamente una dimensione politica alle sue imprese messianiche. Fu condotto – dall’autorità romana – un processo contro di lui, che fu poi  condannato alla crocifissione e denigrato con il titulus affissogli sulla croce, «INRI», Iesus Nazarenus Rex Iudeorum.
Gesù aveva affermato senza posa che il suo regno era nei cieli e che bisognava rendere a Cesare quel che era suo, cioè pagare l’imposta. Per tutto ciò apparve come fautore di disordini.
I cristiani riuscirono da subito ad estendere i loro proselitismi alle comunità giudaiche della diaspora, e poi ai pagani, aspetto che si può schematizzare attraverso il conflitto tra Pietro e Paolo. La loro non era semplice strategia, ma convinzione profonda che il regno divino dovesse ancora presentarsi e sarebbe stato contrassegnato dal ritorno di Gesù e dalla resurrezione dei morti.
Differenziandosi col tempo le comunità cristiane si separarono lentamente dalle colonie giudaiche, tra cui la più importante era quella di Roma. Questa rottura con il giudaismo portò al fatto che i cristiani non ebbero più gli stessi privilegi dei giudei, e la loro religione assunse carattere illecito, illegale, anche perché monoteista e poiché rifiutava ogni forma di culto imperiale.
Nello Stato romano i cristiani dovevano obbedire all’imperatore e ai suoi funzionari, nonché rispettare la gerarchia sociale esistente. Tuttavia la comunità cristiana credeva in qualcosa di scandaloso per quella romana: «La nostra città si trova nei cieli», diceva Paolo, e questa affermazione dovette seriamente destabilizzare i cittadini del mondo antico, che ritenevano fondamentale il loro legame come la città di appartenenza.
Per parte sua, lo Stato non si interessava ai cristiani, che inizialmente vennero confusi con gli ebrei. La prima allusione al cristianesimo che venne fatta a Roma in un testo letterario la si ritrova in Svetonio, che affermava: «Claudio espulse da Roma i giudei che si agitavano sotto la spinta di un certo Chrestus». Qualche anno dopo, con Nerone, la distinzione era già fatta, perché i cristiani furono accusati di un crimine immaginario: aver dato fuoco alla città nel 64.
Sempre Svetonio, parlando di Nerone, affermava: «furono condannati ai supplizi i cristiani, genere di uomini dediti ad una nuova, malefica superstizione».
Ma nessuna legge sanciva l’appartenenza al cristianesimo. E non ci fu, sotto Nerone, alcun tipo di persecuzione nel vero senso della parola.