La Roma del III secolo

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Descrizione

La città moltiplica i contatti con il mondo greco dell’Italia meridionale determinando una ellenizzazione sia nell’ambito artistico che religioso, e un coinvolgimento sempre più attivo nella politica del mediterraneo. Prevale un’economia rurale, di tipo agricolo-pastorale, di sussistenza come in tutte le società antiche. Molto importante è la nascita di uno stato romano-campano, se si considera la ricchezza agricola e arbustiva della Campania.

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La città moltiplica i contatti con il mondo greco dell’Italia meridionale determinando una ellenizzazione sia nell’ambito artistico che religioso, e un coinvolgimento sempre più attivo nella politica del mediterraneo.
Prevale un’economia rurale, di tipo agricolo-pastorale, di sussistenza come in tutte le società antiche. Molto importante è la nascita di uno stato romano-campano, se si considera la ricchezza agricola e arbustiva della Campania. Nel Lazio, invece, si pratica soprattutto l’allevamento di transumanza (in inverno il pascolo viene portato in pianura; in estate invece in montagna).
Sembra prevalere la media e piccola proprietà contadina.
Il grande avvenimento del iii secolo, però, in campo economico è la comparsa della monetazione romana, la cui nascita attesta lo sviluppo economico di Roma e il nuovo orientamento della sua economia.
All’inizio della guerra contro Pirro si comincia a produrre moneta, nello specifico la moneta di bronzo, che si misurava in assi (asse = unità monetaria).
In rapporto con questa creazione dobbiamo porre l’istituzione dei triumviri monetales, cioè un collegio incaricato della coniazione, che aveva sede sul Campidoglio.
È in particolare l’alta società romana che sin dal iv secolo aveva iniziato a conoscere delle significative trasformazioni, sia con la formazione di una nuova «nobiltà», sia con il progressivo ingresso nella classe dirigente di nuovi personaggi, che mostrano una italicizzazione della nobilitas. La classe dirigente, dunque, è ora più dinamica, e questo grazie soprattutto all’apporto dei Campani, che giocheranno un ruolo fondamentale nella politica romana del Mediterraneo e dell’Italia del sud, tanto che si è affermato che «le prime guerre puniche sono state un loro affare».
L'esercito ha sempre un ruolo determinante nella politica espansionistica della Roma repubblicana: è rimasto ancora censitario, nazionale e non permanente. A differenza degli eserciti greci, i Romani non impiegavano truppe di mercenari. Solo alla fine del iii secolo avrà l’opportunità di sfruttare truppe di «alleati», forniti dalle città italiche sottomesse o vicine.
La militia, cioè il servizio militare, continua ad essere un diritto-dovere del cittadino romano, che durante il periodo delle campagne militari, quindi quello della bella stagione, da marzo a ottobre, mette insieme le sue forze e la sua armatura per combattere per la salute dello stato.
Solitamente l’esercito era formato da quattro legioni composte da 3000 fanti e 300 cavalieri. Le truppe erano divise in due armate consolari. Agli inizi del iii secolo Roma ancora non possedeva una flotta. Polibio riconobbe all’esercito romano due primati: la virtus dei soldati, e soprattutto il loro addestramento intensivo.