La Roma etrusca e la riforma di Servio Tullio

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Descrizione

Gli ultimi tre re della monarchia di Roma furono tutti etruschi, in quanto la città rimase in mano al popolo etrusco per parecchi anni. Gli Etruschi arrivarono vicino al Tevere nel vii secolo, e ciò è documentato dall’esistenza di un Vicus Tuscus alle pendici del Palatino. La loro presenza è dunque certa, a differenza dei tre re (anche i nomi non sono altrettanto costruiti come le figure).

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Gli ultimi tre re della monarchia di Roma furono tutti etruschi, in quanto la città rimase in mano al popolo etrusco per parecchi anni.
Gli Etruschi arrivarono vicino al Tevere nel vii secolo, e ciò è documentato dall’esistenza di un Vicus Tuscus alle pendici del Palatino. La loro presenza è dunque certa, a differenza dei tre re (anche i nomi non sono altrettanto costruiti come le figure).
Il loro apporto materiale principale fu:
1) Bonifica delle aree acquitrinose che fece sviluppare l’agricoltura nel Lazio e in Campania, e fece comparire le prime grandi proprietà;
2) Costruzioni in pietra, a partire dai templi che erano ancora in legno, fu pavimentata la zona del Foro per farne la piazza principale, e furono anche costruite le mura.
Il vero cambiamento però fu nella organizzazione della città e dei suoi quadri amministrativi e nelle sue istituzioni politiche e sociali; tali cambiamenti furono favoriti dalle famose riforme di Servio Tullio, che organizzò politica ed esercito su base timocratica.
Servio Tullio è il più conosciuto tra i sovrani etruschi, proprio per questo motivo: secondo alcuni era un ex servo, secondo altri, come l’imperatore etruscologo Claudio, era un condottiero forse etrusco chiamato Ma starna, cioè dittatore, che si sarebbe reso signore di Roma dopo aver eliminato il partito dei Tarquini.
Le riforme di Servio Tullio riguardarono:
1) Quadri amministrativi: I cittadini furono distribuiti in curie e tribù, non più etniche ma territoriali, cioè dipendevano dalla zona in cui uno viveva: tutti erano domiciliati in una certa zona ed erano obbligati a rimanervi, nonché a pagare delle tasse, con conseguente scomparsa del sistema curiato;
2) Organizzazione sociale: Con il sistema gentilizio le tribù erano divise in 10 curie, quindi c’erano 30 curie, ognuna con un nome diverso secondo il sistema numerico organizzato da Varrone, che per alcuni rimane un uomo «ossessionato dalle cifre».
Con Servio Tullio, al sistema curiato se ne sostituisce uno censitario che era basato sul domicilio e sulla ricchezza, stabilita attraverso un census, censimento dei cittadini romani liberi e dei loro rispettivi beni, dal quale derivava una classifica sociale ed una conseguente distribuzione dei diritti politici in base alla ricchezza. Si esprimeva politicamente attraverso i comizi centuriati, e in una nuova organizzazione dell’esercito. La classifica sociale stabiliva 5 classi di cittadini in base alla quantità di assi posseduti. Sistema che ricorda molto quello di Clistene di Atene;
3) Organizzazione dell’esercito: L’esercito romano era formato dagli stessi cittadini che avevano diritti e doveri non solo civili, ma anche militari: per questo dovevano praticare la militia, cioè il servizio militare. Ciascuna delle cinque classi di cittadini fu divisa in centurie (gruppi di 100 uomini), delle quali una metà doveva essere di juniores, cioè l’effettivo dell’esercito, mentre l’altra metà comprendeva i seniores, ovvero le riserve. Armamento e vettovagliamento era a carico del cittadino stesso, e questo significò che i meno abbienti non potevano combattere, così come gli schiavi, i liberti e i cittadini privati dei loro diritti civili. La classe sociale che possedeva più centurie, dunque più combattenti, era la prima, che ne aveva 98 (18 cavalieri + 80 fanti);
4) Organizzazione politica: La centuria era non solo unità di combattimento, ma anche unità di voto. Questo faceva sì che la prima classe detenesse la maggioranza dei voti, per questo i comizi centuriati sono dominati dai più ricchi, tuttavia vi erano alcuni aspetti che attenuavano tutto ciò: l’esistenza del patriziato, cioè di una nobiltà ereditaria che viveva circondata da clienti protetti da un padrone in cambio della fides; la potenza della monarchia etrusca, che impediva che fossero prese delle decisioni come durante la repubblica perché il re aveva comunque l’ultima parola su tutto, o spesso i comizi erano convocati solo per acclamare progetti regi, riuniti in armi al suono della tromba.