La seconda guerra punica

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Descrizione

Roma aveva consolidato la sua posizione nell’Italia e si era inoltre stabilita in Gallia Cisalpina, grazie all’occupazione di Mediolanum ad opera di Cornelio Scipione. Annibale, invece, erede della dinastia aristocratica barcide, una volta divenuto stratego di Cartagine, decise di riprendere la guerra: non curandosi di un trattato, assediò Sagunto e Roma fu costretta ad attaccarlo. Il conflitto che ne derivò è stato atroce, e si potrebbe chiamare «guerra annibalica» tanto fu dominato dalla personalità di questo grande generale avversario.

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Testo completo

Roma aveva consolidato la sua posizione nell’Italia e si era inoltre stabilita in Gallia Cisalpina, grazie all’occupazione di Mediolanum ad opera di Cornelio Scipione.
Annibale, invece, erede della dinastia aristocratica barcide, una volta divenuto stratego di Cartagine, decise di riprendere la guerra: non curandosi di un trattato, assediò Sagunto e Roma fu costretta ad attaccarlo. Il conflitto che ne derivò è stato atroce, e si potrebbe chiamare «guerra annibalica» tanto fu dominato dalla personalità di questo grande generale avversario.
A differenza della prima guerra, si combatté non solo in Spagna, ma anche sul suolo italico, considerato sacro, che fu occupato dalle truppe di Annibale che vivevano delle sue risorse.
In seguito, lo scontro definitivo si ebbe in Africa, con la vittoria romana ad opera di Publio Cornelio Scipione che chiuse le ostilità durante la battaglia di Zama del 202 a.C.
Prima fase – intervento di Cartagine in Italia: Annibale sperava di sfruttare la rivolta dei Galli Cisalpini per penetrare nel territorio italiano, ma il popolo era tenuto a bada dal console Publio Cornelio Scipione. In seguito non riuscì neppure a rivoltare le città dell’Italia centrale, e questo lo spinse fino alla Campania, dove sperava nella defezione di Capua, che aveva un territorio assai fertile, in cui avrebbe potuto stanziare parte del suo esercito.
Ma le sue speranze andarono presto deluse, anche se nel 216 a.C. la battaglia di Canne aveva riportato un’importante sconfitta romana.
Tale sconfitta provocò alcune defezioni in tre aree della penisola:
- Capua si schierò con Annibale per recare danno a Roma: un trattato aveva anche previsto la divisione dell’Italia fra Capua e Cartagine se la guerra fosse stata vinta dai punici;
- in Sardegna gli indigeni si sollevarono, ma fortunatamente tutto fu placato presto;
- in Sicilia la morte del vecchio Gerone ii di Siracusa, alleato di Roma, permise ad Annibale di sviluppare i suoi intrighi. Siracusa venne assediata dai romani inutilmente per otto mesi. Un esercito cartaginese sbarcò in Sicilia e occupò Agrigento, e questo portò ad una rivolta sull’isola, che ebbe due conseguenze: Roma dovette mantenervi un esercito che probabilmente sarebbe stato più utile altrove; la perdita di rifornimento di grano per Roma.
Nonostante le numerose defezioni, il pericolo per Roma non fu mai mortale, perché il resto dell’Italia le rimase sempre fedele.
Seconda fase – la riconquista delle città che hanno defezionato: Il principale obiettivo di Roma fu quello di riconquistare la Campania punendo Capua e i Sanniti: presto la prima fu riconquistata grazie al trinceramento dei consoli intorno alla città stessa.
Secondo Livio, i cittadini eminenti furono o uccisi o messi in prigione, il resto della popolazione venduta in schiavitù e venne modificato lo statuto della città, ridotta a borgo rurale.
Intanto a Roma il tesoro della città era esaurito, così il console Levino pregò i senatori di versare nell’erario pubblico il loro oro e il denaro, e così fu fatto.
Molte colonie alleate di Roma erano ormai stanche, e dichiararono la mancanza di uomini e di non poter più collaborare con la capitale.
Le reazioni romane furono violente nelle zone riconquistate:
- in Campania le città che si erano alleate con Annibale persero i loro territori, che andarono a costituire l’ager campanus, 6000 ettari di terra a disposizione del Senato e del popolo romano;
- Quinto Fabio Massimo riuscì a riconquistare Taranto, che venne saccheggiata e subì la stessa sorte di Capua. Questo atteggiamento romano nei confronti di Taranto e Capua pose fine alle defezioni una volta per tutte;
- Claudio Marcello, dopo tre anni di assedio, espugnò Siracusa. Vi fu un enorme saccheggio e alcune morti, tra cui quella di Archimede, che era impegnato – durante la guerra – a risolvere un problema di geometria;
- Marco Valerio Levino, invece, prese Agrigento e poi restituì la pace alla Sicilia.
Terza fase – offensiva romana: dopo aver assoggettato nuovamente a sé i territori del sud Italia, Roma conobbe altri momento difficili, come quando arrivarono sulla penisola altri due eserciti cartaginesi di rinforzo, uno sotto la guida di Asdrubale e l’altro sotto quella di Magone.
L’avvenimento principale di questa ultima fase fu però lo sbarco in Africa di Publio Cornelio Scipione. Si trattò del colpo di genio di un generale ormai già famoso agli occhi dei senatori grazie alle sue vittorie in Spagna, dove aveva sconfitto Cartagena. Eletto console, riuscì a convincere i senatori a consegnargli la provincia di Sicilia con il diritto di passare sul continente africano.
Scipione partì con due legioni e truppe ausiliarie, e faceva affidamento anche sull’aiuto del re della Numidia Massinissa; egli sbarcò ad Utica e nel 203 ottenne una prima, brillante vittoria sulle truppe cartaginesi, che furono costrette a richiamare prima Magone e poi Annibale.
Mentre si stavano concludendo tentativi di negoziato, Scipione sottopose le sue truppe ad un addestramento intensivo per adottare una tattica che ricalcava quella degli avversari, e con l’aiuto della cavalleria numida, il 29 ottobre del 202 sconfisse l’esercito cartaginese a Zama.
La pace fu conseguita nella primavera del 201; Cartagine consegnò tutte le sue navi da guerra e i suoi elefanti a Roma, e si impegnò a pagare un’indennità di guerra altissima in cinquant’anni, oltre che a non intraprendere altre guerre senza il consenso preventivo di Roma.
Molte le conseguenze del conflitto:
- contraccolpi finanziari molto forti: Roma si dotò di una moneta più leggera per facilitare gli scambi;
- singolare rafforzamento delle istituzioni: il Senato (anima della resistenza) godette di un immenso prestigio; decimato dalle prime sconfitte venne reintegrato mediante una lectio senatus e da questo momento furono stabilite le regole di reclutamento per l’assemblea, e divenne effettivamente una assemblea di ex magistrati che orienta la politica dei magistrati in carica. Il Senato così guadagnò prestigio;
- la guerra mise in evidenza comandanti militari di grande valore, che ottennero una fama personale molto alta. Uno tra tutti Publio Cornelio Scipione, il quale assunse per primo il titolo di imperator e ottenne il soprannome di Africanus;
- la prima guerra di Macedonia.