La Shoah

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Descrizione

Il termine Shoah è voluto dagli ebrei, i quali, attualmente, rifiutano l'altra parola stilizzata, Olocausto, in quanto questo indica un sacrificio propiziatorio. La parola Shoah significa “sterminio” e viene usata per indicare la persecuzione e il programmatico genocidio degli ebrei europei da parte del regime nazista nel corso della seconda guerra mondiale.

Tipologia

Superiori

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Il termine Shoah è voluto dagli ebrei, i quali, attualmente, rifiutano l'altra parola stilizzata, Olocausto, in quanto questo indica un sacrificio propiziatorio. La parola Shoah significa “sterminio” e viene usata per indicare la persecuzione e il programmatico genocidio degli ebrei europei da parte del regime nazista nel corso della seconda guerra mondiale. Per indicare l’ evento è comunemente, anche se impropriamente, usato il termine olocausto, dal greco holòkauston, composto di hòlos, “tutto, intero” e kaustòs, “bruciato”, che originariamente definiva il rito religioso in cui l’ offerta veniva distrutta dal fuoco. L'espressione Shoah si riferisce al periodo che va dal 30 Gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere della Germania, e l'8 Maggio 1945, la fine della guerra in Europa.  Ebrei, avversari politici, omossessuali, e personaggi scomodi al regime vennero deportati nei campi di concentramento, tra cui, i più famosi furono Auschwitz, Mauthausen, Buchenwald, Dachau.  L’agghiacciante decisione di sterminare gli ebrei che vivevano in Germania e in Europa venne presa nel 1942 durante una riunione segreta dei più alti funzionari della Germania nazista, nel corso della quale venne programmata nei minimi dettagli la “soluzione finale” della razza ebraica.
Tale “soluzione” fu la tragica conclusione della politica persecutoria antisemita avviata da Hitler a partire del 1933 con l’emanazione di leggi speciali che privarono gli ebrei di tutti i diritti civili fino a renderli di fatto “invisibili” agli occhi della popolazione tedesca.
L’invisibilità divenne reale quando gli ebrei vennero deportati nei 900 Lager appositamente per diventare fabbriche di distruzione di morte. Molti di loro morirono per la fatica del lavoro forzato, altri per la fame e  le percosse; la maggior parte vennero sterminati nelle camere a gas. Sei milioni e mezzo di uomini, donne, bambini scomparvero così dal mondo solo perché appartenevano ad una determinata etnia. Fra questi furono deportati nei Lager più di 7000 ebrei italiani, dei quali solo circa 600 sopravvissero. Anche gli zingari, i dissidenti politici, i partigiani, gli omosessuali furono annientati dalla spietata barbarie nazista.
Ancora nei Lager, gli internati dimostrarono la volontà di far sapere ciò che stava succedendo. Dopo la liberazione si trovarono, infatti, nascosti nei luoghi più impensati dei campi, diari e appunti scritti segretamente. E molti dei sopravvissuti non vollero dimenticare neanche a distanza di anni e continuarono a rendere testimonianza di ciò che è accaduto, pur con carico di sofferenza che tale rievocazione comporta. Ma i meccanismi della memoria di coloro che vissero l’esperienza devastante dei Lager sono complicati. Alcuni dei sopravvissuti, per proteggersi dal troppo dolore, hanno rimosso quei tragici episodi o si sono rifiutati di comunicare i loro ricordi per paura di non essere creduti e capiti. Altri ancora hanno provato in tutti i modi a dimenticare senza riuscirci.