La simbologia dello spazio urbano

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Descrizione

Ogni città romana possedeva un foro, che non serviva soltanto come luogo in cui si trattavano affari politici o commerciali, ma originariamente anche come arena per giochi pubblici, svaghi, rappresentazioni teatrali, combattimenti di gladiatori e gare. Di questo tipo era il foro principale di Roma, il forum romanum, dotato di portici che sostenevano gallerie per gli spettatori.

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Testo completo

Ogni città romana possedeva un foro, che non serviva soltanto come luogo in cui si trattavano affari politici o commerciali, ma originariamente anche come arena per giochi pubblici, svaghi, rappresentazioni teatrali, combattimenti di gladiatori e gare.
Di questo tipo era il foro principale di Roma, il forum romanum, dotato di portici che sostenevano gallerie per gli spettatori. A mano a mano che la città cresceva, tuttavia, divenne necessario creare un foro destinato appositamente agli affari legali e amministrativi, il forum civile, oltre a diversi fori per i commerci, i fora venalia, ciascuno destinato alla vendita di una merce particolare.
In questi ultimi si vendevano bestiame, ortaggi, pesce, cereali e vino.
I negozi, le tabernae erano situati attorno alla piazza del foro e spesso sulle strade che conducevano a essa. Oltre ai fori all'aperto, alcune città avevano anche mercati coperti.
Il foro non era il solo centro dell’urbe. Intorno ad lui erano situati tutti i luoghi in cui un Romano viveva. Il Campidoglio era la sede del dominio romano dove stavano gli dei.
Proprio qui i Romani volgevano gli sguardi nei momenti di maggiore tensione.
I colli che i romani abitavano erano il Palatino, sul quale presiedevano i nobili, e l’Aventino, il colle della plebe. Il circo massimo situato in mezzo a questi due colli univa tutti nel gioco.
Attorno a Roma si estendeva il Tevere che non attraversava la città. Il Tevere era per i Romani al pari del mare, che li separava da un altro universo: la riva etrusca. Passare il Tevere voleva dire per i Romani cambiare modo di vivere.
Il Campo Marzio era il luogo in si effettuava il censimento ogni 5 anni, in cui si votavano i comizi centuriati, in cui si riuniva l’esercito del popolo e si sceglievano i giovani soldati, in cui alloggiavano i censori e gli ambasciatori nella fattoria pubblica.
Il quartiere non era fatto per abitarci ma solo per viverci, infatti esso aveva una strada sola.
Ogni quartiere era caratterizzato da persone che facevano lo stesso lavoro o simile; ogni quartiere aveva il proprio odore che ogni cittadino conosceva ed era l’unico modo per ritrovarsi nell’interni dell’urbe. I soli limiti del quartiere erano i due incroci dove cominciava e finiva.
In entrambi questi punti vegliavano gli dei che erano in comune agli abitanti dei quartieri che sfociavano sulla stessa piazza.
I Romani non abitavano solo in città: infatti c'erano diverse abitazioni anche in campagna. Le case in campagna erano molto simili fra il ricco e povero soltanto per le dimensioni.
Nella città le cose andavano diversamente: ognuno voleva abitare in città solo per stare vicino al foro. Sul Palatino, e fino ad un certo punto anche sul Campidoglio, si ergevano le residenze dei principi.
Per i Romani una casa costruita su una altura era un segno di smisurato orgoglio. Le residenze si sviluppavano sui terreni liberi dei colli, le stanze delle case più aristocratiche si affacciavano su grandi giardini dove ogni nobile godeva di una grande vegetazione. In contrapposizione ai quartieri più ricchi si estendevano in città i quartieri poveri, dove le persone vivevano in palazzi a più piani chiamati insula, edifici poco stabili senza acqua né fognature.
Una città era sempre causa di malattie e febbri. Nel primi secoli le fognature si trovavano all’aria aperta, successivamente furono costruite sotto terra con botole in prossimità delle case, la loro manutenzione era affidata agli edili.
Le strade di Roma non erano illuminate, ma i Romani possedevano dei bagni, delle fognature, ma soprattutto avevano acqua in abbondanza.