La vita cittadina nel periodo della Roma repubblicana

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Descrizione

Roma era il centro del potere. Chi comandava era la classe dei senatori, magistrati e nobili. C'erano però altri modi per partecipare alla politica. A Roma essere spettatori non significava essere passivo, perché era proprio il pubblico che decideva come andavano a finire la cose. Il centro di Roma era il foro, sede della sovranità popolare. Il pomeriggio il Foro era il luogo degli incontri personali. Si parlava del più e del meno per il piacere del parlare.

Tipologia

Università

Testo completo

Roma era il centro del potere. Chi comandava era la classe dei senatori, magistrati e nobili. C'erano però altri modi per partecipare alla politica.
A Roma essere spettatori non significava essere passivo, perché era proprio il pubblico che decideva come andavano a finire la cose.
Il centro di Roma era il foro, sede della sovranità popolare. Il pomeriggio il Foro era il luogo degli incontri personali. Si parlava del più e del meno per il piacere del parlare.
Il foro era il luogo della sovranità popolare, un individuo poteva far cambiare la legge a patto che avesse dalla sua parte la maggioranza della popolazione. In questo luogo si creavano spesso alleanze per la causa di uno che diventava di tutti.
A Roma i quartieri erano come villaggi: ogni gruppo di persone era solidale fra loro, nascevano società segrete che si radunavano di notte e di cui non si sa niente. Queste società lavoravano in segreto poiché le cose che facevano erano spesso illegali.
Molto spesso accadeva che a Roma i plebei e i patrizi si “sfidassero in gare di generosità”: queste azioni venivano riconosciute non solo a parole.
Quel che importava ai Romani era essere escluso dalla comunità: infatti la prigione era un luogo terrificante. Il rito di scarcerazione era molto importante perché era l’unica speranza per un cittadino.