La vita urbana e i risvolti negativi dello urbanesimo

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Descrizione

Nei paesi industriali la popolazione cittadina aumenta in forza dell\'immigrazione: l\'origine degli abitanti è molto eterogenea, soprattutto nei periodi di rapido accrescimento. La molteplicità delle funzioni conferisce una notevole varietà alla struttura professionale della popolazione. La vita urbana pone problemi di giorno in giorno più complessi. L\'alimentazione di una grande città deve disporre di vaste aree d\'approvvigionamento e quindi di rapidi mezzi di trasporto, di magazzini e mercati all\'ingrosso per coordinare gli arrivi e la distribuzione.

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Nei paesi industriali la popolazione cittadina aumenta in forza dell\'immigrazione: l\'origine degli abitanti è molto eterogenea, soprattutto nei periodi di rapido accrescimento. La molteplicità delle funzioni conferisce una notevole varietà alla struttura professionale della popolazione.
La vita urbana pone problemi di giorno in giorno più complessi. L\'alimentazione di una grande città deve disporre di vaste aree d\'approvvigionamento e quindi di rapidi mezzi di trasporto, di magazzini e mercati all\'ingrosso per coordinare gli arrivi e la distribuzione.
La vita della città è cadenzata sugli orari delle fabbriche e degli uffici: al mattino gli spostamenti dall\'abitazione al luogo di lavoro si sommano all\'afflusso dei "pendolari" che vengono da fuori; il fatto si ripete in senso contrario alla sera. Le insufficienze di viabilità e di parcheggio sono tra i più evidenti aspetti della congestione; ma più grave è l\'inquinamento delle acque correnti e delle falde idriche a causa degli spurghi urbani e industriali, e l\'inquina­mento atmosferico provocato dai gas di scarico delle automobili e dal fumo delle ciminiere.
Dal dopoguerra le città sono diventate la meta di milioni di famiglie, mentre le campagne rimangono abbandonate a un destino di decadenza. Questa dinamica degli anni Sessanta deriva dalla vastità delle migrazioni interne, che riempiono le aree urbane: ne consegue la dilatazione di sterminate periferie. Abitazioni sovraffollate, congestione, smog, traffico caotico, alienazione e disservizi sociali sono i risultati più evidenti dell’urbanizzazione.
I casamenti in cui vivono gli immigrati mortificano ad un tempo il concetto di personalità e di comunità. Quello che era sempre stato il luogo degli incontri, degli scambi e delle relazioni umane, giunge a isolare l\'individuo.
Nella seconda metà degli anni Settanta si è delineato un profondo cambiamento di tendenze demografiche: la spinta all\'urbanizzazione, propria dell’età industriale, sembra esaurita, e del tutto nuove sono le basi dell\'ordinamento territoriale dello sviluppo. La caduta della mobilità interna è stata accompagnata da una redistribuzione che ha privilegiato i comuni di media dimensione, mentre quelli con oltre 100.000 abitanti hanno conosciuto situazioni di declino o di stagnazione a causa del processo di contro-urbanizzazione. Il calo demografico delle grandi città può corrispondere al processo di diffusione delle metropoli, e la crescita delle città medie potrebbe essere interpretata come una nuova articolazione dei sistemi urbani, retti da una logica irradiativa.
Si è delineata una riscoperta del centro storico come parte privilegiata. Le isole pedonali hanno messo in luce certi pregi trascurati, come la possibilità di muoversi senza l\'automobile, attirando la borghesia medio-alta. Il centro storico viene riscoperto come il luogo in cui è possibile riannodare un rapporto più stretto tra la città e i suoi abitanti, fruendo degli ambienti favorevoli alla vita associata e agli incontri comunitari e valorizzando edifici vetusti come sedi di servizi sociali. Gli interessi economici si intrecciano con quelli politici e culturali.