Le conquiste della plebe e il collegio dei decemviri

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Descrizione

Per ottenere una legislazione scritta e uno statuto che mettesse fine ai privilegi del solo patriziato i plebei iniziarono una lunga lotta. Secondo la tradizione, la plebe avrebbe organizzato una assemblea popolare, il concilium plebis, sulla base della divisione in tribù, che a quel tempo erano 4 urbane e 21 rustiche, convocata dai tribuni, e con la quale la plebe prendeva delle decisioni.

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Testo completo

Per ottenere una legislazione scritta e uno statuto che mettesse fine ai privilegi del solo patriziato i plebei iniziarono una lunga lotta.
Secondo la tradizione, la plebe avrebbe organizzato una assemblea popolare, il concilium plebis, sulla base della divisione in tribù, che a quel tempo erano 4 urbane e 21 rustiche, convocata dai tribuni, e con la quale la plebe prendeva delle decisioni.
Fu poi il tribuno Arsa, sempre secondo la tradizione, ad insistere per ottenere leggi scritte che fissassero l’imperium, cioè dei limiti per il potere consolare dei patrizi: il patriziato dovette cedere.
Nel 451 a.C. e poi nel 450 i Fasti Consulares si interrompono per segnalare l’avvento di un collegio di dieci magistrati straordinari con poteri consolari, incaricati di legiferare al fine di rendere a tutti uguale libertà.
Poiché in un solo anno non riuscirono a terminare il loro lavoro, che consisteva nel redigere una costituzione scritta e un codice di leggi, anche nel 450 fu eletto un nuovo collegio, stavolta con alcuni rappresentanti plebei.
Ma se il primo si era comportato in maniera integerrima, il secondo si approfittò della propria posizione per mantenere il potere.
La plebe fu allora costretta ad una nuova secessione, sull’Aventino, e cacciò i decemviri.
Alla fine dei due anni erano state redatte xii tavole (10 nel primo anno, 2 nel secondo) sulle quali, secondo Livio, si trovava «la fonte di tutto il diritto pubblico e privato».