Le guerre servili nel I secolo avanti Cristo

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Descrizione

L’importazione massiccia degli schiavi e le dure condizioni in cui essi lavoravano o venivano trattati, portarono a numerose guerre servili di relativa gravità: - nel Lazio: gli schiavi impegnati nell’allevamento si davano spesso al brigantaggio. Fu il primo intervento che i consoli dovettero mettere in atto per ristabilire la situazione; - in Sicilia: scoppiarono qui le rivolte più gravi, tra il 135 e il 132 a.C., sia per il numero degli insorti sia per la loro organizzazione.

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L’importazione massiccia degli schiavi e le dure condizioni in cui essi lavoravano o venivano trattati, portarono a numerose guerre servili di relativa gravità:
- nel Lazio: gli schiavi impegnati nell’allevamento si davano spesso al brigantaggio. Fu il primo intervento che i consoli dovettero mettere in atto per ristabilire la situazione;
- in Sicilia: scoppiarono qui le rivolte più gravi, tra il 135 e il 132 a.C., sia per il numero degli insorti sia per la loro organizzazione. Sotto la spinta di uno schiavo di origine siriana, che si spacciava per indovino, una prima rivolta si ebbe nel territorio limitrofo ad Enna dove egli si fece incoronare re con il nome di Antioco e vi stabilì la propria capitale. I rivoltosi, ai quali si unirono anche schiavi e plebei romani, si impadronirono in seguito di Taormina, Catania e Messina.
- in Campania, nel 103, scoppiò una nuova rivolta di schiavi nata inizialmente come capriccio di un cavaliere romano che si era innamorato di una schiava. I disordini raggiunsero anche la Sicilia, dove presero parte anche i Romani. Dopo una serie di sconfitte, nel 101 il console in carica riuscì ad avere la meglio.
- in Italia scoppia l’ultima e la più famosa rivolta di schiavi: siamo nel 73 a.C., e l’insurrezione è dominata dalla personalità di Spartaco, uno schiavo più greco che barbaro. La rivolta ebbe inizio con l’occupazione del cratere del Vesuvio e con una vittoria sul pretore incaricato di far sloggiare gli insorti. I rivoltosi costituirono due gruppi, uno dei quali era guidato dallo stesso Spartaco. Tutta l’Italia del sud fu saccheggiata, ma a differenza delle insurrezioni siciliane non si cercò di dar vita ad uno Stato servile, quanto invece di riportare gli schiavi nelle loro terre di origine.
Due consoli furono inviati contro gli insorti. Spartaco iniziò allora una marcia verso nord, forse per valicare le Alpi e ricondurre in patria gli schiavi della Gallia; sconfisse a Modena il governatore della Gallia Cisalpina e, mutata tattica, ritornò verso la Lucania, forse per prendere la via del mare. Roma, spaventata, diede a Licinio Crasso un comando straordinario e sei legioni. Fu poi con l’aiuto di Pompeo che Crasso poté farcela a sopraffare i rivoltosi. Spartaco fu ucciso, e 6000 schiavi crocifissi lungo la Via Appia, tra Capua e Roma.