Le leggi Valeriae-Horatiae

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Descrizione

Nel 449 divennero consoli L. Valerio e M. Orazio che, secondo la tradizione, fecero votare tre leggi con le quali la costituzione romana divenne patrizio-plebea, poiché tali leggi ufficializzano le conquiste della plebe: 1) si riconosce l’inviolabilità dei tribuni della plebe; 2) i plebisciti (le decisioni dei concilia plebis) hanno ora autorità ufficiale; 3) i patrizi devono rinunciare all’imperium consolare, e sarà da ora impossibile creare magistrature senza fare prima appello al popolo.

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Testo completo

Nel 449 divennero consoli L. Valerio e M. Orazio che, secondo la tradizione, fecero votare tre leggi con le quali la costituzione romana divenne patrizio-plebea, poiché tali leggi ufficializzano le conquiste della plebe:
1) si riconosce l’inviolabilità dei tribuni della plebe;
2) i plebisciti (le decisioni dei concilia plebis) hanno ora autorità ufficiale;
3) i patrizi devono rinunciare all’imperium consolare, e sarà da ora impossibile creare magistrature senza fare prima appello al popolo.
Quello che ancora non venne regolato era l’accesso della plebe al consolato: nulla lo impedisce e nulla lo autorizza.
Se da una parte il patriziato, fondandosi sulle tradizioni del mos maiorum («diritto atavico», cioè degli antenati), vuole mantenere il suo monopolio, dall’altra la plebe si mobilita sempre più per spezzare tale monopolio.
Intanto i patrizi tentano un espediente: alle rivendicazioni della plebe che voleva rivestire il consolato rispondono con l’istituzione dei tribuni militari, dotati di imperium consolare ma che alla fine del loro mandato non ricevevano gli stessi privilegi del console, che aveva diritto al titolo consolare, ad un posto d’onore in Senato, alla toga bordata di porpora e al diritto di esporre le immagini dei propri antenati.
Secondo alcuni storici l’istituzione del tribunato militare è dovuta soprattutto ad esigenze militari, in quanto Roma doveva ormai condurre troppe guerre e su molti fronti.